Schierato al posto dell’infortunato Gabbia, il centrale belga soffre il confronto con Højlund e finisce nel mirino dopo una semifinale di Supercoppa da dimenticare
Si chiude subito l’avventura del Milan in Supercoppa Italiana. A Riyadh i rossoneri si arrendono al Napoli, che in semifinale si impone per 2-0 al termine di una gara controllata e indirizzata già nel primo tempo dove gli uomini di Conte non hanno mai rischiato più di tanto, eccezione fatta nel caso di due contropiedi sprecati dagli stessi rossoneri. Una sconfitta che lascia diverse ombre, soprattutto sul piano difensivo, dove la prestazione di Koni De Winter rappresenta uno dei punti più bassi della serata rossonera e sicuramente il più basso di una fase difensiva che si è fatta trovare del tutto impreparata e senza le giuste contromisure.
Schierato titolare al posto dell’infortunato Matteo Gabbia, il centrale belga non è mai riuscito a entrare realmente in partita, ancora una volta, soffrendo per tutta la gara il confronto fisico e tecnico con Rasmus Højlund. Un duello perso praticamente su tutta la linea, che ha avuto un peso determinante nell’economia del match.
Occasione dal primo minuto, risposta insufficiente
Massimiliano Allegri , data anche la scarsa e praticamente nulla concorrenza, aveva scelto De Winter per completare il terzetto difensivo insieme a Tomori e Pavlovic, affidandogli il compito di limitare il riferimento offensivo del Napoli, schierandolo da centrale e quindi in un ruolo abbastanza inedito per l’ex Genova abituato già dai tempi della Juventus a ricoprire il ruolo di “braccetto” o addirittura da terzino. Un ruolo tutt’altro che semplice, ma che richiedeva personalità, attenzione e letture puntuali.
Il belga, però, è apparso fin dai primi minuti in difficoltà. Højlund ha spesso preso posizione con facilità, vincendo i duelli spalle alla porta e costringendo De Winter a rincorrere. Il gap fisico è emerso in maniera evidente, ma a pesare sono state soprattutto le scelte difensive sbagliate, con tempi di intervento sempre in ritardo e una marcatura troppo morbida che ha permesso al danese di gestire il pallone a suo piacimento, come se non avesse nessuno in marcatura.
Responsabilità evidenti sui due gol del Napoli
Le difficoltà di De Winter si riflettono in maniera chiara sulle due reti subite dal Milan. Sul primo gol, al 39’, l’azione nasce proprio da un duello perso con Højlund, che riesce a proteggere il pallone e a servire Neres in area piccola, che riesce a ribadire in porta aiutato anche da una sbavatura di un non perfetto Maignan. Il belga non riesce né a disturbare la giocata né a chiudere la linea di passaggio, facilitando l’assist decisivo per il vantaggio azzurro.
Ancora più evidente l’errore in occasione del raddoppio. De Winter concede troppo spazio all’attaccante azzurro, permettendogli di girarsi con estrema facilità all’interno dell’area e di calciare verso il palo lontano, battendo ancora una volta il portiere rossonero. Una giocata di qualità da parte di Højlund, ma resa possibile dalla passività del diretto marcatore, mai realmente aggressivo e mai realmente in grado di complicargli la giocata.
Cambio inevitabile e bocciatura netta
La partita del difensore belga si chiude a metà della ripresa, quando Allegri decide di richiamarlo in panchina per inserire Athekame. Una sostituzione che sa di bocciatura, inevitabile alla luce di una prestazione costantemente in affanno e mai all’altezza della partita, andando ancora una volta a far emergere i gravi problemi in termini di rosa se si guarda solamente alla difesa, dove con l’assenza di Matteo Gabbia, ancora alle prese con la botta al ginocchio rimediata nell’ultima giornata di campionato contro il Sassuolo, sottolinea le poche alternative in mano a Max Allegri che fa accendere una lampadina in vista dell’imminente finestra di mercato.
In una semifinale secca, contro un avversario di questo livello, gli errori individuali si pagano a caro prezzo. De Winter non è riuscito a dare solidità al reparto, finendo per rappresentare uno dei punti deboli di una squadra già poco brillante nel suo complesso in entrambi le fasi.
