Fiorentina Milan – Stesso copione, altre preoccupazioni

Emanuele Frigerio
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Estupinan effettua un tackle durante Fiorentina Milan - Foto IPA

I rossoneri frenano ancora e chiudono la metà del proprio campionato a Serie A: ora la situazione si complica e serve una reazione

Così non ci siamo: ok la reazione, ok l’imbattibilità, bene i 40 punti nelle prime diciannove partite, ma l’impressione (e sembra paradossale dirlo) è che tutto questo non possa bastare minimamente per centrare l’obiettivo minimo stagionale, ossia la top four. Fiorentina-Milan certifica una mancanza di cinismo sotto porta dei rossoneri nelle sfide contro le formazioni della parte destra della classifica e la tendenza ad intenerirsi nelle marcature in momenti cruciali della partita, quasi a rivedere quel torpore agonistico che aveva distrutto la scorsa stagione.

Fermiamoci e guardiamo la fotografia della classifica del Diavolo: un solo ko, poi 11 vittorie e sette pareggi. Bello muovere la classifica, non perdere, ma nel girone di ritorno servirà tanto, tanto, tanto di più, sia a livello di gioco che di risultati. L’impatto forte di questa analisi è voluto, ma questa non sarà una critica feroce all’operato di Allegri o dei ragazzi, bensì una serie di osservazioni mirate a comprendere cosa non stia andando nell’evoluzione della stagione del Milan, utilizzando la partita odierna come cartina di tornasole.

I calciatori

Loftus-Cheek, Estupiñán e Jashari non hanno brillato nella sfida del Franchi. Questi tre calciatori rappresentano tre diverse sfaccettature che caratterizzano a loro modo il calo di rendimento rossonero degli ultimi tempi. Ruben è un calciatore di grandissimo potenziale, ma con un immenso freno mentale che non gli permette di avere continuità nel corso del match: oggi, a Firenze, abbiamo visto la sua fotografia perfetta, con 60 minuti fatti di un evidente torpore agonistico che ha depotenziato il centrocampo degli ospiti anziché rafforzarlo. Ecco, il Milan si porta dietro generici “pisolini” durante le partite, cui seguono poi tentativi scomposti e disperati di reagire per riprendersi il risultato.

Pervis è invece la rappresentazione del cambiamento in negativo di alcune situazioni di gioco della squadra: le sue difficoltà enormi nel costruirsi una sicurezza mentale di base quando entra in campo, divengono la proiezione di costanti difficoltà nel costruire situazioni di gioco semplici nell’ultimo periodo del team: a Roma con la Lazio, a Torino per tratti della partita, col Napoli in Arabia, col Cagliari nel primo tempo e nelle ultime due sfide. C’è difficoltà nel gestire il pallone in alcune fasi del match, soprattutto per l’ecuadoriano (completamente irriconoscibile nella sua esperienza italiana, costellata di insufficienze nemmeno troppo discutibili) ma anche per i ragazzi di Max, che devono ritrovare la serenità nel giocare a pallone sotto pressione. Anche perché arrivano Como, Roma e Bologna nelle prossime quattro.

Jashari è invece emblema, povero lui, della condizione fisica che sta inibendo l’efficacia di molti dei tesserati. La gestione del ragazzo durante Fiorentina-Milan, tra ruolo nuovo e un atletismo da ricostruire, fa il pari con quella dei Leao, Pulisic, Fuellkrug, Saelemaekers, arrivati a questo punto del campionato con svariati acciacchi che non permettono di essere al 100%, pur dovendo essere schierati per forza di cosa a causa della concomitanza di problematiche fisiche anche dei propri compagni. Di base, undici Allegri li deve schierare.

Allegri e il corto muso

Il grande misunderstanding e la gigantesca discussione del gol al primo tiro in porta e di un Milan tutto all’indietro a difendere il risultato. Questa narrazione è, permettetemi il termine, una “porcata” di chi vuole fare IL GRANDE COMUNICATORE calcistico e si perde dietro alla strumentalizzazione di dati che in realtà dicono veramente poco sul fine ultimo del gioco di Massimiliano Allegri.

Perché sì, talvolta questa squadra ha segnato e si è messa dietro a difendere la propria porta con unghie e denti, ma il corto muso è stato, per larghi tratti della stagione, qualcosa di incidentale rispetto a quanto ricercato dal tecnico e dal suo staff. La proposta di gioco ha talvolta latitato, anche perché ricordiamoci che le caratteristiche dei calciatori nella rosa milanista non sono propriamente adatte a quel tipo di calcio estetico, non senza avere grossi problemi difensivi. Il primo a volere aprire e chiudere le partite è lui, così come talvolta, come nel triplo cambio all’ora di gioco di Fiorentina-Milan, lui sia quello che sbaglia insieme agli altri quando le cose non vanno.

Ma il principale problema della sua squadra è l’opposto, ossia la totale mancanza di cinismo. Diciamo che ogni partita ci si divora in media due palle gol nitide, diciamo che questo team è tra i primi in assoluto per legni colpiti, diciamo che nonostante un calcio talvolta brutto da vedere, la palla lì davanti per fare gol ci arriva e nemmeno poche volte. Poi ci sono gli episodi, c’è la necessità di migliorare molto, ma questa formazione, mettiamocelo in testa, non è la solita “allegriana”, ma ha tante difformità rispetto a quel modello rispetto quanto si creda.

Guardiamo oggi: il Milan produce quattro palle gol con Pulisic nella prima frazione con un’idea ben codificata sia nell’appoggio alla punta che nell’attacco alla profondità. non si segna, si passa in svantaggio e tutto diventa un disastro, nasce il disfattismo. Dove sta il problema? Non tanto nell’idea, ma nella realizzazione. Contro il Genoa accade lo stesso: lo staff costruisce concetti e li tramanda ai giocatori, ma sta all’individuo la scelta. Quindi? Le scelte dei calciatori devono migliorare per fare grande il club di nuovo e riportare una striscia di risultati e vittorie migliorativa.

L’organico

I nodi vengono al pettine, sempre. Possiamo star qui a difendere qualsiasi cosa e raccontarci favole, ma una cosa è fattuale. La costruzione di questa rosa ha delle pecche. Quella principale, a parer mio, non è mai stata tanto quella della punta mancante, perché Gimenez, da disponibile, a livello tattico qualcosa di buono aveva portato, ma quella di avere quattro calciatori su sei del centrocampo con il regista come ruolo ideale. Modric, Fofana, Ricci e Jashari, tutti con caratteristiche differenti, Giochi con tre centrocampisti? Due devi adattarli a mezzali, con risultati evidenti. Chiedere freddezza sotto porta a Youssouf e Samuele non è troppo, ma bisogna accettare di avere calciatori adattati.

Questo porta ad avere minor efficacia a livello realizzativo, minor fiducia nel posizionamento in campo di quei calciatori e maggior fatica nell’individuare una costanza di rendimento ad alto livello in quelle zone di campo. Concretamente,  a questa squadra servirebbe una mezzala d’inserimento ed interdizione a destra come il pane. Così facendo, l’asimmetria di alcune situazioni garantirebbe a Rabiot di essere più prolifico e agli esterni di avere maggior incisività.

Fiorentina-Milan ha visto un centrocampo inedito, con Jashari fuori ruolo. Questo non crea benefici, ma soltanto indecisioni. Il paradosso? Il gol è stato subito con Rabiot e Fofana in campo.

In conclusione, oggi è suonato un secondo campanello d’allarme, ma bisogna muoversi affinché non divampi l’incendio. Ci sono tante piccole cose da sistemare per poter superare i 40 punti del “girone d’andata” e provare a fare l’improbabile, ma ce ne sono altrettante per prendere la mira e centrare l’obiettivo Champions League.

Allegri non può fare miracoli, ma può mettere i calciatori nelle condizioni di migliorare e continuare a sorprendere. I ragazzi devono però diventare più concentrati ed incisivi, altrimenti vederli fare 36/38 punti (il minimo) nel prossimo pentamestre diventa difficilissimo.

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