Le 100 partite di Matteo Gabbia: il tempo come alleato

Niccolò Enrile
9 Min Read
Matteo Gabbia in azione con la maglia del Milan (Ph. IPA Agency)

Le cento presenze in Serie A con il Milan raccontano un percorso costruito senza scorciatoie: attesa, ritorni, crescita tecnica e un’identità rossonera diventata centrale nel tempo.

Il traguardo e ciò che rappresenta

La partita contro il Como ha segnato un passaggio simbolico nella carriera di Matteo: 100 presenze in Serie A con la maglia del Milan. Un numero che acquista peso se inserito nel contesto del club. Dal suo esordio in campionato, infatti, Gabbia è soltanto il secondo italiano a raggiungere questo traguardo, dopo Davide Calabria, arrivato a quota 144. Un dato che non parla di esplosioni improvvise, ma di permanenza, affidabilità e continuità guadagnata nel tempo.

Origini, milanismo e prime immagini

Gabbia nasce nel 1999 a Busto Arsizio, cresce tra Como e Lecco, e il Milan entra presto nella sua vita prima ancora che nella sua carriera. La prima volta a San Siro risale al 2005, le prime trasferte arrivano poco dopo, a partire da Genova. A Natale riceve la maglia numero 7 di Shevchenko, da indossare per giocare in cortile. Vive le ferite di Istanbul 2005 e la rivincita di Atene 2007. Quando entra nel settore giovanile rossonero, per lui non è solo un passaggio calcistico, ma un sogno che prende forma.

Il debutto tra i professionisti arriva prestissimo: il 24 agosto 2017, a 17 anni, in Europa League contro lo Shkëndija a Tetovo, con il Milan di Montella vittorioso di misura.

L’attesa prima della Serie A

Il salto in Serie A, però, non è immediato, deve aspettare tre anni. Nel mezzo c’è il prestito alla Lucchese, in Serie C, nella stagione 2018/19: 30 presenze e un gol, un passaggio fondamentale per abituarsi alla continuità e alla responsabilità. Rientra al Milan in un contesto che sta cambiando pelle, con Stefano Pioli in panchina.

L’esordio in campionato arriva quasi per necessità. Il 17 febbraio 2020, all’inizio del secondo tempo di Milan-Torino, Kjaer si infortuna. Musacchio si rifiuta di entrare per un fastidio fisico. Pioli chiama Gabbia, che non si aspettava di certo quell’occasione. Da lì inizia la sua storia in Serie A, fatta inizialmente di presenze sporadiche: 10 gare nel 2019/20, 13 nel 2020/21, 10 nel 2021/22, 17 nel 2022/23, con un solo gol segnato in questo arco temporale.

Il passaggio al Villarreal e la crescita silenziosa

Nell’estate 2023 arriva il prestito secco al Villarreal. L’avventura in Spagna inizia bene: Gabbia guadagna una maglia da titolare con Quique Setién, poi il contesto cambia. L’allenatore viene esonerato, le gerarchie si rimescolano, il minutaggio si riduce drasticamente. In campionato colleziona complessivamente 7 presenze.

In Europa League, invece, lo spazio non manca: Gabbia gioca tutte e sei le partite del girone, cinque da titolare, + accanto a Raúl Albiol. Un’esperienza che lo fa crescere molto sul piano delle letture e della gestione delle situazioni difensive. Il Villarreal attraversa una stagione turbolenta, con quattro allenatori che si alternano in pochi mesi, fino al ritorno di Marcelino, che riesce a portare il club agli ottavi europei.

Il ritorno al Milan e la svolta

Il 2 gennaio 2024 Gabbia rientra anticipatamente al Milan. È il primo rinforzo del mercato di riparazione, chiamato a rispondere a un’emergenza: fuori Thiaw, Kalulu e Tomori. Quello che sembra un rientro temporaneo diventa l’inizio di un 2024 inatteso. Matteo passa da possibile esubero a perno della difesa, gioca 25 partite in campionato, segna 3 gol e trova una continuità mai avuta prima. Arriva anche la convocazione in Nazionale da parte di Luciano Spalletti.

Nella stagione 2024/25 disputa 36 partite e segna 2 gol, in quella che sarà una delle stagioni più fallimentari della società rossonera, con un ottavo posto e molta turbolenza sulla panchina.

Il rendimento attuale e i numeri

I dati Sofascore della stagione in corso raccontano un difensore estremamente affidabile: 19 presenze, 18 da titolare, 1586 minuti giocati, con una media di 83 minuti a partita. In fase di costruzione tocca 55.9 palloni a gara, con 43 passaggi riusciti (92%), che diventano 97% nella propria metà campo e 83% in quella avversaria. Non commette errori che portano al tiro o al gol, non concede rigori, e domina nel gioco aereo con 2.4 duelli aerei vinti a partita (74%).

In difesa registra 7 clean sheet, 5.3 rinvii, 0.6 tiri respinti, 3.2 contrasti vinti e una gestione della palla pulita, con appena 3.7 palloni persi a gara.

Maturità tattica e leadership

Gabbia è un difensore che ha costruito il proprio valore sulla lettura del gioco. Non ha mai avuto mezzi atletici dominanti, ma ha affinato nel tempo il senso della posizione, la capacità di guidare la linea e di proteggere i compagni. In un sistema con difesa a tre o a cinque in non possesso, le sue qualità emergono con naturalezza. È il riferimento centrale, colui che connette reparto e porta.

Fuori dal campo, è un leader silenzioso. Pacato, rispettoso, sempre presente davanti alle telecamere nelle sconfitte, mai una parola fuori posto. Allegri lo ha individuato come incarnazione del milanismo, un “tifoso in campo” capace di trasmettere valori e senso di appartenenza allo spogliatoio.

Settembre 2024: il momento più alto

Nel settembre 2024 Matteo tocca il vertice emotivo e simbolico della sua storia rossonera. Il derby diventa il punto di svolta, personale e collettivo. Schierato titolare tra lo stupore di molti, chiamato a vincere un ballottaggio che sulla carta sembrava sfavorirlo, risponde con una partita di personalità e concentrazione assoluta. Difende con attenzione per tutta la gara, reggendo un confronto complesso e pagando solo una sbavatura nell’azione che porta al momentaneo pareggio nerazzurro. Ma è nella ripresa che emerge tutta la sua crescita: letture puntuali, chiusure decisive, presenza costante dentro l’area. Fino a quell’istante che cambia tutto.

All’89’, su palla inattiva, sceglie il tempo giusto, sale più in alto di tutti e colpisce di testa con precisione chirurgica, facendo esplodere di gioia la sua curva. Un gol che vale una vittoria attesa da troppo tempo, che interrompe una serie dolorosa di derby persi e salva momentaneamente la panchina di Fonseca. In quel momento Gabbia non è soltanto il migliore in campo: diventa il simbolo di una squadra che si aggrappa a uno dei suoi figli per ritrovare sé stessa. Un difensore cresciuto nel vivaio che entra nel mito cittadino senza proclami, con un gesto semplice e definitivo. Una serata che segna la stagione e consacra una favola costruita con pazienza, lavoro e appartenenza.

Il senso delle 100 presenze

Le cento presenze non raccontano un’esplosione improvvisa né un talento precoce, ma un percorso costruito nel tempo, fatto di errori, attese, ritorni e crescita costante. Sono il risultato di una cultura del lavoro esemplare e di una maturità mentale raggiunta prima di molti coetanei. In un calcio che brucia tappe e uomini, Gabbia ha scelto la strada più lunga. Ed è proprio quella che lo ha portato fin qui.

 

 

 

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