L’ossessione di Allegri per i gesti tecnici

Antonio Belloni
8 Min Read
Allegri si sfoga durante Como Milan - Foto IPA

Se seguite le “Bordocam” di DAZN, lo avrete notato: Allegri è spesso protagonista. Con un focus: i gesti tecnici.

Se siete fan di “Bordocam”, format di DAZN realizzato da Davide Bernardi che mostra il dietro le quinte delle partite di Serie A, avrete notato un fil rouge che lega tutte le puntate in cui è presente Massimiliano Allegri: l’ossessione per i gesti tecnici. Dopo ogni scelta, passaggio o tiro eseguito in modo scorretto, la scena è sempre la stessa: Max si gira verso la panchina, sceglie un membro dello staff o, se c’è Modric, Luka, e gli spiega cosa il giocatore in questione avrebbe dovuto fare di diverso nell’esecuzione del gesto. Emerge, in questi momenti, tutta la natura di calciatore dell’allenatore toscano, che non ha disputato certo una carriera scintillante nel calcio giocato, ma il pallone lo sapeva trattare molto bene. 

La visione del calcio di Allegri

Detto ciò, sarebbe riduttivo ricondurre la mania di Allegri per il gesto tecnico al suo passato da calciatore. Dietro, c’è qualcosa di molto più profondo. La cura che l’allenatore del Milan dedica all’esecuzione dei singoli fondamentali rispecchia la sua visione del calcio. Per confermarlo, basta risalire alla celebra discussione con Lele Adani, casus belli dello scontro religioso tra “giochisti” e “risultatisti”: “Questo è il male del calcio italiano. Non sento una volta parlare di un gesto tecnico. Nel calcio si viene qui e si guarda i gesti tecnici dei giocatori. Semplice”.

Allegri esordisce nella discussione spiegando che, se non fosse per l’importanza delle giocate dei singoli, Messi non varrebbe 200 milioni. A più di dieci anni di distanza, dopo Como-Milan, ha espresso nuovamente lo stesso concetto: “Ci sono giocatori da un milione e giocatori da cento milioni. Quelli da cento milioni devono stare in campo, nel Milan”. La sua visione è chiara: tutto ruota attorno al gesto tecnico e alla qualità del singolo nell’eseguirlo. L’allenatore -dice Max nella discussione con Adani- “deve dare un’organizzazione difensiva”. Si tratta di una concezione che mette al centro il talento del singolo, in un’epoca in cui sembra sempre più diffuso il messaggio opposto, con allenatori-coreografi che telecomandano ogni movimento dei giocatori, ridotti al mero ruolo di macchine.

Di conseguenza, all’interno di questa visione, la cura maniacale non viene tanto affidata a “pattern” di gioco e azioni codificate, quanto alla precisione dei singoli gesti alla base del gioco: controlli, passaggi, tiri. È una visione primordiale del calcio, riportato alla sua essenza originaria. Non è né giusta né sbagliata, è semplicemente quella di Massimiliano Allegri, che crede fermamente in essa e lo dimostra, da anni, di partita in partita. 

I gesti tecnici in Milan-Lecce

La bordocam di Milan-Lecce, ne è solo l’ultimo esempio. Nei primi minuti di gioco, Allegri si sbraccia innervosito per una scelta a suo giudizio troppo timida di Ardon Jashari, che, anziché cercare di allargare il gioco con una sventagliata su Saelemaekers, preferisce un appoggio più semplice. È una scena che si è già vista più volte nell’esordio dello svizzero a Roma contro la Lazio: Max sa che l’ex Brugge ha la qualità di calcio per indovinare un lancio simile. E pretende che lo faccia. Qualche minuto più tardi, inizia il confronto con Luka Modric, tra i massimi esperti di pulizia tecnica al mondo: Max sa scegliere bene i compagni con cui dibattere di tecnica calcistica.

Il primo tema è un movimento troppo tardivo di Leao, che segna in fuorigioco: “Deve aspettare un attimo, deve aspettare un attimo!” -dice l’allenatore del Milan a Modric, che, dando corda al suo mister, annuisce rispondendo “Veloce, rapido!”. Poi, notando le difficoltà del Milan a sfruttare a dovere la difesa alta del Lecce, l’allenatore ex Juventus mima più volte a Rafa il movimento a mezza luna da fare per far perdere le tracce ai difensori avversari. Le giocate, però, non sembrano soddisfarlo, e Max lo confessa al suo fidato consigliere, Landucci: “Sono troppo scolastici!”. A fine primo tempo, Jashari serve Alexis al limite dell’area, e il belga decide di crossare rasoterra in area, dove però Pulisic viene anticipato.

Allegri torna da Modric, e si scatena nell’analisi della scelta sbagliata dall’esterno del Milan: “Quando siamo lì, finta e deve rientrare”. Modric, ancora una volta, non può fare altro che annuire. Il mister è coerente nella sua visione delle scelte da eseguire in ogni situazione di gioco. In avvio di secondo tempo, ad Alexis ricapita un’occasione simile in area, e il belga decide di calciare di destro, col suo tiro che viene respinto. Max torna dal croato, questa volta con un po’ più di foga e nervosismo: “Lì deve fintare, e rientrare!”. Nel recupero, dopo una giocata paradisiaca di Modric a mandare in porta il francese, a far ammattire Allegri ci pensa Nkunku, che rientra perdendo il pallone anziché puntare dritto per dritto la porta: “Ma lo deve puntare! Ma Nkunku deve far gol là!”. 

Allegri gioca le partite

I bordocam rappresentano uno sguardo intimo posato sulla reale identità dell’Allegri allenatore, lontano da narrazioni e strategie comunicative. Quello che emerge è un allenatore innamorato del gesto tecnico, al punto da considerarlo il cuore del gioco, il dettaglio che decide una partita, quello che definisce la differenza tra giocatori da un milione e giocatori da cento.

Max, quasi, le partite le gioca, più che guardarle dalla panchina: a ogni scelta eseguita da un suo giocatore, sembra che indossi uno di quei visori avanguardistici che garantiscono un’esperienza in realtà virtuale, e lui stesso prende la sua decisione, fa la sua giocata, esegue il suo passaggio o il suo tiro. Se l’esecuzione del giocatore in campo non rispecchia la sua scelta -che, da ex giocatore di qualità, è spesso quella corretta- allora si imbestialisce, perché è da lì che passa la sua visione del gioco, è a quello che dedica una cura ossessiva, nella quotidianità di Milanello e in partita.

In un Paese in cui il dibattito calcistico (e non solo) è sempre più polarizzato e definito dal rifiuto di visione alternative rispetto a quella considerata come moralmente dominante, è bene evidenziare come ciascun allenatore, nella sua intimità, abbia una diversa visione non solo della tattica o della strategia, bensì proprio del gioco nella sua più profonda essenza. Quella di Allegri, parte senz’altro dai gesti tecnici. 

Share This Article