31 gennaio 2016 – Il derby di Sinisa Mihajlovic

Emanuele Frigerio
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Sinisa Mihajlovic scherza con Niang in Milan-Inter 3-0 - Foto IPA

Dieci anni fa, oggi, il Milan piegava i nerazzurri con una vittoria rimasta nella storia della banter era per cornice, coreografia e match. Riviviamola.

Il passato del Milan è un passato fatto di leggenda, vittorie epiche, sconfitte roboanti, grande calcio e momenti emozionanti. I rossoneri hanno avuto un momento “buio” tra il 2014 e il 2020, un periodo di tempo che è passato alla storia col nome di “banter era”. Dall’esonero di Allegri al susseguirsi dei vari Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella, Gattuso e Giampaolo in panchina, il Diavolo non ha più trovato con continuità quel fuoco che lo ha sempre contraddistinto, barcamenandosi tra deludenti risultati in ere diverse della storia milanista.

Eppure, tra tutti questi nomi, ce n’è uno che ha lasciato un segno indelebile, pur senza essere uno degli eroi di campo che hanno guidato i grandi successi del Milan negli anni 2000: questa figura è quella di Sinisa Mihajlovic, autore di una cavalcata tanto breve quanto apprezzata dal tifo rossonero, per far tornare i rossoneri nell’Europa calcistica dopo un periodo di batoste e sgomento.

L’avvio di stagione

Partito dai preliminari di Coppa Italia ad agosto, il tecnico serbo era riuscito a donare pian piano una quadra ad una squadra costruita con volontà ma senza una logica chiara da Galliani, che aveva acquistato Bacca, Luiz Adriano, Romagnoli e Bertolacci su tutti in una campagna acquisti estiva che prometteva benissimo ma che faticava a portare riscontri tranne per il numero 70 colombiana e quello che sarebbe divenuto il capitano del team. Dopo la batosta contro la Fiorentina alla prima giornata, Sinisa inizia a lavorare sull’amalgama della squadra, comprendendo di dover dare un segnale forte dopo la dura sconfitta rimediata in casa dal Napoli, vittorioso per 0-4 a San Siro a inizio ottobre.

La scelta fu fortissima e gli costò la prima crepa col presidente Berlusconi: “Io faccio giocare Donnarumma, non mi interessa l’età. Mi esoneri pure”. Gigio esordisce il 25 ottobre contro il Sassuolo, commette una piccola incertezza sulla rete neroverde ma contribuisce all’entusiasmo del pubblico, che spinge la squadra verso un’importantissimo successo. Inizia così un trend positivo per i rossoneri, che perderanno da quel momento solamente due partite (contro Juventus e Bologna) prima del derby del 31 gennaio, cerchiato in rosso dai tifosi.

Il derby

La lotta per un posto in Europa passa necessariamente dallo scontro tra le due milanesi, che arrivano alla partita con grande voglia di dominare nuovamente la città. Il Milan, padrone di casa, presenta la coreografia iconica con il colpo di testa di Mark Hateley a troneggiare sulla Scala del Calcio. Mihajlovic sceglie in consueto 4-4-2 con Bacca-Niang in avanti, Honda e Bonaventura sugli esterni e la mediana composta da Kucka e Montolivo. Dietro una linea a quattro composta da Abate, Alex, Romagnoli e Luca Antonelli, mentre in porta c’era proprio Gianluigi Donnarumma. Stesso schieramento per Roberto Mancini, che di difende con Santon-Miranda-Murillo e Juan Jesus, Perisic e Ljajic sugli esterni e la parte centrale del campo presidiata da Medel e Brozovic. Eder e Jovetic in attacco, con Mauro Icardi a sorpresa in panchina.

I gol

La partita si sblocca al 35′ con una scena da film: il cross di Honda arriva in area ad Alex, che stacca esattamente come illustrato nella coreografia del gol di Hateley, battendo Handanovic. Nel secondo tempo inizia sui fili dell’equilibrio finché Mancini non sceglie dalla panchina Mauro Icardi, che sfiora la rete e poi si presenta dal dischetto al minuto 70 per pareggiare il match. Conclusione troppo angolata e palo colpito dal numero nove argentino, con conseguente e sfrenata esultanza di un emozionato Gigio. Passano pochissimi secondi e la legge del gol colpisce: la transizione rossonera porta palla sulla destra a Mbaye Niang, che pesca l’attaccante colombiano con un cross perfetto ed è 2-0. Tripudio dei padroni di casa. Nemmeno il tempo di gioire e arriva il 3-0 definitivo proprio con l’esterno franco-senegalese, che riceve in contropiede da Bonaventura, calcia sul portiere e poi ribatte in rete.

Sinisa

Quell’esultanza ai gol del Milan è rimasta impressa negli occhi e nel cuore dei tifosi: proprio lui, che aveva incarnato così profondamente l’interismo, era riuscito a calarsi in maniera viscerale nella mentalità rossonera. Pochi giorni prima c’era stata la semifinale di andata di Coppa Italia, con il rigore di Mario Balotelli a piegare la favola Alessandria. Il tecnico conduce la squadra ad un ciclo di 12 risultati utili consecutivi, tra cui il perentorio 5-0 che rimanda in finale del trofeo nazionale i meneghini dopo 12 anni di astinenza, ma la serie negativa tra marzo ed inizio aprile gli costerà (nonostante la posizione in classifica) la panchina dopo una buona partita giocata contro la Juventus a San Siro. Il resto della stagione, tra Brocchi e un calcio orripilante, è un capitolo che preferiamo non rivedere mai più, ma quello che vogliamo sottolineare resta l’apporto di Mihajlovic a questi colori.

Sono passati dieci anni, Sinisa non c’è più, ma questo ricordo lo tiene indelebile nei cuori dei tifosi.

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