Dopo Milan-Roma, il gesto del direttore di gara finisce sotto la lente: un episodio che ricorda il caso Chapron in Francia.
La serata di San Siro tra Milan e Roma, terminata 1-0 per i rossoneri, non si è chiusa con la sola esultanza per la parata di Maignan sul rigore di Dybala. A far discutere è stato un episodio imprevisto e curioso che ha coinvolto l’arbitro Marco Guida e Alexis Saelemaekers.
Dopo la respinta decisiva del portiere francese, l’esterno belga, preso dall’adrenalina del momento, ha esultato in modo veemente proprio davanti al direttore di gara, a pochi centimetri dal suo corpo. Guida, visibilmente infastidito, ha reagito con un leggero pestone verso il giocatore — un gesto non violento, ma che ha subito attirato l’attenzione di pubblico e commentatori. Saelemaekers, resosi conto del contatto, si è voltato stizzito e ha protestato, prima che la situazione tornasse rapidamente alla normalità.
La scena, ripresa dalle telecamere, ha fatto il giro dei social e riacceso una domanda che raramente riguarda i direttori di gara: può un arbitro essere sanzionato per un gesto fisico nei confronti di un calciatore?
Un precedente celebre aiuta a inquadrare la questione. Nel 2018, durante Nantes–PSG, l’arbitro francese Tony Chapron fece discutere il mondo del calcio per un episodio simile. Dopo essere inciampato sul difensore del Nantes Diego Carlos, adesso giocatore del Como, Chapron reagì rifilandogli un calcio e mostrandogli subito il cartellino rosso. La Federazione Francese lo giudicò responsabile di condotta inappropriata e atto violento, sospendendolo per otto mesi, di cui sei effettivi.
La decisione si basò sul Règlement Disciplinaire de la FFF, che stabilisce che anche gli ufficiali di gara sono soggetti alle stesse sanzioni dei giocatori o dei dirigenti in caso di comportamento violento o contrario all’etica sportiva.
«Les officiels sont passibles des mêmes sanctions disciplinaires que les joueurs en cas de faute grave, d’acte de violence ou de comportement contraire à l’éthique sportive.»
(“Gli ufficiali sono soggetti alle stesse sanzioni disciplinari dei giocatori in caso di fallo grave, atto di violenza o comportamento contrario all’etica sportiva.”)

Nel caso di Guida, il gesto è apparso più un moto istintivo di nervosismo che una vera e propria reazione violenta. Tuttavia, l’episodio pone un tema di fondo: fino a che punto un arbitro può spingersi nelle proprie reazioni senza compromettere la neutralità e l’immagine della sua funzione?
L’ex direttore di gara Graziano Cesari, intervenuto a Pressing su Mediaset, ha criticato duramente l’episodio:
“Se c’è un eccesso di provocazione o di esultanza, è chiaro che ci deve essere un cartellino giallo. Se c’è qualche parolina ci deve essere un cartellino rosso. Ma guardate cosa fa Guida: va vicino, va vicino e poi cosa fa? Il calcetto. Questo è un atteggiamento che non fa parte di un arbitro internazionale. Io vedo volontarietà, si avvicina molto a Saelemaekers. Che ci sia buonsenso o no, non è un comportamento da direttore di gara”.
Il caso, pur rientrato sul piano pratico, ha riacceso un dibattito importante: quello sulla responsabilità comportamentale dei direttori di gara e sulla necessità di regole chiare che definiscano i limiti delle loro reazioni. Perché anche un gesto minimo, come un calcetto di stizza, può diventare il simbolo di un confine sottile tra autorità e abuso, tra controllo e perdita di lucidità, un confine che, come insegna il caso Chapron, può costare caro.
