Milan, adesso basta! Così non sei una grande squadra

Emanuele Frigerio
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Allegri si lamenta con i suoi calciatori durante il match tra Parma e Milan - Foto IPA

Il Milan viene rimontato con il Parma e si divora l’occasione di vincerla nel finale dopo aver rischiato di perderla: ecco cosa non è andato

Vinci con Napoli e Roma, ma pareggi miseramente contro Pisa e Parma con dei 2-2 da matita rossa, calcata, ricalcata, sottolineata. Le ambizioni del Milan non possono prescindere dal raggiungimento di una continuità di risultato ed un istinto orientato alla chiusura delle partite, cosa comune a tutte le formazioni che vogliono competere per i piani alti della classifica.

Allegri questo lo sa, ma il clamoroso ribaltone da 0-2 a 2-2 di oggi compete anche a lui: la scelta di inserire Estupiñan dopo 40 giorni lontano dal campo non solo non ha pagato, ma ha prodotto danni facilmente visibili. La decisione di dargli fiducia anche nella seconda frazione, diversamente da quanto fatto contro la Cremonese, li ha raddoppiati. Max, che abbiamo incensato a sproposito anche noi in questo avvio di stagione, ha sbagliato come tutti i suoi calciatori in campo, sintomo di un principio fondamentale da migliorare: l’equilibrio tra la capacità di percepire il pericolo e la fame di vincere.

L’attenzione e la propensione a soffrire dei big match è stata facile da creare finora, ma sono questi incontri che determinano realmente il tuo piazzamento finale in campionato. Attualmente, la mentalità del Milan è lontana da queste ambizioni, poiché i pareggi contro il Pisa ed il Parma identificano un atteggiamento reiterato e impossibile da tollerare per una squadra del blasone dei rossoneri.

Non ci sono giustificazioni sull’assenza di Rabiot al Tardini, come non c’erano per la penuria di cambi col Pisa: il problema di questa squadra era e resta la concentrazione, sia di squadra che nei singoli, oltre che la capacità di annusare pericolo e opportunità. Sì, proprio quella mancanza di percezione del pericolo, che rimane evidente ed insistente per le gare contro Cremonese, nerazzurri e Parma. Udine resta l’unico esempio perfetto di grande squadra in capo agli uomini di Allegri finora, con un incontro aperto, difeso e chiuso nel giro di meno di 60 minuti. Al Tardini, al minuto 25 è stato realizzato il goal dello 0-2 e ancora una volta è stata subita una rimonta.

Sei mesi fa i tifosi erano stufi di partite preparate male e salvate con rimonte insperate: oggi ci trova, ahimè, ad essere coloro che le subiscono. Questo è sintomatico di una rosa ancora immatura per fare quel salto di qualità definitivo. Perché quello che gli episodi ti danno (vedi il rigore parato da Maignan con la Roma). poi te lo tolgono, se ti metti nelle condizioni di subirli. La rabbia del mister, stasera, arriva fortissima sulla rete subita nel recupero della prima frazione, ma un team lucido, forte e pronto non subisce il ritorno di una formazione con 7 punti in classifica (otto con questo pareggio) con quella totale incapacità di rimettersi in ordine, compattarsi e risalire la corrente. Nonostante una rete ingenua rimediata in quel momento dell’incontro.

Ma desta preoccupazione anche la frase di Massimiliano dopo il match, quando a tutte le emittenti ribadisce: “Avremmo dovuto semplicemente resistere in quel frangente e tenere il vantaggio”. Questo fa il pari con un atteggiamento remissivo ed eccessivamente passivo dei suoi uomini dallo 0-2 in poi, con questa abitudine a cercare di giocare di rimessa anche contro gli uomini di Cuesta, non esattamente noti per le loro capacità di fraseggiare, che ha fornito fiducia e pretesto per riprendere una sfida già virtualmente chiusa al 25′. Passi un carattere attendista contro le grandi, ma con Pisa e Parma devi fare tua la partita e consolidarla con la fame di segnare un terzo goal e gestire le energie dei calciatori. Cosa che, dato il primo tempo dei gialloblù, non è parsa esattamente difficile da fare.

Ecco il punto più problematico della storia: il Milan si è fatto rimontare due volte in questa stagione da formazioni che non stavano minimamente esprimendo il loro miglior calcio in quell’incontro, anzi. Non c’è da appigliarsi all’astinenza di reti del duo Nkunku-Gimenez (seppur reale e preoccupante), alla rosa ristretta, alla qualità delle giocate. Dopo il 2-2 il Diavolo ricomincia a spingere e crea tre palle gol clamorose, sprecate malamente da Pulisic e Saelemaekers. Il cinismo è un’altra arma tipica dei top club, una dote che proprio questa stagione manca in ognuna delle sue componenti.

Tutto questo papiro per arrivare dove? Questo sermone per dire che tutto deve partire dalla testa dei calciatori. Il Parma, il Pisa, la Cremonese e l’Udinese non possono essere affrontate con la stessa mentalità di quando si affrontano le big, ma nemmeno essere preparate secondo concetti simili e comuni. Certamente, arriveranno sfide dove mettersi “in trincea” sarà fondamentale, ma affrontarle già con l’idea eventuale di “allenare” la propria capacità di soffrire (cosa già fatta in alcuni periodi alla Juve) non porterà una formazione arrivata da un’annata disastrosa a ricostruire il proprio cammino verso il vertice. Il Milan ha bisogno anche di re-imparare a comandare il gioco, a divertirsi e divertire, insieme. A tratti succede, a tratti si va in tilt.

Quello che manca è una connessione fondamentale per legare l’ambizione di Allegri ad inserire nella testa dei propri calciatori la propensione a soffrire alla capacità di finire l’avversario dopo averlo colpito. I rossoneri non hanno da anni quella capacità e va ristabilita, altrimenti la strada per andare in Champions e tornare a competere per quella stella, sarà sempre tortuosa.

Aggiungo in chiusura, come gli ultimi frenetici minuti di Parma-Milan siano difficilissimi da digerire per ogni tifoso per due motivi: la facilità nel creare tre occasioni da gol nitide solo dopo aver subito il 2-2 (testimoniando il reale valore difensivo dell’avversario affrontato) e la tremenda incapacità di realizzarle. Pulisic cestina una giocata visionaria di Leao (migliore dei rossoneri), ma Saelemaekers commette due leggerezze incredibili sotto porta che pesano due punti. L’incapacità di essere lucidi lì davanti e l’incapacità di leggere (difensivamente e non) i momenti della partita sono le due cose che mancano al Diavolo per tornare a competere credibilmente lì davanti.

E tra due settimane c’è l’Inter, una squadra che, davanti a defezioni di quel tipo, beh…..non è che proprio faccia complimenti.

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