L’analisi della partita disputata dai rossoneri a Bologna attraverso alcune riflessioni.
Eccoci qui, nella notte successiva alla vittoria del Milan a Bologna, a parlare di una vittoria dei rossoneri per tre reti a zero sul campo della squadra che, a detta di molti, avrebbe regolato per l’ennesima volta di questo biennio la “mediocre” formazione di Massimiliano Allegri. Vi anticipo alcuni dei temi che verranno toccati nelle prossime ore dai “grandi intenditori” di calcio, dagli opinionisti del calcio estremista: “il Bologna è stato poca cosa”, “si son fatti gol da soli”, “la partita non significa nulla, dalla prossima tornano a fare schifo”, eccetera eccetera.
“Il calcio è bello perché ne parlan tutti”, dice sempre un mio caro amico. Però, tante volte, bisognerebbe imparare ad analizzarlo nella sua oggettività e complessità. Massimiliano Allegri, con o senza la prestazione insufficiente del Bologna, ha dato un importante segnale a diverse categorie di “utenti” di questo mondo. Ora vi spiego come.
L’importanza del gruppo
Nessuno viene lasciato indietro nel Milan. Nkunku ha faticato tremendamente per mesi, ma il tecnico ed il suo staff hanno continuato a coccolarlo, spronarlo, cercare di valorizzarlo. Maignan e Rabiot, leader assoluti, gli sono “stati dietro” con chiacchierate, call notturne e stimoli continui. Quando ho chiesto nella conferenza stampa della vigilia al mister in cosa potesse migliorare il calciatore, lui mi ha risposto, in un passaggio, come tutti dovessero dare di più, lui compreso.
Parte proprio da questo la mia analisi, la mia provocazione. Ci sono allenatori, in Serie A, che hanno trattato ragazzi pagati 35 milioni di euro come burattini, gettandoli dopo nemmeno sei mesi senza nemmeno insistere per farli inserire nel contesto di campo e di squadra nel modo a loro più congeniale. C’è Allegri, dalla parte opposta, che si adopera per far sentire tutti importanti ed adottare uno strumento incredibilmente, ossia l’intelligenza emotiva, per occuparsi di loro e portarli da “bidoni” potenziali a titolari dell’Ac Milan.
Koni De Winter è una fotografia limpida, ma non lo è soltanto lui. Il belga, dopo la disastrosa partita contro il Napoli in Arabia, era bollato da tutti come un flop, un rimpiazzo poco affidabile. Da quel momento le ha giocate tutte dal primo minuto tranne una, con il Genoa, e si è preso incontrovertibilmente la titolarità in difesa con prestazioni dominanti e attente. A Bologna abbiamo però visto in campo dalla sua parte anche Athekame e Fofana, autori di partite molto interessanti. Il francese, dopo 180′ in panchina, ha sfoderato una delle sue miglior prestazioni in maglia rossonera, mente il giovane svizzero, alla seconda da titolare in Serie A, è apparso un calciatore completamente trasformato rispetto a qualche giornata da, mostrando talento, gamba, piede sui cross e tanta voglia di avere attenzione in tutte le fasi del gioco.
Un allenatore qualsiasi avrebbe lasciato questi ragazzi a prendere la polvere in panchina, li avrebbe fatti cedere a tutti i costi. Max no, Max si fida dei propri ragazzi e della capacità sua e del suo staff di valorizzarli, tirando fuori il meglio da ognuno di loro.
Il gioco e le idee
La vittoria di Bologna è anche figlia di idee chiare che si sono viste in campo, dove Allegri e il suo staff hanno preparato correttamente l’incontro e gli interpreti lo hanno compreso a pieno, mettendo in campo quanto testato in allenamento. Il Milan di oggi, a prescindere dai tre gol, è un Milan godibile, talvolta troppo poco concreto e volto a specchiarsi nel risultato, ma è pur sempre una squadra in crescita che sta cercando di proporre situazioni nuove, ma non sempre ci riesce.
La proposta c’è, talvolta poi il piano gara cambia e l’abilità di cambiare diventa fondamentale. Questo è uno sport tattico, fisico, ma anche incredibilmente mentale, ed è la testa a fare la differenza. Dare ai propri calciatori i mezzi e le risorse per imparare a sviluppare la sensibilità dei momenti all’interno della partita, è un qualcosa di cui Guardiola parla spesso. “Io devo insegnare ai miei calciatori a prendere le scelte in partita, devo allenarli a quello” dice Pep, e Max lo fa da anni, anche se con concetti di base diversi.
La percezione del pericolo, il gusto di difendere e il peso del pallone non sono solo titoli da conferenza, ma concetti che sta inculcando nella sua squadra, pur sottolineando con frequenza disarmante come sia fondamentale migliorare nella gestione del pallone e del gioco, anzi sia prioritario.
Caratteristiche
Rabiot, intervistato a fine partita, ha detto: “Questa squadra non è la più forte, ma ha altre qualità”. Dichiarazione che fa il pari con quella in conferenza del tecnico toscano, che ha ribadito come questa squadra vinca molte volte di “corto muso”, soffrendo spesso in difesa, anche per una questione di caratteristiche dei calciatori a disposizione.
In sostanza, non puoi fare la frittata usando i limoni e non puoi fare la limonata usando le uova. Tra calciatori a mezzo servizio, una rosa con caratteristiche eterogenee e una fiducia ai minimi storici ad inizio stagione, la priorità di Allegri è stata fin da subito quella di ricostruire il Milan col materiale a disposizione.
Quale lezione o segnale avrebbe dato quindi, direte? Il segnale, e anche forte, è che possiamo restare qui ore a parlare dell’aspetto estetico del calcio, ma quello che si dimentica spesso è che questo sia uno sport di squadra e soprattutto un gioco. Rendere felici i ragazzi, l’ambiente, l’aria intorno a Milanello, è impresa per pochissimi. Far sentire tutti importanti e raccoglierne i frutti durante la stagione, in momenti di emergenza come quello di Bologna-Milan, è una cosa che si lascia ad alcuni eletti.
Non si diventa vincenti solo per l’idea di calcio. Si diventa vincenti per tantissime cose. Allegri, indipendentemente dal risultato finale del campionato, ha dato una lezione a tutti i suoi detrattori. Costruire è più importante che dipingere.
Giorno dopo giorno, tra le mura del campo sportivo sito in Carnago, si plasmano certezze, idee, si lavora con i calciatori per il presente ed il futuro, ricostruendo sopra le macerie di un fallimento sportivo e mezzo. Coltivare il talento, le persone, il gruppo, ti serve per presentarti senza attaccanti in Emilia e raccogliere 3 gol, 3 punti e tanti applausi. Serve a guardare Fofana, Athekame, De Winter, Nkunku e Loftus-Cheek e sorridergli perché sono stati decisivi.
Il calcio è una scienza inesatta, ma che premia chi regala emozioni. E questi ragazzi, grazie a questo staff e questo allenatore, ne regalano eccome.
