Il tecnico dei partenopei se la prende anche con il tecnico rossonero, che aveva semplicemente risposto ad una domanda in conferenza stampa.
Antonio Conte ha lanciato un attacco senza stile, senza forma, senza utilità. Una frecciata, per niente velata, alle parole di Massimiliano Allegri, che durante la conferenza stampa di oggi aveva detto due cose che probabilmente, anzi sicuramente, non sono piaciute al tecnico pugliese. Ecco i due estratti:
Allegri in conferenza
“Inutile dire se il calendario sia uguale per tutti o meno: i calendari sono questi. Se ci si dice di giocare domani, dobbiamo giocare domani. La problematica delle Olimpiadi ad esempio la sapevamo, ma la prendiamo come opportunità per far recuperare i calciatori: bisogna cercare di vedere il lato positivo delle cose, non sempre quello negativo”.
“Ho fatto cinque anni alla Juventus. In questo periodo abbiamo conquistato cinque Scudetti, quattro Coppa Italia, fatto due finali di Champions League. Eppure, non giocavamo le stesse partita di chi non giocava, ma ci trovavamo comunque in testa alla classifica. Io mi auguro di avere questi problemi l’anno prossimo, sempre che si possano veramente considerare problemi. Poi è ovvio, con la Champions League occorre fare un certo tipo di rosa, ma quello è un altro discorso”.
Conte da Coverciano
Antonio Conte ha replicato piccato da Coverciano con l’infelice frase: “Non so cosa abbia detto oggi Allegri, so solo che lui quest’anno ha giocato poco”.
La comunicazione
L’impronta comunicativa dell’ex allenatore di Juventus, Chelsea e Tottenham sta prendendo un deriva sempre più stucchevole per ogni amante del calcio, forse perfino per i tifosi della stessa squadra che allena, sia questa l’Inter di qualche anno fa o il Napoli di oggi. Allenatore dal valore indiscutibile, ogni volta che si presenta davanti ai microfoni è in grado di tediare chiunque gli capiti a tiro con piagnistei legati a calendari, complotti arbitrali o qualsiasi altra illazione volta a porre la propria bravura al di sopra della propria rosa. Inizialmente sembrava una strategia, poi si è rivelato semplicemente un suo modus operandi, che con gli anni è sempre più diventato simile ad una mania di mettere le mani avanti e giustificare in maniera quasi insostenibile successi ed ergere a miracoli dei successi.
Basti pensare alle parole su Beukema del post Napoli-Fiorentina, a quelle su Lucca (voluto fortemente da lui) e al trattamento di Lang. Impresa Scudetto con rosa ridotta all’osso e Kvara ceduto, seguita da una campagna acquisti faraonica e risultati che, anche con tutta la rosa al completo (tranne il lungodegente Lukaku) stentavano a decollare, così come il gioco. Ma l’attenzione sembra sempre più andare sul punzecchiare prima le società, poi il povero Chivu e infine oggi Allegri, reo di avere forse citato l’esperienza alla Juventus e i suoi trionfi.
Quello che è certo è che la carriera parli per questi due magnifici allenatori, ma la parabola di Antonio Conte somiglia sempre di più ad un’eterna, enorme caduta libera di stile che non accenna a placarsi.
