Il momento di Ricci tra problemi di ruolo e la sindrome del primo Tonali

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Samuele Ricci libera la propria gioia dopo il gol vittoria di Leao contro la Fiorentina - Foto IPA

Uno dei temi trattati in conferenza stampa da Massimiliano Allegri in vista della sfida di domani contro l’Atalanta a Bergamo e più in generale guardando anche alle prossime partite dei rossoneri, è quello legato al rendimento che sta tenendo attualmente Samuele Ricci in queste sue prime due uscite da titolare in campionato con la maglia del Milan.

Il giudizio di Allegri
Dall’infortunio di Rabiot rimediato in nazionale in poi l’ex Torino è stato infatti designato, anche per esigenza (contemporaneamente si è infortunato pure Loftus Cheek), come sostituto del francese, fornendo due prestazioni contro Fiorentina e Pisa riguardo alle quali lo stesso Allegri si è così espresso: “Samuele sta giocando in un ruolo che non è quello suo specifico. In questo momento qui sta facendo bene, sono contento. In certe situazioni deve migliorare nella velocità di passaggi. Credo che nel corso degli anni ci riuscirà e potrà andare a giocare davanti alla difesa”. Tutto sommato un giudizio positivo, con la tirata d’orecchie sulla qualità dei passaggi effettuati e soprattutto con quella sottolineatura fondamentale sul ruolo.

La posizione in campo
Ed è su quest’ultimo aspetto che voglio soffermarmi. È infatti abbastanza evidente come Ricci non solo non abbia le caratteristiche per esprimere ciò che Rabiot offre in campo, ma soprattutto non ha proprio le peculiarità che vengono richieste ad una mezza ala, per lo più se si tratta di una mezza ala di Allegri. Samuele non ha il cambio di passo, fondamentale nel calcio di oggi, e non ha neanche quei tempi di inserimento che in un ruolo come quello dell’interno di centrocampo spesso fanno la differenza. Questo perché il classe 2001 è di fatto un play puro, ancora da completare nelle caratteristiche, ma instradato sin dall’arrivo di Juric al Torino in quella zona di campo.

I numeri in non possesso
Fatta questa dovuta precisazione, va però anche detto che nonostante tutto Ricci, con la sua interpretazione praticamente da doppio regista al fianco di Modric, come ci mostra la sua posizione media in Milan-Pisa, ha comunque fornito un contributo importante alla causa rossonera, soprattutto in una fase, quella di non possesso. Il centrocampista italiano è risultato infatti essere al primo posto tra i ventidue in campo, oltre che per kilometri percorsi (12,380 a testimonianza comunque di una buona tenuta atletica), anche per palloni recuperati (12) e tra i suoi compagni di squadra ha superato tutti anche in duelli vinti (9/13). Tutto ciò testimonia l’impegno, lo spirito messo in campo e anche l’intelligenza tattica di un ragazzo sicuramente affidabile.

La quantità non basta
Quando però sei in un club come il Milan mettere in campo la giusta cattiveria agonistica spesso non basta. Ad un centrocampista rossonero, soprattutto se ben dotato tecnicamente come Ricci, si richiede la giocata che faccia la differenza, la palla in verticale e non l’appoggio banale in orizzontale. Ecco probabilmente è in questo che Samuele deve ancora crescere (contro il Pisa ha effettuato un solo passaggio chiave). Deve provare ad andare oltre al cosiddetto compitino provando a scrollarsi di dosso quella sana pressione che ovviamente ti porti dietro quando arrivi a giocare in un club di livello internazionale. Ne sa qualcosa un altro calciatore italiano passato recentemente da Milanello e diventato in breve tempo idolo dei tifosi rossoneri. Naturalmente vi sto parlando di Sandro Tonali, che se ben ricordate al suo primo anno in rossonero ha spesso offerto prove tra l’anonimo e il sufficiente proprio perché ancora non aveva capito cosa servisse davvero per essere un titolare del Milan e non aveva fatto quello step anche mentale che invece poi lo ha reso quello che è oggi.

Il parallelismo con Tonali
Ecco con specifiche (le caratteristiche fisiche e tecniche dei due sono quasi agli opposti) e anche percorsi di carriera differenti (Ricci ha già diversi anni di Serie A alle spalle mentre Tonali era solamente al suo secondo campionato), la sensazione che si ha, tra appunto difficoltà di interpretazione del ruolo e prestazioni offerte è che ancora non si sia visto a Milano il vero Ricci, quello che per dire lo scorso anno al Parco dei Principi con la maglia dell’Italia aveva giganteggiato contro il centrocampo della Francia, contribuendo in maniera importante alla vittoria prestigiosa degli azzurri allora allenati da Spalletti.

La sfida all’Atalanta
Nella gara di domani contro l’Atalanta, squadra che storicamente soprattutto con Gasperini ma ad oggi anche con Juric, ti viene a prendere uomo contro uomo a tutto campo lasciandoti poco tempo per pensare, servirà che Ricci oltre a mantenere i dati atletici e quelli legati alla fase di non possesso avuti contro il Pisa, migliori anche in quella velocità di passaggio e in quella verticalità che per ora ha mostrato solo a sprazzi.

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