L’ex talento della Fiorentina e protagonista di Calciatori – Giovani Speranze analizza la partita tra Milan e Fiorentina.
C’era un tempo in cui i pomeriggi degli appassionati di calcio si riempivano di sogni grazie a Calciatori – Giovani Speranze, il programma di MTV che nel 2012 raccontava la vita della Primavera della Fiorentina.
Ragazzi come Leonardo Capezzi, Cedric Gondo, Luca Lezzerini e Alberto Rosa Gastaldo mostravano la parte più autentica del calcio giovanile: amicizie, sacrifici, speranze e prime delusioni.
Per Alberto Rosa Gastaldo, quella vetrina è stata solo l’inizio di un percorso fatto di passione, Nazionale, e tanta resilienza: quattro operazioni al crociato, ma mai la voglia di smettere.
Con lui abbiamo parlato di emozioni, crescita e ricordi, fino ad arrivare alla prossima sfida tra Milan e Fiorentina.
C’è un momento particolare della tua carriera che porti con te e che vorresti raccontare?
«Ce ne sono tanti, ho vissuto molte belle esperienze. Quella che porto più nel cuore è sicuramente l’esordio in Nazionale, con l’Under 16, e per di più con la fascia di capitano. È stata una delle emozioni più belle della mia vita sportiva.»
Come andò quell’esordio?
«L’esordio fu a Latina, durante un quadrangolare. Vincemmo 1-0 la prima partita, poi pareggiammo 0-0 con l’Irlanda e infine con l’Ucraina. È stata un’emozione indescrivibile. La notte prima non riuscii a dormire, pensavo solo alla partita e alla responsabilità di indossare la fascia da capitano.»
Quella chiamata arrivò grazie anche al tuo percorso con la Fiorentina. Che esperienza è stata?
«Sono arrivato alla Fiorentina a 14 anni, dopo aver iniziato all’Udinese. L’anno successivo è arrivato l’esordio in Nazionale. Come tutte le esperienze, ci sono stati pro e contro, ma mi ha formato tantissimo. Ringrazio la Fiorentina per come mi ha fatto crescere, sia calcisticamente che a livello umano. È stata una super esperienza.»
Hai anche partecipato al programma “Calciatori – Giovani Speranze”. Che impatto ha avuto su di te e sul gruppo?
«Onestamente né io, né la Fiorentina, pensavamo che la serie avrebbe avuto tutta quella risonanza. È stato qualcosa di enorme, sia per noi ragazzi che per la squadra stessa. Nel mio modesto parere, ci ha anche un po’ penalizzato: le telecamere e l’attenzione mediatica hanno portato pressioni forse eccessive per ragazzi di 16 anni. Allo stesso tempo, però, ci ha aiutato a crescere e a farci conoscere. La Fiorentina, in quegli anni, aveva sempre una squadra molto forte: dai 14 ai 19 anni ho giocato in gruppi di livello alto. Non abbiamo vinto trofei, ma da lì sono usciti tanti giocatori che poi hanno raggiunto il professionismo.»
Hai accennato agli infortuni: quanto hanno inciso sulla tua carriera?
«Purtroppo tanto. Ne ho avuti diversi, continui e anche gravi. Mi hanno rallentato nella crescita e, inevitabilmente, condizionato la carriera. Non si può sapere come sarebbe andata, ma i blocchi fisici hanno pesato molto sul mio percorso.»
Un paio d’anni fa avevamo fatto un’intervista in cui mi avevi detto che il tuo obiettivo era provare a intraprendere la carriera da allenatore. È ancora così?
«Sì, assolutamente. Sto finendo l’università, sono all’ultimo anno dopo aver ripreso gli studi due anni fa. Nel mio progetto c’è sicuramente quello di prendere il patentino da allenatore.
In futuro mi piacerebbe iniziare con i più piccoli, anche come tirocinio, per capire davvero cosa significa stare dall’altra parte del campo.
Fare l’allenatore è molto più complesso rispetto a fare il calciatore: quando giochi, pensi solo ad allenarti, a fare il tuo e andare a casa.
Da allenatore, invece, devi gestire venticinque teste diverse, dieci rapporti con la dirigenza e mille dinamiche. È tutta un’altra storia. Ma è una sfida che mi incuriosisce e mi motiva.»
Domenica si gioca Milan–Fiorentina. Come vedi le due squadre?
«Parto dalla Fiorentina, che purtroppo ha iniziato male a livello di risultati e classifica. Ho visto un paio di partite: in alcune mi ha preoccupato, in altre meno.
Ci sono state occasioni, partite aperte, ma sembra che ancora la squadra non sia completamente formata sotto la guida di Pioli.
Il potenziale però c’è, soprattutto davanti. In certe partite hanno creato poco, ma le qualità non mancano.
Dall’altra parte vedo un Milan davvero forte. Si parla tanto di Inter e Napoli, giustamente ma, secondo me, quello che sta costruendo Allegri è impressionante.
Sono un grande stimatore del modo in cui gestisce lo spogliatoio. È una squadra importante, con giocatori di altissimo livello: Pulisic, che è un talento speciale, Leao che sta tornando ai suoi ritmi, e in mezzo al campo campioni pazzeschi.
A bocce ferme, la mia bilancia pende verso il Milan, ma il calcio poi va dimostrato sul campo.»
Domenica tornerà a San Siro anche Stefano Pioli. Che idea ti sei fatto di lui come allenatore?
«Pioli è una grandissima persona e un ottimo allenatore. Lo ha dimostrato vincendo lo scudetto con il Milan, ma anche prima, alla Lazio e all’Inter.
È tornato in Italia dopo l’esperienza in Arabia, e conosce benissimo la piazza di Firenze, che è una realtà particolare.
Non è facile partire male, ma ha tutto il tempo e la qualità per raddrizzare la stagione.
La partita di domenica è il momento giusto per ripartire e cambiare rotta.»
Che tipo di gara ti aspetti?
«Sarà una partita complessa, anche per via delle tante assenze. Nel Milan mancheranno alcuni giocatori importanti, ma la squadra resta molto competitiva.
Il faro della qualità rossonera è senza dubbio Modrić, un Pallone d’Oro capace in ogni momento di inventarsi la giocata decisiva. Qualche genialata può sempre uscire dai suoi piedi.
Dall’altra parte la Fiorentina dovrà giocare con attenzione, ma provando a sfruttare gli spazi che il Milan inevitabilmente concederà.
Il pallino del gioco sarà probabilmente rossonero, ma se Italiano riuscirà a schierare Piccoli, la squadra potrà trovare la chiave giusta per sbloccarsi.
Non voglio gufargliela ma, secondo me, può essere una partita aperta fino alla fine.»
C’è un giocatore, tra Milan e Fiorentina, che ritieni più simile a te per caratteristiche?
«Mi piace molto, anche se non mi paragonerei mai a lui, Fagioli. Ha tanta qualità, mi colpisce il modo in cui legge il gioco e si muove, soprattutto in fase di impostazione.
Ha sempre il corpo orientato nel modo giusto per ricevere, sa quando giocare di prima e quando portare palla un po’ di più. È uno di quei giocatori che mi piace guardare, anche solo per come interpreta il ruolo. Non so se gli assomiglio, ma sicuramente è un centrocampista che apprezzo tantissimo.»
Tornando alle due squadre, pensi che il Milan possa davvero lottare per lo scudetto e che obiettivi vedi per la Fiorentina?
«Sul Milan direi di sì, assolutamente. La stagione è lunga e ci saranno infortuni, soste, momenti di flessione, ma non avendo le coppe ha un vantaggio importante rispetto ad altre squadre.
Ha tutte le carte in regola, un allenatore esperto e una mentalità vincente.
Per quanto riguarda la Fiorentina, tutto dipenderà da quando Pioli riuscirà a rimettere a fuoco la situazione. Come ho detto prima, il potenziale c’è, la rosa è forte e completa.
È vero che le prime giornate hanno pesato tanto in classifica, ma l’obiettivo Europa League è alla portata. Devono pensare partita dopo partita, ritrovare i meccanismi giusti e la fiducia. Le qualità per risalire non mancano.»
