La rete di Nkunku ha chiuso di fatto il 2025 del Milan, completando un anno solare che racconta tanto su prospettive future, idee e progetti di questa squadra
La doppietta di Christopher Nkunku in chiusura di anno è la perfetta fotografia del 2025 dell’Ac Milan.
La prova che i fattori psicologici ed ambientali hanno un impatto imprescindibile sul funzionamento di campo di un insieme di calciatori talentuosi, potenzialmente vincenti, ma che troppo spesso si sono persi nei meandri di situazioni tra il tragico e il comico a cavallo di due stagioni che sembrano lontane un’era geologica.
Ma prima di arrivarci, raccontiamo un po’ questi dodici mesi per diapositive.
L’anno dei rossoneri si apre in modo a dir poco epico: Sergio Conceição si siede sulla panchina del Diavolo dopo il controverso esonero di Paulo Fonseca ed entra subito nel cuore dei tifosi. La semifinale di Supercoppa Italiana a Riyadh contro la Juventus vede in scena una rimonta di carattere, fortunosa, tatticamente poco comprensibile, ma pur sempre una vittoria contro una formazione favorita e di assoluto valore. La finale, contro la bestia nera dei cugini dell’Inter, si mette subito su binari molto prevedibili, con le reti di Lautaro e Taremi subite a cavallo dell’intervallo in maniera superficiale ed un trofeo già nelle mani di Simone Inzaghi e i suoi. Poi, ecco la prima fotografia dell’Ac Milan: Leao entra in campo, Theo Hernandez decide di salire in cattedra, il tecnico portoghese la butta nuovamente in caciara e arriva una rimonta leggendaria che vale un trofeo inaspettato e simbolico. Il manifesto di quella squadra che “ha potenziale ma di rado si applica”. Titolo: LA CONVINZIONE DELLA PROPRIA FORZA
Sì, simbolico, ma non vi so ancora dire, ad oggi, se in maniera positiva o negativa. Perché quell’azione magnifica sul 2-3 di Abraham, quella festa col sigaro di Sergio, quel discorso di Ibrahimovic….beh, in pochi giorni diventano passato remoto. Un pareggio col Cagliari, le rimonte con Como e Parma dopo partite molto poco convincenti, il litigio tra il mister e il capitano, la sequela di addii e nuovi ingressi nelle folli, frenetiche, incomprensibili ultime ore di calciomercato. Seconda diapositiva del 2025 rossonero, il derby pareggiato 1-1 al penultimo giorno di finestra invernale: Morata dal dover giocare titolare finisce in Turchia, Gimenez arriva infortunato la sera stessa sugli spalti di San Siro, Bennacer scende in campo da titolare dopo aver preteso la cessione, Walker viene subito lanciato in campo dal 1′.
In realtà , la stagione del Milan svolta pochi giorni prima direte voi, con quella funesta sconfitta a Zagabria condita da fantomatiche illazioni su quanto accaduto negli spogliatoi che Alvaro ci svelerà probabilmente in un libro best seller nel 2032, ma mi soffermo su quella stracittadina perché resta maggiormente indicativa, a mio parere, del significato dell’annata del Diavolo. Confusione fuori, confusione in campo, possibilità di raggiungere un risultato alla portata che sfuma per una disattenzione all’ultima curva. L’incidente dei playoff contro il Feyenoord resta una forte onta, da svariati milioni di euro, ma rientra nel sunto della fotografia appena mostrata. TITOLO: IL CAOS
La terza slide è inevitabilmente quella del 14 maggio, una data storica per i tifosi felsinei per quella Coppa Italia conquistata. Il Milan arrivava da un ottavo di finale dominato con un tennistico 6-1 ai danni del Sassuolo, un pirotecnico 3-1 rifilato alla Roma e un derby di ritorno vinto con un monumentale 0-3 all’Inter firmato dall’inaspettato Jovic, revitalizzato dalla fiducia del tecnico. Eppure, quella finale, al netto di quel clamoroso errore del numero 9 rossonero nel primo tempo e di un arbitraggio profondamente discutibile, il Milan non l’ha praticamente giocata. Il secondo tempo è stato all’insegna di un calcio isterico, privo di idee, di motivazione e nemmeno lontano parente di quello disputato cinque mesi prima in terra araba contro i cugini, strapazzati pochi giorni prima in quello scontro diretto.
Avevo visto perdere altre due finali di coppa al mio club negli ultimi anni, una ai supplementari contro la Juventus dei record e una per 4-0 sempre contro i bianconeri, ma mai avevo guardato il cielo al fischio finale con una sensazione di sconforto calcistico così grande: da tifoso, ero deluso dall’atteggiamento e dalla reazione al gol subito, ancor più che dalla sconfitta. Lo sport insegna a perdere, ma soprattutto a lottare con dignità nel farlo. Quello è stato inevitabilmente il momento che ha fatto comprendere a molti quali calciatori avessero esaurito il loro ciclo a Milanello, ma anche cosa i dirigenti dovessero sistemare per evitare di dover fronteggiare altri fallimenti sportivi ed identitari come quelli incontrati nella scorsa stagione. TITOLO: IL PUNTO DI NON RITORNO
Arriva Tare, arriva Allegri. Il merito del Milan, il nuovo Milan, sta nel capire come questo club abbia bisogno di ripartire da un ambiente coeso, da un gruppo di uomini e abbia necessità di appoggiarsi a basi concrete e pochi esperimenti. La penultima slide è banale, ma serve ad inquadrare il funzionamento del mondo del calcio: Milan-Cremonese 1-2. Ormai, nella narrazione, sembra quasi una partita valsa dei punti in classifica alla formazione meneghina. Invece, ricordate tutti la sensazione esatta al fischio finale: ci risiamo. Quella sfida porta in rossonero Adrien Rabiot, Christopher Nkunku e per poco non regala pure un centrale di difesa e una punta. Ma ricordate quel match? I padroni di casa producono 24 tiri, 9 calci d’angolo, 2 xg e subiscono 4 tiri, 2 gol e 0.21 xg. Una delle migliori partite del Milan da inizio anno per produzione offensiva e facilità ad arrivare nell’area avversaria, ma anche (e fa ridere) per occasioni concesse alla formazione opposta. TITOLO: I PUNTI FANTASMA
Chiudo, come preannunciato, con un’ultima diapositiva, perfetta per chiudere un cerchio. La rete del 3-0 dell’attaccante francese durante Milan-Verona: Christo non avrebbe mai segnato quel gol fino ad otto minuti prima. Il fattore “testa” che vi avevo accennato all’inizio ma ribaltato: qui non si parla più di convinzione della propria forza, ma di forza della propria convinzione. Lui è forte, fortissimo, ma l’impressione avuta dagli addetti ai lavori è stata sempre quella di un calciatore contratto e frenato dal tipo di gioco, dall’inserimento ambientale più lento del dovuto e dalla condizione fisica. Lui ha bisogno di credere per primo in sé stesso e Max Allegri in questo è stato magistrale a favorirlo: avrebbe potuto schierare qualcuno “adattato” al suo posto, ma lui ci ha creduto, lo ha aspettato, si è fidato ed ha gioito.
Ecco, questo sintetizza perfettamente i dodici mesi del Milan: una squadra forte, coi mezzi per vincere contro tutti, ma che ha bisogno di positività interna ed esterna in maniera interdipendente: un ambiente esterno entusiasta permette ai ragazzi di performare sempre meglio anche nelle difficoltà , un gruppo sereno, compatto e che manifesta impegno in campo, accende la passione dei tifosi. Crederci dentro aiuta a crederci fuori. “Noi dobbiamo lavorare, i tifosi devono sognare”: queste parole di Allegri in una conferenza stampa riassumono tutto.
TITOLO: LA FORZA DELLA PROPRIA CONVINZIONE
