Il Milan del recente passato ha sempre mostrato nella scelta della propria guida tutte le proprie fragilità sbagliando spesso il tassello da inserire nel proprio contesto. Allenatori su allenatori masticati e rigettati via, inadatti, vulnerabili e spesso soli. Serviva dunque credibilità agli occhi del tifoso rossonero, un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi nei momenti di tempesta dopo la disastrosa stagione 24/25. Il 30 maggio 2025, precisamente undici anni dopo l’ultima esperienza rossonera, viene scelto Allegri come nuovo tecnico del Milan: il chiudersi di un cerchio, finalmente la persona giusta nel posto giusto. La figura vincente, piena di carisma ed esperienza. Elemento indispensabile di connessione tra squadra, società e tifo. Il top di categoria per un club di tale blasone.
Prima arriva la dimensione dell’uomo con i suoi valori, poi l’allenatore. Esserlo non significa rappresentare solo una guida tecnica, ma anche e soprattutto umana: l’empatia è una delle virtù da possedere per guidare un gruppo di calciatori spesso cosi diversi caratterialmente e culturalmente tra loro. Massimiliano, da buon livornese, è uomo loquace, sveglio, che ama comunicare ma con intelligenza e quel pizzico di furbizia. Ogni parola, ogni gesto ed ogni comportamento sono messaggi anche semplici da recepire, mai lanciati casualmente in pubblica piazza ma con un fine ben preciso.
Costruire uno spogliatoio unito è la parte più complessa del lavoro di un tecnico, ci vuole tatto ma al tempo stesso capacità di farsi rispettare per coinvolgere emotivamente il calciatore, sono queste le fondamenta necessarie per poi sviluppare un identità di gioco sul campo. Il classico bastone e carota in perfetto equilibrio, la base del suo successo. La medicina necessaria per un gruppo che ancor prima di problemi di natura tattica aveva spesso mostrato crepe di natura mentale.
Una filosofia di lavoro
Ma in cosa consiste?
Il dialogo verbale e non è il mezzo, diretto, la chiave per creare un ambiente ideale. Costruire una cultura positiva, fatta di impegno, professionalità, equilibrio, calma e senso di responsabilità ma anche con momenti di leggerezza utili a fortificare il tutto. Il web è pieno di suoi simpatici siparietti nelle sedute di allenamento, usare le sfide per motivare il singolo o il collettivo, portare serenità e buon umore, quasi a provocare in maniera goliardica pur di creare situazioni bizzarre. Una mente leggera penserà meglio in campo e farà muovere meglio il corpo. La tutela del gruppo squadra è fondamentale, gestirne l’emotività , non deprimerlo, infondere fiducia. La disciplina l’elemento essenziale per un successo sul lungo periodo. Semplice rispetto delle regole e nulla di realmente estremo. Rispettare tutto l’ambiente di lavoro per fungere da esempio positivo, contagiare con i comportamenti per ricevere uguale trattamento e mostrare la via, niente urla per sembrare più grossi, il rispetto non si impone ma si ottiene. Non vince il singola ma vince il collettivo, il lavoro di squadra è alla base delle vittorie, unità di intenti e propensione al sacrificio per arrivare all’obiettivo comune, il “ci vuole compattezza” spesso ripetuto è un messaggio chiaro e dal vasto significato, applicabile in campo durante il gioco e nello spogliatoio.
Nei 10’ finali di Udinese-Milan si è palesato un altro pilastro del manifesto di Allegri, “ la mentalità vincente”, che può essere acquisita nel tempo tramite un percorso costante. Essere disposti a lottare fino alla fine e senza sosta per il risultato, mantenere alta la guardia perché con l’abitudine si assimila e migliora realmente. La squadra ha risposto presente, sudando e divertendosi fino al triplice fischio.
Motivare…è un arte.
Questo avviene quando c’è fiducia, dell’allenatore verso i giocatori e viceversa, perché in campo ci vanno i calciatori “responsabilizzati”. Eh già, vi ricorda qualcosa? “Fofana e Loftus sono due giocatori forti. A fine anno in due devono aver fatto almeno 15 goal”. Porre un obiettivo per stimolare il rendimento, c’è dietro una sottile strategia anche qui, infondere fiducia nei calciatori. L’investitura su Maignan, sempre protetto, riconosciuto come leader e capitano dopo una lunga estate di incertezze ed un contratto in scadenza. Gli elogi a Ricci nonostante il poco spazio fin qui avuto, per Max affidabile dal punto di vista tecnico e mentale, un instancabile lavoratore , perché tutti sono utili nella sua visione del calcio e mantenere alto l’umore un dovere essenziale. Le carezze continue a Gimenez, la pazienza di lasciarlo in campo e riproporlo, le parole a fronte di camera molto pacate per aspettarlo nel momento difficile, i complimenti per i movimenti effettuati, il tutto per salvaguardare e rimettere insieme i cocci dell’autostima di Santi frantumata dagli eventi.
Nella conferenza stampa di Milanello pre partenza per Udine l’ennesima dimostrazione comunicativa: “una delle quattro partite importanti da vincere”. Perché vincere aiuta a vincere e l’entusiasmo è un carburante prezioso che alimenta la mente, Allegri lo sa. Nello stesso momento si alza la soglia dell’attenzione e si prepara il terreno per presentarsi con l’atteggiamento giusto in campo. Si fornisce una motivazione artificiale alla squadra per ottenere tutto ciò.
Lo stesso levarsi la giacca in panchina e poi scagliarsi contro l’arbitro per quanto sbagliato nei modi è un altra forma per proteggere i suoi ragazzi dal torto subito, far capire di essere sempre presente al loro fianco e rafforzare il concetto di squadra.
Il giorno prima di Milan-Lecce di Coppa Italia ha chiesto ai tifosi di accompagnare i suoi ragazzi in questo percorso, nel momento esatto in cui qualcosa si sta riaccendendo e consapevole di quanto uno stadio come San Siro possa fare la differenza.
“Lavorare tanto e parlare poco, a costruire ci vuole tempo mentre per distruggere ci vuole poco”
A fari spenti ma con la voglia di sorprendere, senza pressione ma con spensieratezza, toccando i giusti tasti. Grandi uomini fanno grandi allenatori, grandi uomini fanno anche grandi calciatori, questa è l’estrema sintesi di ciò che finalmente qualcuno sta provando a trasmettere dentro lo spogliatoio rossonero.
