La costanza è un talento? La solidità è un talento? La cultura del lavoro è un talento?
Spesso siamo abituati a guardare il dito e non la luna, ad apprezzare e riconoscere più facilmente qualcosa che brilla intensamente per snobbare tutto il resto. Come se le vie di mezzo non esistessero, come se fosse tutto bianco o tutto nero, impegnati nella costante ricerca del “Campione” che non è altro che un genio raro capace di racchiudere in sé una vasta selezione di talenti.
Un prospetto si costruisce con tempo, pazienza e lavoro sul campo. Davide è uno di questi, non il più classico dei giocatori capaci di catturare immediatamente l’attenzione di tutti, ma uno di quelli che gli allenatori apprezzano. Uno di quei giocatori efficienti e professionali, stabili nel rendimento, abbastanza completi nel bagaglio tecnico-tattico e supportati da qualità fisico-atletiche.
Di Bartesaghi se ne parla poco, spesso male e riferendosi al presente senza mai osservarne il futuro e considerarne quello che potrà essere tra 5 anni. Eppure da Milanello sono convinti: il ragazzo vale ed ha qualità, sarà una colonna del Milan dei prossimi anni ed ogni allenatore passato da Milanello ha potuto apprezzarlo e rendersene conto. Il suo nome non ha mai scaldato la maggioranza dei tifosi, ma un classe 2005 nato a dicembre inoltrato meriterebbe la giusta dose di rispetto ed il giusto tempo di attesa. Nei piccoli gesti è racchiusa la sua forza ed ha pregi e difetti ben definiti come ogni diciannovenne, ogni calciatore ha determinate caratteristiche ed è per questo unico nel suo genere. La perfezione non esiste, ma esiste il modo di valorizzare il valorizzabile e coprirne i difetti.
Vi siete mai soffermati su come questo ragazzo indossi una maglia pesante come quella del Milan? Come se fosse un veterano, sangue freddo e pressioni in controllo, come fosse una cosa comune quando invece non è comportamento scontato in un giovane. La maturità è un talento? Si ed è merce rara, spesso è benzina per alimentare miglioramenti costanti.
Ma che giocatore è? Risponderemo a questa domanda tramite un’analisi ed andremo anche a chiarire un altro quesito che tiene banco tra i tifosi. Quale è il ruolo più adatto per esprimersi al meglio? Ma prima …..
La Serie C con Milan Futuro.
Brevemente ma doveroso partire da qui. Una stagione negativa per tutta la squadra che ha condizionato pesantemente anche il suo percorso. Le poche certezze tattiche hanno ulteriormente pesato, rimbalzato tra il ruolo di terzino sinistro e quello di difensore centrale, con i pochi punti di riferimento che hanno inciso nel rendimento. Di attenuanti dunque ce ne sono state, etichettarlo alle prime difficoltà il passo più rapido per errare nel giudizio. Va inoltre sottolineato come il suo adattamento fisico alla categoria invece sia stato immediato, preparato per affrontare quel livello di intensità ed agonismo.
Agli occhi del tifoso un ragazzo che ha fatto fatica in Serie C non può essere pronto per prendersi delle responsabilità in Serie A, ma non c’è una regola scritta, bisogna anche valutare il contesto e capire quanto si sia predisposti per imparare dal passato.
La Serie A chiama.
Davide risponde presente. Tre gettoni, 211 minuti ed un crescendo di prestazioni e presenza scenica. Sapersi presentare bene non è saper fare il compitino ma saper fare le cose che servono, quelle giocate che sono nelle corde del giocatore con scelte corrette. Le cose semplici con i tempi giusti fanno la differenza. Scrollarsi di dosso la timidezza a piccoli passi quello che sta facendo e mostrando , mettendo in scena quel piede cosi dolce in trasmissione. Milan-Lecce di Coppa Italia è solo uno dei tanti momenti: mette lui il delizioso cross di prima dopo un movimento in profondità che porta al primo gol di Gimenez. Contro la Fiorentina, nella partita più matura fin qui disputata, mette a referto tre key passes e un quantitativo importante di km percorsi. Ma ha dato anche risposte difensive concrete: la sofferenza nell’1 vs 1 contro Conceição, per natura più rapido ed esplosivo, che diventa insegnamento prezioso da trasferire in campo nella prestazione più attenta contro Dodo.
Il profilo del calciatore, l’analisi.
Alta statura, 193 cm di altezza, ectomorfo e con arti inferiori leggermente più sviluppati e tonici della parte superiore del corpo. Una struttura ben riempita ed equilibrata , da anni già pronta per supportarlo nel professionismo. A questa base fisica combina un “motore atletico” non comune, se sul breve può soffrire la rapidità sul lungo in velocità può invece dominare. Lanciato diventa un mismatch favorevole da saper utilizzare, si percepisce la facilità di corsa che sfrutta una falcata ampia e che gli permette con meno appoggi di coprire vaste porzioni di campo. Per caratteristiche naturali soffrirà sempre avversari brevilinei rapidi, ma con il tempo e l’esperienza imparerà a prendere le misure su queste situazioni. Ha forza, cosa non scontata, ma soprattutto una presenza fisica nel duello, da tenere in considerazione in quanto elemento utile in marcatura.
Tatticamente sa muoversi, è un fattore in ampiezza per costanza e ritmo dei movimenti. L’europeo U19 nel luglio 2024, in cui è stato uno dei migliori giocatori del torneo, è stata una masterclass su come fornire soluzioni ai compagni e dare dinamismo alla manovra. Movimenti senza palla continui per smarcarsi in profondità, legge in anticipo e correttamente l’andamento dell’azione per poi occupare gli spazi migliori. Ai tempi del campionato Primavera aveva invece messo in evidenza la sua bravura nell’eseguire sovrapposizioni e corse progressive, quest’ultima la dote in cui può e deve osare maggiormente con coraggio nei professionisti.
Nella sfera tecnica si apre una vasta discussione, nei fondamentali entrano in contrasto un pregio ed un difetto del suo bagaglio. La trasmissione è una qualità dominante, piede sinistro naturale ma ha dimestichezza in situazioni di emergenza anche col piede debole. Ha doti di regia che si trasformano in attacco in rifinitura, quando arriva in zona trequarti campo. Possiede verticalità nei suoi passaggi, un range di gittata medio-lungo e la giusta dose di precisione per renderlo uno specialista. Il piede diventa caldissimo quando arriva in zona cross, oltre alla sensibilità nel dosare la forza utilizza un timing nella corsa per creare spazio e separazione dall’avversario, ma anche da fermo trova traiettorie ideali. In primavera era uno degli uomini designati dallo staff per battere i corner, prova concreta della sua effettiva bravura, e Max Allegri stesso ha affidato a lui qualche punizione e calcio dalla bandierina in questo inizio di stagione 25/26.
Nel dribbling risiede attualmente un punto debole, in spazi compressi e quando deve partire da situazioni statiche mostra anche qualche limite coordinativo di destrezza fine ma con quella statura è anche giustificabile, gli stessi numeri lo testimoniano. Un dato che al tempo mi colpì su Wyscout: una classifica sui duelli offensivi datata luglio 2024 sul campionato primavera dove il coetaneo Marco Palestra dominava e Davide arrancava.
Caratterialmente è un ragazzo mite e pacato, a tratti timido. Dal 2023 è nel gruppo della prima squadra, in cui si è inserito con umiltà. Una cultura del lavoro esemplare fatta di rispetto ed applicazione. Un senso di appartenenza evidente, la passione per quei colori che fanno da stimolo. Trovare l’allenatore giusto per toccare le corde emotive ed estrarne il meglio era quello che serviva nel suo percorso, con la sensazione che Allegri sia quello giusto per smuovere quel qualcosa dentro di lui che aumenta di partita in partita.
Come può essere utilizzato?
Analizzate le caratteristiche, il quadro prende vita: un calciatore che in fase di possesso può essere funzionale a più altezze di campo differenti. Un riferimento utile in prima costruzione, capace di sganciarsi successivamente durante lo sviluppo dell’azione come incursore e poi ritrovarsi nell’ultimo terzo di campo come fonte di gioco in rifinitura.
Un giocatore ancora agli inizi della carriera e perfettamente plasmabile nel calcio moderno, i vari allenatori che incontrerà contamineranno il suo percorso modificandone il ruolo tattico. Ad oggi è un quinto di centrocampo/ terzino completo nelle varie fasi di gioco, negli anni migliori della sua giovinezza va coltivato e sfruttato il suo “motore”. Diventare “braccetto” è un’opzione comunque solida, una teoria non fantasiosa ma supportata dalle giuste caratteristiche: la stazza per marcare, un’attitudine ed attenzione difensiva nel temporeggiare, la capacità di condurre, smistare e leggere gli spazi. Pensare che però ogni limite si annullerà è sbagliato, servirà tempo ed il giusto maestro per esaltarlo in un contesto di palleggio più adatto a lui , forzare i tempi adesso non sarà utile a nessuno.
Lui per sua stessa ammissione preferisce giocare da laterale, posizione in cui si trova confidente, in un intervista datata 2023 su Calciomercato.com aveva un po’ raccontato di se: “In realtà da piccolino all’Atalanta ho iniziato facendo la punta, poi al Milan ho fatto l’esterno. In carriera però ho ricoperto tanti ruoli. Ho fatto la mezzala e all’occorrenza il difensore centrale. Oggi se posso scegliere preferisco giocare in una difesa a 4 come terzino puro”. Continuando: “Sono duttile e posso fare anche il braccetto di sinistra in una linea a 3”.
Quella duttilità allenata, che è un valore.
Davide Bartesaghi è forte, forte veramente: trovare la consapevolezza nei suoi mezzi sarà la svolta. Talmente forte da essere il primo a non realizzarlo e talmente forte da imporsi comunque.
