Christian Pulisic – Il centro di gravità

Marco Zullo
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Modric e Pulisic dopo la rete contro il Torino- Foto IPA

Può un giocatore condizionare un intero sistema di gioco?  Vincere le partite da solo come un vero game changer? Sì ed averlo in rosa è un lusso per pochi.

Schivo, semplice, efficiente e diretto. Il prototipo dell’antieroe ma con il mantello da Capitan America. Eppure non sempre è stato amato, compreso, protetto e valorizzato, le critiche non sono mancate, qualche haters nemmeno. L’estate del 2023 uno spartiacque nella sua carriera, una Milano pronto ad accoglierlo ma tiepida nella stagione più torrida, una tifoseria dubbiosa ed instabile nei giudizi, la fragilità storica del calciatore come seme della pianta tossica dell’incertezza. I quesiti tattici e l’arrivo nella stessa finestra di Samu Chukwueze gli altri elementi che avevano reso il sua arrivo arido di aspettative, per molti, tanti, solo una scommessa intrigante.

BVB, Chelsea, le notti di Champions, uno status accarezzato ma mai mantenuto, una porta socchiusa, un potenziale elevato che è sempre stato lì sotto gli occhi di tutti ma che necessitava del giusto ambiente per fiorire, quella sensazione di sentirsi finalmente amato ed importante.

Ma cosa è un campione? Ci ritorneremo più avanti.

Se fosse NBA si parlerebbe di primo violino, il giocatore in rosa che ti trascina, caldo nei momenti decisivi, sempre puntuale quando serve, un leader tecnico che non ha bisogno di apparire, semplicemente lucido. Ma questo è calcio, Serie A, nulla cambia, l’impatto è il medesimo, il paragone calzante.

Underrated

Perché siamo abituati a ricercare qualcosa che sia fumo e non sostanza. Allegri, alla vigilia di Milan-Sassuolo, in conferenza riassume: “Pulisic è un ragazzo schivo, però in campo si trasforma. E’ diabolico davanti alla porta”.

Un carattere particolare, introverso e silenzioso fuori e dentro il campo, abbaglia nel rettangolo verde ma con una luce differente, illumina in maniera lineare, ci vuole un occhio attento ed allenato per seguire la sua semplicità, la somma delle piccole cose costruiscono la sua ricchezza. Concretezza, quello che serve per vincere, giocate intelligenti preferite ad inutili tocchi fini a sé stesso. Una base tecnica di altissimo livello è tutto quello che gli serve per esprimersi, gesti puliti, ed un primo controllo impeccabile. Non è un cervello creativo, la fantasia non c’è ma trova spazio una profonda conoscenza del gioco. L’atletismo non è travolgente, il dribbling è costruito con il lavoro.

Saranno questi i motivi che portano a sottovalutarlo spesso?

Ma la semplicità è la cosa più difficile, il grande giocatore rispetta i tempi e vede gli spazi, condivide il pallone e arricchisce i compagni. Questo è saper giocare a calcio!

Dal sistema “Pioliano” ad Allegri

Ala destra in un 433 con Rafa Leao sul versante opposto a fare da prima opzione offensiva, questa la prima vita di Pulisic in rossonero con alla guida Pioli. Lui da destrorso confinato in una porzione di campo sulla carta meno favorevole, a fissare spesso l’ampiezza in una fascia in cui Calabria non forniva spinta e la mezzala della catena occupava gli spazi intermedi. Sulla carta limitato e con meno armi da estrarre dal suo arsenale, eppure il rendimento non ha mai deluso, anzi, a dimostrazione del suo grande talento offensivo. Un giocatore da doppia doppia, gol più assist.

Il regno Fonseca, breve, con un ruolo ibrido tra le due fasi, a sperimentarsi  da mezzala destra in possesso.

La nuova versione, questa attuale, regala sensazioni però totalmente differenti. Adesso è lui al centro del sistema, la stella che comanda.

Pulisic è un giocatore pensante, un talento cognitivo, con un QI differente. Versatile e capace di adattarsi a vari ruoli e sistemi, ma Allegri ha captato la sua vera natura da mezzapunta, merce ormai rara. Libertà e centro del campo affidati al suo genio con sfumature di zona sinistra , lì dove il suo istinto da play ed il suo killer instinct da finalizzatore possono convivere. Non va disciplinato, non va istruito, ha una comprensione del gioco superiore, interpreta leggendo in anticipo le varie situazioni ma lavorando per la squadra, dunque non anarchico. Il calciatore che lega il gioco spostandosi, movimenti che collegano e muovono il pallone con più fluidità nell’ultimo terzo di campo, li dove si conclude l’azione. Stare negli spazi, con confidenza e testa alta, frutto di un eccellente orientamento spazio-tempo. Christian come appoggio o sostegno ci sarà sempre a fornire soluzioni, un facilitatore.

I numeri sono impattanti, pur essendo solo la superfice dell’iceberg.  Dimostrano sicuramente il cinismo sottoporta, una conversione tiro/gol del 50% in stagione. Con il Milan 41 reti in 112 presenza. Negli ultimi anni nessuno in Serie A per somma di gol ed assist.

Ed allora cosa è un campione?

Quello appena descritto: sono cambiati gli allenatori, sistemi e compiti ma mai il risultato finale. Si è adattato senza far rumore, lasciando parlare i fatti. Trascinando il gruppo. Il Campione è sempre stato li, davanti a noi, dovevamo solo realizzarlo. Pulisic è entrato nel prime, va solo ammirato.

 

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