Adailton sicuro: “Il Milan ha talento ma se il Bologna alza il ritmo..”

Niccolò Enrile
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Adailton esulta con la maglia del Bologna

Alla vigilia di Milan–Bologna una chiacchierata con Adailton, ex attaccante rossoblù: i ricordi a Verona e Bologna, l’amicizia con Italiano, le sensazioni sulla sfida di San Siro e uno sguardo sul calcio di ieri e di oggi.

Ci sono giocatori che restano legati a una maglia per sempre, ben oltre i gol segnati o le stagioni vissute. Adailton Martins Bolzan, per i tifosi semplicemente Adailton, è uno di loro. Arrivato in Italia giovanissimo, ha conosciuto subito i grandi campioni della Serie A – da Buffon a Cannavaro, da Crespo a Ronaldo – in un’epoca in cui il nostro campionato era il più competitivo al mondo. Dopo Verona e Genoa, il Brasile l’ha portato a Bologna, dov’è rimasto tre stagioni lasciando ricordi indelebili: la promozione in Serie A, l’abbraccio della curva, e una terza annata da protagonista con 11 gol in campionato.

Oggi vive in Brasile, ma il legame con Bologna e con l’Italia è ancora fortissimo. E alla vigilia di Milan–Bologna, Adailton ci racconta i suoi ricordi e le sue sensazioni su una sfida che lo emoziona ancora.

Adailton, partiamo dal motivo per cui siamo qui. Domenica c’è Milan-Bologna. La guarderai?
«Sì, ne avrò la possibilità. La partita sarà in diretta anche in Brasile e noi non giocheremo in quell’orario, sicuramente mi metterò davanti alla TV. Ho ancora tanti amici a Bologna: da Marco Di Vaio a Vincenzo Italiano, che è un mio carissimo amico con cui ho condiviso anni indimenticabili a Verona. Sarà emozionante rivedere il Bologna affrontare il Milan, sperando che possa ripetere la prestazione della finale di Coppa Italia».

Hai giocato tre stagioni a Bologna. Qual è il ricordo più bello che ti porti dietro?
«Tutti gli anni sono stati positivi, ma soprattutto il primo e il terzo. Nel primo anno abbiamo conquistato la promozione in Serie A, un traguardo che la città aspettava da tempo. Nell’ultima stagione invece ho vissuto un’annata splendida a livello personale, con 11 gol in campionato. Bologna è una città speciale, con una tifoseria e una società spettacolari. Sarò sempre legato a quei ricordi».

Che tipo di partita ti aspetti domenica?
«Il Bologna ha un sistema di gioco consolidato e una grande forza sugli esterni. Italiano lavora molto sugli spazi da sfruttare e alzerà il pressing per mettere in difficoltà il centrocampo del Milan. I rossoblù hanno giocatori capaci di vincere i duelli individuali e di colpire anche da fuori area. Il Milan invece ha qualità ed esperienza a centrocampo e cercherà di controllare il gioco con il possesso palla. Credo che molto dipenderà dal ritmo: se si giocherà a bassa intensità il Milan sarà avvantaggiato, ma se il Bologna riuscirà ad alzare i giri, potrà creare problemi».

Quest’estate il Milan ha cambiato molto: che giudizio dai al loro mercato?
«È stato un mercato importante, che ha un po’ modificato l’idea di gioco. Ora il Milan cerca maggior controllo tecnico a centrocampo, ma la squadra è ancora in costruzione. A livello europeo manca ancora qualcosa per competere con i top club. Però davanti ha tanta fantasia e qualità: se riescono a far giocare i loro uomini negli ultimi 30 metri, possono diventare davvero molto forti».

Tra i giocatori offensivi del Milan c’è qualcuno che ricorda un po’ te?
«Credo sia difficile fare paragoni. Sono profili diversi, ma sicuramente ci sono tanti giocatori con qualità tecniche importanti. Il Milan può sfruttare molto questa caratteristica, soprattutto se riuscirà a controllare il ritmo della partita. Dove invece rischia di andare in difficoltà è contro avversari che puntano molto sul ritmo e sull’intensità fisica».

Tu sei arrivato in Italia in un’epoca straordinaria per il nostro calcio. Che differenze vedi tra ieri e oggi?
«Era un altro periodo. La Serie A era il campionato più forte al mondo: c’erano Buffon, Cannavaro, Crespo, e Ronaldo all’Inter. Ogni domenica era una sfida contro campioni incredibili. Oggi è quasi impossibile tornare a quei livelli, perché l’Italia non riesce più a competere economicamente con Premier League o con i giganti spagnoli. I migliori vanno altrove, spesso per questioni economiche. Napoli ha mostrato un grande gioco di squadra, ma la qualità tecnica che c’era in passato era diversa. Tecnicamente l’Italia è ancora un po’ indietro rispetto ai top club europei. Ma certe emozioni, come quelle che ho vissuto io a Bologna, restano uniche e inimitabili».

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