FOCUS INFORTUNI: IL POLPACCIO – Parola allo specialista Davide Pisoni (Isokinetic)

MilanAD
By
9 Min Read
Mike Maignan si accascia in seguito ad un problema al polpaccio durante Milan-Bologna (Ph. IPA Agency)

Facciamo chiarezza insieme ad un grande specialista del settore medico-sportivo sulla tematica degli infortuni al polpaccio, sempre frequente nel mondo del calcio: cause, motivi , tipologie e modalità di recupero

Davide Pisoni , Strength and conditioning coach e rehab specialist presso Isokinetic e docente ha analizzato per noi la tematica diffusa dell’infortunio al polpaccio, denotandone motivi, cause e tipologie di questo tipo di problematica muscolare, oltre alle rispettive modalità di recupero.

Nel calcio, gli infortuni muscolari son la principale causa di assenza dagli allenamenti e dalle partite. Sicuramente, molti di noi hanno negli occhi l’immagine di un calciatore che si ferma improvvisamente mentre sta accelerando, oppure mentre sta atterrando da un salto, cambiando direzione improvvisamente o, ancora, mentre sta calciando. Questa situazione è tipica del giocatore che ha appena subito una lesione muscolare. I sintomi che la caratterizzano sono dolore acuto, improvviso e impotenza funzionale. Il giocatore infortunato è spesso costretto a lasciare il terreno di gioco.

È bene precisare che, quando parliamo di lesione muscolare, facciamo riferimento alla rottura (soluzione di continuità) di un certo numero di fibre all’interno del muscolo. Questo numero varia in funzione della gravità e dell’entità della lesione. Infatti, le lesioni minori interessano poche fibre (meno del 25%), quelle di media entità coinvolgono tra il 25% e il 75% delle fibre, mentre nelle lesioni più gravi si rompono oltre il 75% delle fibre. In alcuni casi si può arrivare alla rottura completa del muscolo. In questo ultimo caso è necessario un intervento chirurgico. Il polpaccio, così come gli altri muscoli, possono andare incontro ad altri problemi, che però non sono caratterizzati da una lesione anatomica delle fibre. Non tutte le lesioni muscolari sono uguali. Infatti, la rottura delle fibre può interessare il ventre muscolare (la parte centrale), oppure le zone più periferiche, in corrispondenza di quella che viene definita giunzione mio-tendinea. Tra le due, la seconda richiede una prognosi più lunga. I tempi di recupero variano anche in funzione della gravità della lesione. Più fibre sono coinvolte, maggiore sarà il tempo necessario per tornare a giocare. Indicativamente, per le lesione minori, i tempi di recupero vanno dai 20 ai 30 giorni, mentre per le lesioni di gravità media si aggirano intorno ai 30-45 giorni. Infine, le lesioni più gravi richiedono oltre 45 giorni prima che il giocatore possa tornare a competere. 

Se dovessimo stilare una classifica delle lesioni muscolari più frequenti, quella del polpaccio si piazzerebbe al quarto posto, dietro ai muscoli flessori della coscia, al quadricipite e agli adduttori. Rappresenta, infatti, il 13 – 15% degli infortuni muscolari. 

Perché l’infortunio del polpaccio è così frequente nei calciatori? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare riferimento all’anatomia e alla funzione di questo muscolo. Infatti, quello che comunemente viene definito polpaccio, in realtà è composto dal muscolo gastrocnemio (gemello mediale e laterale), posto in alto vicino al ginocchio e dal soleo, posizionato più in basso, vicino alla caviglia. Sarebbe più corretto, quindi, chiamarlo tricipite surale, o della sura, per via dei tre capi muscolari (i due gemelli più il soleo). Questi due muscoli hanno origini diverse ma entrambi convergono nel tendine d’Achille. E’ abbastanza facile, quindi, comprendere la natura complessa di questo muscolo. Un’altra caratteristica che lo contraddistingue è quella di essere un muscolo bi-articolare, cioè nel suo decorso incontra due articolazioni, ginocchio e caviglia, influenzando il movimento di entrambe. Come tutti i muscoli bi-articolari è più soggetto agli infortuni, perché agendo su due articolazioni è sottoposto ad uno stress maggiore, ed è richiesta inoltre, una migliore coordinazione. Per ciò che riguarda la funzione, il tricipite surale è il principale flessore plantare (movimento tipico di quando ci alziamo sulla punta dei piedi), ed è coinvolto anche nella flessione del ginocchio. Se pensiamo all’azione di corsa, il polpaccio partecipa sia all’azione di spinta, tipica delle accelerazioni, sia alla fase di appoggio, cioè quando il piede tocca il terreno dopo la fase di volo. Quindi, il tricipite surale deve essere in grado di produrre forza, durante la propulsione, e anche di accettare le forze di reazione al suolo, durante la fase di appoggio del piede a terra. Per comprendere l’entità delle forze in gioco, basta pensare che, durante la corsa, il nostro apparato muscolo-scheletrico deve essere in grado di sostenere mediamente dalle due alle tre volte il peso corporeo. A livello articolare, lo stress al quale è sottoposto il ginocchio corrisponde a 4-6 volte il peso del corpo, mentre la caviglia deve far fronte ad un carico pari 3-4 volte il peso corporeo. Come è stato detto precedentemente il polpaccio, anatomicamente e funzionalmente, ha rapporti con entrambe le articolazioni. Sulla base di quanto scritto fino ad ora è logico pensare che il pattern di movimento tipico degli infortuni del polpaccio, nei calciatori, sia quello dell’accelerazione. Un altro pattern frequente è quello delle azioni di decelerazione, specie prima di calciare con la gamba opposta, quando cioè la gamba infortunata è quella di appoggio. In entrambi i casi, più dell’80% degli infortuni avviene senza un  trauma diretto. Sostanzialmente i giocatori si fanno male da soli

Cosa fare in caso di una lesione del polpaccio? È necessario intervenire tempestivamente, sul campo, per evitare complicanze future. I minuti successivi l’infortunio sono fondamentali per la gestione del futuro percorso di guarigione e recupero. Se il medico sospetta una lesione muscolare, bisogna innanzitutto fermare il giocatore, applicare ghiaccio sul muscolo interessato e fare un bendaggio compressivo, per limitare il sanguinamento muscolare. Il percorso di recupero inizia immediatamente. Se si tratta di una lesione minore (meno del 25% di fibre interessate), nei 2-5 giorni successivi, possono essere svolte delle terapie fisiche, massaggi drenanti e/o decontratturanti sovra e sotto-lesionale (mai sulla zona lesionata!!!) e un blando stretching sotto soglia del dolore. Dopo circa 5 giorni può essere proposta dell’attività aerobica, dapprima senza caricare eccessivamente il muscolo (cyclette) e progressivamente passare ad attività in carico completo (step, tapis roulant). Dopo circa 10 giorni aumenta l’intensità dello stretching. Il lavoro di rinforzo muscolare prevede dapprima contrazioni isometriche (il muscolo non modifica la sua lunghezza), seguito da contrazioni concentriche (il muscolo si accorcia) e dalle fondamentali contrazioni eccentriche (il muscolo si allunga mentre sviluppa tensione). Dopo circa 12 giorni inizia l’imprescindibile fase di ricondizionamento sul campo di gioco. È una fase di transizione, molto delicata, che serve a creare i presupposti prestativi per il ritorno in campo in sicurezza. Dopo 20-24 giorni si completa il rinforzo muscolare con esercitazioni elastiche ed esplosive, mentre sul campo il giocatore svolge attività che per intensità e specificità si avvicinano a quelle di allenamento e di gara. Per le lesioni di media entità i tempi di recupero aumentano indicativamente del 50%, mentre per le lesioni gravi i tempi raddoppiano. Nonostante siano stati indicati dei tempi, è bene precisare che diventa fondamentale lavorare per raggiungere degli obbiettivi funzionali. Infatti, prima tolgo il dolore, poi recupero la flessibilità articolare e l’estensibilità muscolare, poi mi dedico al recupero della forza e della coordinazione, infine al recupero del gesto sport-specifico. Il raggiungimento di questi obbiettivi richiede un certo tempo riabilitativo che può variare in funzione dei singoli casi. Per concludere, particolare attenzione va posta alla fase sub-acuta, monitorando attentamente l’evoluzione della cicatrice attraverso esami strumentali (ecografie).

Davide Pisoni, Strength and conditioning coack e rehab specialist presso Isokinetic
Davide Pisoni, Strength and conditioning coach e rehab specialist presso Isokinetic
TAGGED:
Share This Article