A-VAR-IA: Comuzzo-Pavlovic era rigore? Ecco la spiegazione

redazione
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Pulisic a colloquio con l'arbitro durante Milan Genoa - Foto Mattia Martegani

Di episodi arbitrali si discute tanto, ogni domenica ci sono casi e casi, ore di liti sui regolamenti, sull’interpretazione, sulla discrezionalità e sul Var. Ormai abbiamo imparato una serie di terminologie di far impallidire chiunque, dall’OFR (On-field Review) al DOGSO e via dicendo.

Oggi abbiamo voluto provare ad approfondire due temi che – seppur possano sembrare banali – tra una chiacchiera e l’altra con amici e colleghi non hanno trovato una risposta: perché quando un giocatore arriva in ritardo e colpisce col piede l’avversario commette infrazione e invece non è lo stesso quando la stessa dinamica avviene con un colpo di testa? E soprattutto, quali margini interpretativi definiscono il cosiddetto “Step on Foot”?

Per farlo, abbiamo chiamato in causa arbitri e figure autorevoli in tema di regolamento, in modo da offrire una prospettiva più competente e imparziale possibile. Partiamo dal primo caso, nella fattispecie quello di Pavlovic a Firenze, costatogli poi nove punti di sutura alla testa.

Quando viene effettuato il cross, sia Pavlovic che Comuzzo staccano per colpire di testa, ma il serbo arriva per primo sul pallone, mentre il difensore viola impatta sulla testa del milanista. Perché non viene ritenuto un contatto falloso? Quello che ci è stato spiegato è che, trattandosi di un pallone in aria, nessuno dei due giocatori se ne può definire in possesso; di conseguenza, entrambi cercano il pallone in condizioni paritarie, quando la sfera non è in possesso di nessuno: il contatto testa contro testo viene ritenuto accidentale, normale scontro di gioco. La regola 12 richiede un’azione punibile “in modo negligente/imprudente/eccessivo”. Diverso sarebbe il caso con palla a terra: chi arriva per primo a impattarlo, ha sempre ragione.

Passiamo al pluricitato “Step on Foot”, la parola che ormai più risuona nella casa degli italiani nella miriade di episodi che, nonostante il VAR sia stato introdotto per limitare il margine di polemica, fanno discutere per giorni interi. A seguito del rigore assegnato all’Inter nella partita contro il Napoli per il fallo di Rrahmani su Mkhitaryan, tanti tifosi milanisti hanno notato la somiglianza col contatto non fischiato tra Füllkrug e Ostigard in Milan Genoa.

Il contatto tra Fullkrug e Ostigard durante Milan-Genoa
Il contatto tra Fullkrug e Ostigard durante Milan-Genoa
Il fallo di Rrahmani su Mkhitaryan
Il fallo di Rrahmani su Mkhitaryan

La premessa che ci viene fatta dalle autorità interpellate è la seguente: gli episodi non sono mai identici, ma al limite simili. In entrambi i casi c’è un pestone ai danni del giocatore in possesso del pallone: chiaro segno di “Step on Foot”. La differenza, però, è in una sfumatura ritenuta da alcuni arbitri decisiva (sottolineiamo alcuni, perché altri si sono espressi in modo diverso): prima del pistone sul piede sinistro di Füllkrug, Ostigard impatta chiaramente il pallone modificandone la traiettoria, e quel che avviene successivamente viene derubricato a normale dinamica. Ieri sera, invece, Rrahmani buca il pallone e affonda il piede su Mkhitaryan. In entrambi i casi, al VAR c’era Di Paolo (nella sfida delle ventesima giornata era AVAR).

Una dinamica simile a quella di Inter-Napoli, però, fu ritenuta fallosa nel derby, in occasione del fallo di Pavlovic su Thuram: anche in quel caso, il pestone era il frutto di una normale dinamica di gioco, col difensore serbo che, sospesa la sua corsa, non può che appoggiare il piede sinistro a terra per completare la sua azione difensiva; si ritrova a schiacciare il piede di Thuram inavvertitamente, col pallone già scaricato, tanto quanto il centrale norvegese si ritrova accidentalmente a pestare quello dell’attaccante tedesco a palla già calciata.

Il fallo di Pavlovic su Thuram
Il fallo di Pavlovic su Thuram

Insomma: sullo “Step on Foot”, c’è tutt’altro che uniformità. Non lo dimostrano solo le differenti applicazioni dello stesso, ma anche la difformità nei giudizi degli ex arbitri. Graziano Cesari, intervenuto a SportMediaset ha dichiarato: “Il piede sinistro di Ostigard colpisce il piede sinistro di Füllkrug. Questi interventi sono assolutamente scorretti, quindi da punire”.

Pareri egualmente competenti, che si fondano sulla conoscenza del regolamento, ma giungono comunque a interpretazioni diverse. Lo “Step on Foot”, che pur doveva rappresentare una delle dinamiche più oggettive da applicare in campo, si sta sempre più sgretolando di fronte alle diverse interpretazioni su ciò che precede e segue il pestone, che rimane l’unico aspetto realmente oggettivo. Ma se tale pestone non basta più (come nel caso di Milan-Genoa) è evidente come urgerebbe un chiarimento sui margini di interpretazione.

Intanto, dai vertici arbitrali, si ragiona su un possibile cambio di interpretazione della regola, in virtù del fatto che la dinamica stia producendo tanti, troppi rigori che una volta -complice una maggiore sensibilità rispetto alle dinamiche di gioco (mai sarebbero stati concessi). Nel frattempo, la regola rimane fragile per via di un margine di interpretabilità troppo ampio, che fa sì che ciascun arbitro la applichi secondo parametri diversi a seconda di ciò che precede e segue il pestone. Come sempre, quello che sembra mancare è l’uniformità di giudizio. E se nemmeno gli arbitri stessi, i massimi conoscitori del regolamento, si trovano concordi sull’applicazione delle regole, allora forse il margine di interpretazione è troppo ampio, e la regola deve essere rivista. La chiarezza è il miglior alleato contro i sospetti e le accuse di complotti e malafede.

Questa stagione, però, anche a giudicare dagli audio diffusi con le conversazioni tra gli arbitri in campo e la cabina di Lissone, di chiarezza ce n’è ben poca. E qui il discorso trascende il Milan e i suoi interessi. Si tratta dell’intero movimento calcistico italiano.

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