Dopo un avvio complicato, l’attaccante di proprietà del Milan sta trovando continuità e fiducia: il prestito può diventare definitivo.
Lorenzo Colombo sta vivendo una stagione che, più che nei numeri complessivi, va letta nel suo sviluppo. L’attaccante di proprietà del Milan, in prestito al Genoa con obbligo di riscatto in caso di salvezza, ha attraversato mesi iniziali complessi, fatti di difficoltà realizzative e di un contesto tecnico poco favorevole. Ma da alcune settimane qualcosa è cambiato, e i segnali sono finalmente concreti.
Con 20 presenze complessive, 3 gol e 3 assist, Colombo ha iniziato a incidere davvero, segnando reti pesanti come quelle contro Pisa e Fiorentina e offrendo prestazioni sempre più partecipi. L’impatto non è stato solo statistico: il suo contributo si è fatto sentire anche nell’atteggiamento, nel lavoro spalle alla porta e nel rapporto con l’ambiente, che oggi lo percepisce come un riferimento offensivo più credibile rispetto a inizio stagione.
Non è un caso che il cambio di passo sia arrivato dopo l’avvicendamento in panchina. Con l’uscita di scena di Vieira e l’arrivo di Daniele De Rossi, il Genoa ha modificato il modo di occupare il campo e di servire la punta centrale. Colombo ne ha beneficiato: meno isolamento, più palloni giocabili, maggiore fiducia. I gol, che sembravano un miraggio, hanno iniziato ad arrivare.
Guardando ai dati di Serie A (Sofascore), il quadro è interessante. Colombo ha collezionato 18 presenze, di cui 12 da titolare, con 983 minuti complessivi e una media di 55 minuti a partita. I 3 gol vanno letti insieme a un xG di 4.52, che racconta di una produzione offensiva superiore a quanto finalizzato: un dato che suggerisce margine di crescita più che inefficienza strutturale. Le 7 grandi occasioni mancate pesano, ma sono anche il segnale di un attaccante che le occasioni riesce a crearle.
Il volume offensivo è da punta di sistema: 1.4 tiri a partita, 0.6 nello specchio, con una frequenza realizzativa di un gol ogni 328 minuti. Tutte le reti sono arrivate col sinistro, a conferma di una caratteristica tecnica precisa, mentre manca ancora il contributo di testa, nonostante un fisico che potrebbe permettergli di incidere di più nel gioco aereo.
Sul piano della partecipazione, Colombo resta un attaccante essenziale più che raffinato. I 23 tocchi medi, i passaggi riusciti al 67% e i pochi passaggi chiave (0.3) raccontano di un giocatore che lavora per la squadra ma non è un rifinitore. Anche nell’uno contro uno (30% di dribbling riusciti) e nei duelli (percentuali sotto il 40%) c’è ancora strada da fare, soprattutto per reggere meglio l’impatto fisico della Serie A. Le 8.9 palle perse a partita confermano un profilo che vive di scontri, protezione palla e giocate difficili.
In Coppa Italia, però, emerge un Colombo leggermente diverso: 2 presenze da titolare, 1 assist, più coinvolgimento nella manovra, 3 passaggi chiave a gara e una presenza più attiva negli ultimi trenta metri. Un segnale di come, in contesti meno bloccati, riesca a esprimere meglio le sue qualità associative.
Il percorso recente va inserito anche in una traiettoria più ampia. Prima del Genoa, Colombo veniva da una stagione all’Empoli chiusa con 43 presenze e 7 gol, ma culminata con la retrocessione, e da un’esperienza al Monza nel 2023 con 25 presenze e 4 reti. Passaggi utili, ma mai realmente risolutivi. Oggi, a 22 anni, è probabilmente nel momento più delicato: quello in cui deve dimostrare di poter essere più di una soluzione temporanea.
Se il Genoa dovesse centrare la salvezza, l’obbligo di riscatto trasformerebbe questo prestito in una scelta definitiva. E, guardando l’evoluzione recente, non sarebbe una forzatura. Colombo non è ancora un attaccante dominante, ma sta diventando affidabile, e per un club come il Genoa questo può fare la differenza. Per il Milan, intanto, resta la conferma di un percorso di crescita lento ma reale, fatto di passaggi intermedi, errori e maturazione.
La stagione è ancora lunga, ma una cosa è chiara: Lorenzo Colombo ha smesso di essere un’idea e sta provando a diventare una certezza. Il campo, ora, gli sta finalmente dando qualche risposta. E giovedì c’è un Milan-Genoa dal sapore diverso…
