Quest’estate i rossoneri hanno fatto due cessioni top: Reijnders e Thiaw. Max ha saputo dare nuova linfa nonostante gli addii
Serviva ripartire. Il Milan lo scorso anno ha concluso la stagione all’ottavo posto in classifica e fuori dalle coppe europee. Logico pensare che le big d’Europa e non solo fiutassero l’occasione di mercato per qualche acquisto illustre e in parte così è stato: 16 cessioni a fronte di 10 nuovi arrivi. Su tutti, gli addii più importanti sono stati quelli di Theo Hernandez, Reijnders e Thiaw. In particolare gli ultimi due sono andati a giocare in Premier League, rispettivamente per Manchester City e Newcastle, per un cifra totale di 115 milioni di euro – bonus compresi.
In Inghilterra la stampa locale, considerato anche il rendimento che entrambi stanno avendo, ha descritto le due operazioni di calciomercato come “rapine” nei confronti del Milan. Al debutto sul campo del Wolverhampton il 27enne olandese ha incantato pubblico e critica spingendo perfino i tifosi quasi a non credere di essersi assicurati un centrocampista di tale livello a quel prezzo. Sulla stessa lunghezza d’onda i fan dei Magpies autori di un coro sulle note di “Bella Ciao” per il difensore tedesco. I media inglesi in questo caso hanno parlato di “capolista della Serie A imbrogliata”.
In Italia le stesse operazioni sono state viste in altro modo: addii top ma a cifre difficilmente rinunciabili per club italiani. Il Milan sotto la supervisione di Allegri non si è perso d’animo e ha saputo reinvestire i soldi delle cessioni con acquisti mirati e funzionali. Reijnders è stato sostituito da Modric. Il croato è il nuovo beniamino dei tifosi: media del 90% di passaggi riusciti, recuperi palla e supporto alla squadra, nonostante età e palmares. Al suo fianco è arrivato Rabiot: pupillo dell’allenatore.
Al posto di Thiaw sono arrivati De Winter e Odogu – non titolari – scelta frutto di una strategia ben precisa: valorizzare il trio già presente. Nella top five dei calciatori con più minuti in campo ci sono Tomori (775′), Pavlovic (732′) e Gabbia (720′). L’anno scorso, alternati con modesti risultati, oggi invece sono mattoni di un muro quasi impenetrabile. Il Milan ha subito in tutto 4 gol, uno in più della Roma miglior difesa del campionato.
È lo stesso Tomori ad ammettere il miglioramento:«Per noi è una seconda vita rossonera, c’è un clima diverso. Presto per parlare di scudetto ma se vinciamo magari mi faccio biondo». Analogie con la vittoria del 2022 ci sono. Non solo l’unità di gruppo ma anche la presenza di giocatori come Saelemaekers, apprezzato per applicazione e duttilità. Allegri in estate ha bloccato la sua terza partenza. Scelta vincente: è dentro in tutte le partite, da esterno di fascia o, come nell’ultima occasione, da trequartista.
Insomma c’è un Milan oltre Pulisic, Leao e Maignan. Allegri l’ha saputo creare, modellare e valorizzare. Se la squadra ha come obiettivo minimo la qualificazione in Champions League e sogna in grande è anche merito suo.
