Mattia Caldara si ritira dal calcio giocato a soli 31 anni.
In una lunga lettera a Consapevolezze, rubrica di Nicolò Franceschi, su Gianlucadimarzio.com, Mattia Caldara annuncia il suo ritiro. Il calcio è passione, gioia e spensieratezza, tutte sensazioni che spesso possono trasformarsi in un incubo, quando la sfortuna decide che quel bambino che da piccolo voleva solo giocare in un rettangolo verde non può più proseguire quel sogno che lo aveva accompagnato durante il suo percorso.
- Mattia Caldara si ritira dal calcio giocato a soli 31 anni.
- Nella sue lettera a Consapevolezze racconta: “Sono arrivato al Milan. Era la mia grande possibilità. In quei colori erano racchiuse le mie speranze. Ottobre, un allenamento come tanti altri. Stavo correndo, all’improvviso una sensazione mai provata pima, come se qualcuno mi avesse sparato sul tendine. Pensavo che qualcuno mi avesse calpestato la caviglia. Mi ero voltato a guardare: non c’era nessuno. Ricordo la faccia di Maldini mentre ero sul lettino. Leggevo il dispiacere sul suo volto: avevo capito tutto. Mesi per recuperare, a marzo ero pronto per scendere in campo. Sono rientrato in Coppa Italia contro la Lazio. “Mattia Caldara è tornato”. Ero pronto per il mio debutto in campionato. Musacchio era squalificato, sarebbe toccato a me. Sarei tornato a giocare in Serie A, finalmente. Quanto avevo aspettato quel momento. Mi sentivo bene. Mi sentivo bene anche in quell’allenamento del giovedì. Avevo aspettato quel momento per un anno. Tutto finito in pochi secondi. Ho quell’immagine davanti a me. Borini mi cade sul ginocchio. “Crack”. Mi sono rialzato in piedi per tornare a correre, non potevo essermi rotto ancora. Appena ho appoggiato il piede, sono crollato a terra. La gamba non mi reggeva, il mio ginocchio era spappolato. Un suono, un secondo, un istante. La mia anima era devastata. Qualcosa era cambiato in me. Dal tendine mi ero ripreso, il ginocchio era diverso. Lo sentivo. “Non tornerò più quello di prima”. Una pagina della mia vita si era chiusa per sempre. Io ancora non lo sapevo. In quella settimana la mia vita è cambiata. Cambiata per sempre. La mia testa non era pronta per sopportarne le conseguenze. “Mattia Caldara è finito”.
Il percorso calcistico e l’arrivo al Milan
La carriera di Caldara esplode all’Atalanta nella stagione 2016/2017 sotto la guida di Gian Piero Gasperini, che ne risalta le caratteristiche da difensore moderno. Le sue prestazioni gli valgono prima il trasferimento alla Juventus, e poi l’esordio in Nazionale. Nell’estate del 2018, in quella famosa trattativa che coinvolgeva anche Higuain e Bonucci, arriva al Milan tra l’esaltazione generale. Conquistò subito i tifosi, quando nella presentazione in Duomo, mostrò a tutti con fierezza il simbolo delle 7 Champions League sulla manica della maglia. Poi però il sogno di quel bambino, che intanto era diventato uomo, venne interrotto da un lento e doloroso calvario: prima la rottura del tendine d’Achille, poi quella del legamento crociato, che gli faranno collezionare solo 3 presenze in rossonero.
Nella sue lettera a Consapevolezze racconta: “Sono arrivato al Milan. Era la mia grande possibilità. In quei colori erano racchiuse le mie speranze. Ottobre, un allenamento come tanti altri. Stavo correndo, all’improvviso una sensazione mai provata pima, come se qualcuno mi avesse sparato sul tendine. Pensavo che qualcuno mi avesse calpestato la caviglia. Mi ero voltato a guardare: non c’era nessuno. Ricordo la faccia di Maldini mentre ero sul lettino. Leggevo il dispiacere sul suo volto: avevo capito tutto. Mesi per recuperare, a marzo ero pronto per scendere in campo. Sono rientrato in Coppa Italia contro la Lazio. “Mattia Caldara è tornato”. Ero pronto per il mio debutto in campionato. Musacchio era squalificato, sarebbe toccato a me. Sarei tornato a giocare in Serie A, finalmente. Quanto avevo aspettato quel momento. Mi sentivo bene. Mi sentivo bene anche in quell’allenamento del giovedì. Avevo aspettato quel momento per un anno. Tutto finito in pochi secondi. Ho quell’immagine davanti a me. Borini mi cade sul ginocchio. “Crack”. Mi sono rialzato in piedi per tornare a correre, non potevo essermi rotto ancora. Appena ho appoggiato il piede, sono crollato a terra. La gamba non mi reggeva, il mio ginocchio era spappolato. Un suono, un secondo, un istante. La mia anima era devastata. Qualcosa era cambiato in me. Dal tendine mi ero ripreso, il ginocchio era diverso. Lo sentivo. “Non tornerò più quello di prima”. Una pagina della mia vita si era chiusa per sempre. Io ancora non lo sapevo. In quella settimana la mia vita è cambiata. Cambiata per sempre. La mia testa non era pronta per sopportarne le conseguenze. “Mattia Caldara è finito”.
Stava iniziando una nuova pagina della mia vita. Una pagina buia che sarebbe finita solo anni dopo. Nel mezzo un tendine rotuleo rotto e il problema alla cartilagine della caviglia che mi ha costretto a smettere. Ma tutto è cambiato con quell’infortunio al ginocchio. In quell’allenamento una parte di me è morta per sempre. Era stato messo la parola fine a delle pagine che avrei potuto scrivere. Pagine rimaste vuote, bagnate dalle lacrime e dalla frustrazione. Passi una vita intera dietro a un pallone. Poi basta un infortunio per cancellare tutto. Ogni giorno diventa uguale, fatto di dolore, dubbi, incertezza. Da vivere, passi a convivere. Convivere con una presenza costante, pesante, buia. Dal voler tornare ai tuoi massimi livelli all’arrivare a livelli accettabili e compatibili con il dolore provato. Un crack. Il mio mondo era stato (s)travolto. “Quando finirà tutto questo? Quando avrò un po’ di pace?”.
Il malessere mentale non è semplice da spiegare a parole. Finché non lo vivi, non se ne conoscono sembianze ed effetti. È simile a un velo. Invisibile, ma capace di opprimerti. Da fuori non si vede, ne osservi solo le conseguenze. E, con il suo silenzio assordante, piano piano ti cambia. Ti offusca i pensieri, ti fa perdere lucidità, ti crea una bolla in cui sei rinchiuso e di cui diventi prigioniero.”
A nome di tutta la redazione di MilanVibes, vogliamo farti un sincero augurio per il futuro: in bocca al lupo, Mattia.
