Il portoghese è stato tra i peggior in campo nella sfida tra giallorossi e rossoneri, non solo per la prestazione ma anche per atteggiamento.
Eravamo qui, settimana scorsa, a fornirvi approfondimenti molto strutturati, attraverso i nostri redattori ed i nostri analisi, sulla stagione di Rafael Leao, che nonostante un problema fisico ricorrente, stava riuscendo ad essere leader e mentalmente dentro la partita per 90′. Un’analisi era volta a fare una sorta di appello ai tifosi, l’altro era un focus sui suoi miglioramenti da inizio anno con Allegri.
La prestazione
Oggi, dopo Roma-Milan, siamo qui a fare invece l’opposto. Il bello ed il brutto del calcio sta proprio nella capacità di rimettersi in discussione ogni domenica, ma questa cosa, Leao, ieri l’ha fatta in senso negativo. Dopo partite giocate con il giusto spirito e una frequente capacità di incidere, grazie all’attitudine scoperta di restare dentro al match, ieri il numero 10 dei rossoneri ci è rimasto per circa 20 minuti, con bei movimenti ed un’ottima capacità di legare il gioco, prima di provare il primo velo e iniziare una serie di giocate senza senso e senza contesto, frutto di una ricerca edonistica di qualcosa che aveva veramente poco senso cercare in quella partita ed in quella serata.
Il contesto
La prestazione di Rafa è stata terribile proprio dal punto di vista dell’attitudine media e delle scelte: fare un tacco a centrocampo contro una squadra così brava e così organizzata nella pressione a uomo o fare un velo con la palla radente l’erba con il campo appesantite dalla pioggia, sono delle giocate che rappresentano una sorta di distacco mentale dal contesto circostante del match, cosa che in questo caso, al fuoriclasse del Diavolo, non può essere perdonata. Nkunku, pur autore di una prestazione al di sotto delle aspettative, ha dimostrato di saper reagire e ha contribuito al match con un bel salvataggio difensivo nel primo tempo e la pressione che ha portato al corner del vantaggio rossonero.
I numeri
Leao ha completato nove passaggi su 15 nella metà campo avversaria, un dribbling su due tentati, zero contrasti. In compenso, in maniera quasi inspiegabile data l’attitudine media mostrata, ha vinto 7/8 dei duelli in campo, con una media normale di 9 palloni persi e soltanto 38 tocchi effettuati. Questi dati non fotografano però il peso dei palloni persi, perché risultano quasi tutti errori nel primo possesso o nella scelta successiva, sempre a centrocampo o poco dopo.
