Gabbia da cuore rossonero a leader della difesa: ora c’è anche la chiamata in Nazionale

Niccolò Enrile
7 Min Read
Matteo Gabbia in azione con la maglia del Milan (Ph. IPA Agency)

La crescita costante, la fiducia del gruppo e il percorso che lo ha trasformato in una certezza per Allegri e per l’Italia.

Matteo Gabbia è senza dubbio una delle rivelazioni più importanti di questo inizio stagione del Milan. La convocazione in Nazionale da parte di Gennaro Gattuso per le prossime sfide contro Estonia e Israele ne è la dimostrazione. Un ragazzo cresciuto con il cuore rossonero, entrato nel vivaio del club a soli 15 anni, che oggi si è trasformato in un leader silenzioso e in una colonna della difesa di Massimiliano Allegri. La sua parabola è la storia di chi ha saputo lavorare nell’ombra, attendere il proprio momento e imporsi con umiltà e determinazione.

Il primo assaggio con la Serie A arrivò in modo rocambolesco. Era il 17 febbraio 2020 contro il Torino: Kjaer si infortunò dopo pochi minuti e Musacchio non riuscì nemmeno a scendere in campo per un problema muscolare durante il riscaldamento. Gabbia, allora giovanissimo, venne lanciato a sorpresa e non deluse. Da lì partì un percorso fatto di alti e bassi, fino alla parentesi all’estero, al Villarreal nell’estate 2023, che si rivelò decisiva per la sua maturazione. Il Milan lo richiamò già a gennaio per emergenza, e da quel momento non ha più lasciato la maglia da titolare. Partita dopo partita, ha scalato le gerarchie, fino a diventare un riferimento prima con Pioli, poi con Fonseca e ora con Allegri. Il momento simbolo? Il gol nel derby del 22 settembre 2024, un colpo di testa all’89’ che ha regalato ai rossoneri un successo memorabile contro l’Inter.

Chi lo conosce bene, come Filippo Galli, non ha dubbi e lo ha dichiarato nella trasmissione MVP di Milan Vibes:

“Sono contento quando un giocatore che proviene dal settore giovanile riesce a completare il proprio percorso, trovando continuità nelle prestazioni. Matteo, per serietà, professionalità e qualità, è un calciatore importante. Non parliamo forse di un fuoriclasse assoluto, di quelli che tutti sognano, ma di un elemento che ha saputo costruirsi passo dopo passo, diventando affidabile. Certo, al centro della difesa si potrebbe sempre desiderare un profilo più blasonato, ma “più importante” non significa necessariamente più performante o più efficace.

Sono davvero felice per lui, perché il suo percorso è stato in costante crescita. E nel calcio la crescita individuale è sempre accompagnata dal lavoro del gruppo: ogni talento ha bisogno dell’altro. In questo momento, in cui tutto sembra funzionare al meglio, ognuno si appoggia ai compagni e questo fa crescere in maniera esponenziale la squadra. Matteo ne è l’esempio: il suo cammino personale si riflette nel rendimento collettivo. Ed è per questo che sono contento.”

Anche Francesco Sità, tattico con un passato da collaboratore tecnico nel Milan anche a livello di settore giovanile, ha parlato del giocatore nel format di Sitàttica pubblicato sul canale YouTube di Milan Vibes:

“Uno di quei giocatori che passano in secondo piano per prestazione, a un occhio poco esperto, ma di cui, secondo me, è giusto esaltarne le qualità per quello che sta facendo in questo momento. Ho visto un giocatore che matura partita dopo partita: ricordiamo che è frutto del vivaio rossonero. Si è mosso bene facendo un ottimo elastico difensivo, in funzione della palla, tutti i duelli con Højlund li ha vinti, sia a terra che in aria: comunicava e comandava la linea difensiva, un vero leader che mi è piaciuto tantissimo. La sua crescita è evidente: ci troviamo di fronte a un giocatore di assoluta affidabilità e con un grande futuro davanti a lui”.

Parole che certificano il suo profilo: un ragazzo umile, innamorato della maglia, sempre pronto a metterci la faccia e a prendersi responsabilità. Allegri lo ha inserito al centro della difesa a tre, rendendolo un punto fermo del nuovo assetto tattico.

E i numeri confermano la sua crescita. In Serie A ha giocato tutte le cinque partite fin qui, sempre da titolare, per un totale di 450 minuti. È già stato inserito una volta nella squadra della settimana. Ha collezionato 3 clean sheet, con una media di 6,4 rinvii difensivi, 0,4 tiri respinti e 1,8 palloni recuperati a partita. Non ha commesso errori che abbiano portato al tiro o al gol, dato che ne sottolinea l’affidabilità.

Con il pallone tra i piedi è altrettanto solido: 56,2 tocchi di media, con il 92% di precisione nei passaggi. Il dato sale al 98% nella propria metà campo, mentre in quella offensiva si attesta sul 79%. Ha una media di 3 lanci lunghi a partita, di cui il 63% va a buon fine, dimostrando che non è solo un difensore “di rottura” ma anche capace di impostare.

Il Gabbia di oggi non è più il giovane inesperto degli esordi, ma un centrale moderno e affidabile, capace di dare equilibrio e sicurezza. La sua carriera è stata segnata da scelte giuste e momenti decisivi, e oggi il Milan può contare su un difensore che unisce cuore, tecnica e senso tattico. La convocazione di Gattuso in azzurro è la naturale conseguenza di questo percorso e rappresenta un nuovo punto di partenza.

Un percorso che ha portato Gabbia da ragazzo delle giovanili a uomo squadra, da riserva a leader della difesa rossonera, fino alla maglia della Nazionale. Con una certezza: la sua crescita è appena iniziata.

 

Share This Article