Conceição si racconta: “Al Milan i giocatori mi hanno tradito? Mai”

Niccolò Enrile
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Conceicao Milan - Ipa (Photo by Roberto Ramaccia/Sipa USA)

L’ex allenatore rossonero ripercorre i mesi in panchina tra trofei, derby e instabilità.

Sergio Conceição è tornato a parlare del suo addio al Milan, ripercorrendo mesi intensi, contraddittori e carichi di emozioni in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Un periodo breve ma indelebile, che per molti tifosi rossoneri resta legato a una notte simbolo: la vittoria di Riad contro l’Inter, una rimonta da 0-2 a 3-2 che consegnò al Milan la Supercoppa Italiana.

Arrivato a fine dicembre 2024 per prendere il posto del connazionale Paulo Fonseca, Conceição si ritrovò immediatamente immerso in una situazione complessa, senza tempo per transizioni morbide o percorsi graduali, non riuscendo a incidere come avrebbe voluto e chiudendo il campionato con prestazioni deludenti. Lo racconta lui stesso, ricordando quei primi giorni:

“Ricordo giorni di lavoro intensi a livello di analisi video, di motivazioni e di discorsi per entrare subito nella testa dei calciatori. Battemmo la Juve di mio figlio Cisco e poi l’Inter in rimonta. E piansi. Il sigaro? Una promessa. I giocatori, che avevano visto dei video, mi chiesero di fumarlo in caso di vittoria. Col Porto l’avevo fatto 11 volte, ovvero dopo aver vinto trofei. L’allenatore che ne ha vinti di più. E quindi l’ho rifatto”.

Sulla sua esperienza in rossonero: “Al Milan mesi positivi. Dal 2016 a oggi solo due allenatori hanno vinto trofei in rossonero: Pioli, con lo scudetto, e io. Se sommiamo i punti del nostro periodo abbiamo avuto un ritmo da Europa League, quinto posto. I risultati ci sono stati: penso ai due derby vinti e al successo con la Roma. Dispiace per la finale di Coppa Italia, ma alcune cose non mi sono piaciute. C’era instabilità a livello societario, attorno alla squadra l’ambiente non era buono. Per questo mi tengo stretto ciò che abbiamo fatto. Inoltre, la dirigenza non mi ha supportato. Le faccio un esempio: dopo aver vinto la Supercoppa giocammo col Cagliari. In quel periodo giravano già le voci che il club stesse seguendo altri allenatori. Io pensavo a lavorare e a vincere, col peso dei risultati. Non ho avuto tempo di lavorare a tutti i livelli. Se sarei rimasto? Sì, ma con alcuni cambiamenti”.

Sui presunti tradimenti dei giocatori: “Se mi hanno tradito? Mai, anzi, erano con me. L’ha detto anche Theo nell’intervista che avete fatto: dopo il Feyenoord, quando la gente diceva che l’avesse fatto apposta a farsi espellere, io l’ho difeso. In molti mi hanno scritto quando sono andato via. Io pretendo rigore, esigenza e poi relax quando c’è da rilassarsi. Se uno si presenta con un chilo in più, arriva in ritardo o cose simili io non posso tollerarlo. Per me, alla fine, i giocatori sono tutti uguali”.

Sui contatti avuti con altre squadre: “Con la Lazio ho avuto contatti, ma non solo. E anche prima di firmare per l’Al-Itthiad ho avuto offerte. Qui il campionato è competitivo, le ambizioni alte, ci si allena nel pomeriggio e non la mattina. Bisogna adattarsi alle dinamiche culturali. Ma questa è una sfida, e io amo sfide così”.

 

 

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