Il classe 2005 si candida per una maglia dal 1’, forte di una crescita costante, numeri convincenti e la fiducia di Allegri. “Sarebbe un sogno”.
Il giovane che ha cambiato le gerarchie
Davide Bartesaghi sta vivendo il momento più importante della sua ancora giovanissima carriera. L’inizio di stagione con il Milan lo ha visto trasformarsi da semplice alternativa a Estupiñan a candidato serio per una maglia da titolare nel derby di domenica. Allegri lo ha lanciato con cautela, lo ha osservato crescere partita dopo partita, e ribadendo sin da inizio ritiro di voler contare sul giovane rossonero, fino a ritrovarsi davanti un laterale concreto, pulito nelle scelte e sorprendentemente maturo nell’interpretazione del ruolo. Il classe 2005 ha già collezionato minuti importanti: oltre 450 in campionato con una media superiore all’85% di precisione nei passaggi e circa 11 palloni recuperati in situazioni di 1 contro 1, numeri che raccontano un ragazzo ordinato ma allo stesso tempo reattivo nello sfidare esterni d’attacco che fanno della rapidità la propria arma principale e disciplinato nelle posizioni.
Il derby potrebbe diventare il primo vero spartiacque della sua crescita. E Bartesaghi non lo nasconde, intervenuto ai microfoni della Gazzetta ha rivelato quello che per lui sarebbe un desiderio: giocarlo da titolare sarebbe “un sogno”, parole che non mascherano l’emozione ma neanche la consapevolezza di aver fatto abbastanza per meritarsi questa chance. Dall’altra parte c’è Pervis, apparso poco brillante nell’ultima gara contro il Parma. La sfida interna è aperta, ma ad oggi il favorito sembrerebbe proprio essere il milanista cresciuto nel vivaio.
Un derby che profuma di casa
Per Bartesaghi la partita contro l’Inter non sarebbe un semplice appuntamento di percorso, ma un momento che affonda le radici nel suo passato e nella sua famiglia. Terzino milanista da sempre, cresciuto osservando San Siro prima come tifoso e poi come promessa del settore giovanile, ha raccontato alla Gazzetta quanto questo appuntamento sia speciale: “È sempre un piacere, anzi direi un sogno fin da quando ero piccolo. Sono milanista da quando ero bambino e anche mio papà Daniele lo è”. Dichiarazioni che spiegano perché la prospettiva di partire dal primo minuto abbia un peso emotivo diverso rispetto a qualsiasi altra partita.
Le esperienze nei derby non gli mancano del tutto: ne ha giocati molti nelle giovanili e l’anno scorso è anche entrato nel finale della semifinale di Coppa Italia vinta dal Milan. Piccoli indizi, ma importanti, che testimoniano come la tensione di certe notti l’abbia già respirata.
L’esempio Modric e il modello Theo
Una delle forze dell’azzurrino è la capacità di osservare, assimilare e imparare ogni giorno dai compagni più esperti. Nel suo racconto emerge spesso il nome di Luka Modric, Pallone d’Oro e leader tecnico del nuovo Milan. Il giovane terzino ha spiegato quanto sia prezioso avere uno come lui in spogliatoio: “È un grande campione, bisogna sempre prendere esempio da lui, sia per la mentalità sia per il carattere che mette in ogni partita”. La sua presenza è per lo spogliatoio e per i più giovani un riferimento quotidiano, un modello comportamentale che va oltre la tecnica.
Ma il vero idolo di sempre resta Theo Hernández, protagonista degli ultimi anni rossoneri prima del suo passaggio all’Al Hilal che lo ha visto alternarsi proprio con il francese, essendo stato in questi anni il vero primo sostituto dell’ex 19 rossonero, ma senza trovare molti spazi fino all’addio avvenuto quest’estate. Bartesaghi continua a seguirlo, studiarne i movimenti, i gol, gli highlights. Nonostante ciò, inizia a sentire di poter costruire un’identità tutta sua: “Sto cominciando a pensare di avere uno status solo mio. Sto lavorando per questo. Per essere me stesso”. È la frase che meglio riassume la sua mentalità: rispetto per chi lo ha ispirato, ma determinazione nel voler diventare qualcosa di più.
La parentesi Nazionale e la crescita tattica
Il terzino è reduce anche dai due impegni con l’Italia Under 21, dove Silvio Baldini gli ha dato fiducia in entrambe le gare. Bartesaghi ha mostrato una doppia anima da terzino moderno, abile sia nella fase difensiva sia negli inserimenti quando la mezzala gli garantisce copertura, ed in ottica Milan, con il rientro di Rabiot, aspetto tattico che sarà sicuramento interessante proprio in vista del derby. Le sue parole rivelano una buona lettura tattica: “Cerco sempre di capire quando posso andare: se vedo la mezzala che mi copre, posso spingere di più”. Contro Polonia e Montenegro poi, qualche scivolata di troppo gli sono costate due ammonizioni, ma il campo pesante e i tacchetti nuovi spiegano l’episodio. L’importante è stata la reazione, immediata e matura, che conferma la sua capacità di mantenere lucidità anche dopo un errore.
Il suo rendimento con l’Under 21 lo certifica anche nei numeri: circa 7 contrasti vinti nelle due gare e quasi 1 occasione creata per match, segno che la sua spinta offensiva è sempre più consapevole e calibrata che lo lanciano al ritorno a Milanello con ottime chance di vivere per la prima volta dal primo minuto il suo sogno e quello di suo padre, milanisti da sempre, il sogno di giocare quella che per chi tifa questa squadra fin da bambino è molto di più che una semplice partita, il derby di Milano.
