Marotta, il “vantaggio” e un Milan che nessuno aveva messo in conto

Mattia De Pascalis
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Giuseppe Marotta presidente di Fc Inter durantela sfida tra US Cremonese e FC Inter - Foto IPA

Prima di Inter-Torino, Marotta riaccende la corsa scudetto: il “vantaggio” del Milan, la pressione, e una squadra che, a febbraio, non doveva essere lì

Giuseppe Marotta parla sempre con misura, ma raramente a vuoto. E infatti, a pochi minuti dal fischio d’inizio di Inter-Torino, si è parlato un po’ di tutto, tranne della Coppa Italia. In questo caso le parole hanno un peso, e non tanto per l’etimologia delle stesse, quanto per le tempistiche, seppur strategiche, in cui vengono pronunciate: “Il fatto che il Milan debba gestire una sola competizione è sicuramente un vantaggio per loro“. Tradotto: noi siamo dentro tutto, loro no. E quindi, mani avanti, le attenuanti sono da una parte sola.

È un classico del calcio italiano. Togliersi pressione e, allo stesso tempo, appoggiarla con delicatezza sulle spalle degli altri. Un gioco che va avanti da anni, soprattutto arrivati a questo punto della stagione. La differenza, questa volta, è che dall’altra parte nessuno ha raccolto la provocazione. Max Allegri infatti, ha sempre dato continuità alla sua narrativa: parlare il minimo indispensabile e abbassare l’asticella. Obiettivo Champions, nient’altro. Un messaggio quasi ossessivo, che sa tanto di “scudetto” protettivo per una squadra costruita senza troppe ambizioni di vertice.

Eppure oggi, la classifica racconta altro. Dopo 23 giornate il Milan è lì, a quota 50, a meno cinque dall’Inter. Troppo vicino per essere ignorato, non abbastanza da essere favorito. E infatti Marotta non lo ignora. Anzi, lo mette al centro del discorso, sottolineando quello che, da mesi, viene ripetuto come un mantra: giocare una sola competizione è un vantaggio.

Scudetto, quante volte una squadra senza coppe è riuscito a cucirlo sul petto?

Ma quanto è vero, davvero? La storia del campionato italiano smonta in parte questa narrazione. Da quando esistono le coppe europee infatti, solo tredici squadre hanno vinto il campionato senza giocare in Europa. Dagli anni Settanta in poi, appena cinque. L’ultima è stata il Napoli di Conte, arrivato decimo l’anno prima. Un’eccezione, più che una regola.

E poi c’è il lato meno raccontato della stagione “senza coppe”: il calendario spezzettato, le partite spostate, gli orari discutibili. Giocare una volta a settimana può aiutar le gambe, ma non sempre la testa. Bologna-Milan di martedì sera è solo l’ultimo esempio, senza dimenticare la “filastrocca” di Milan-Como, prima ipotizzata in Australia, poi lontano da San Siro, poi nel caos totale. No, preparare una partita in queste condizioni non è sempre un vantaggio.

Milan, limiti riconosciuti, ma il mercato non ha aiutato

Il tutto con una rosa corta e un mercato di gennaio che ha portato poco, troppo poco, per alzare davvero il livello. Ad agosto, in pochi avrebbero puntato su questo Milan come possibile mina vagante. E invece, a febbraio inoltrato, la realtà dice che i rossoneri sono ancora lì, vivi.

Ed è proprio questo il punto. Le parole di Marotta sono una presa d’atto. Perché se davvero il Milan fosse fuori dai giochi, non ci sarebbe bisogno di sottolinearne i “vantaggi”. Farlo, invece, significa riconoscere che questa squadra, pur con tutti i suoi limiti, può ancora disturbare i piani altrui. E in una corsa scudetto così corta, a volte, è più che sufficiente.

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