ReFrigerio – Milan Fiorentina è il manifesto di Rafael Leao

Emanuele Frigerio
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Rafael Leao dedica la rete dopo il momentaneo pareggio contro la Fiorentina (Ph. IPA Agency)

Il portoghese ha ribaltato la partita mettendo in mostra tutto ciò che si aspetta da lui: giocate decisive, leadership e capacità di trasformare una situazione tragicomica in una serata epica

Lo avevo detto poche ore fa nell’editoriale: Milan-Fiorentina come serata perfetta per la rinascita di Rafa Leao. Un’opportunità donata dall’emergenza che il talento lusitano non ha esitato a cogliere per fare suo nuovamente quel meraviglioso ed epico teatro di nome San Siro, che oggi tornava ad inneggiare e spingere i propri beniamini con striscioni, amore e quello spirito delle annate migliori.

Il diez rossonero non ha tradito le attese, nonostante una prima ora di gioco tutto tranne che positiva, ma non solo da parte sua d’altronde. Il gol di Robin Gosens, il tanto temuto incursore esterno, ha acceso paradossalmente una formazione sopita e incastrata nel torpore di un’emergenza che troppi incastri aveva fino a quel momento mutato nell’ideale scacchiere di Massimiliano Allegri. Poi, la fiamma: Rafael si prende la palla si accentra e bam! Biglia all’angolino e partita riaperta, con un atteggiamento da vero e proprio leader. Lui che, appena entra Gimenez, gioca i suoi primi minuti stagionali in coppia con lui e manda in tilt completamente gli avversari, fino al fatidico momento. El Bebote si procura il rigore, Leao si prende la palla (attimi di sussulti per i tifosi presenti allo stadio che vedevano Fofana restare sul dischetto col pallone in mano a lungo) e la responsabilità di questa squadra e spiazza lo spauracchio De Gea, autentico protagonista sui tiri dagli undici metri in quel match della scorsa stagione.

Eccolo qui, il “Leone dell’Atlantico”, parafrasando il grande Repice. Un calciatore sublime, determinante, unico. Quello che Alexis Saelemaekers, a fine partita, ha chiarito essere stato battezzato e protetto dai compagni e dallo staff al termine della trasferta dello Stadium, consci che soltanto la sua testa ed il suo talento l’avrebbero potuto portare fuori da quel momento. Perché certo, il gruppo è importantissimo in campo per giocare di collettivo, ma lo è soprattutto per sentire la fiducia ed essere migliore individualmente, fidandosi del lavoro quotidiano sul campo d’allenamento di tutte le persone intorno. Ed eccolo qui il leader: il gol del pareggio è un’autentica dichiarazione di personalità. Chiama la palla, guarda la porta, sterza e calcia nell’angolino dalla distanza come fosse la cosa più semplice del mondo. Dito puntato in direzione della panchina idealmente e subito dopo un recupero in scivolata sulla bandierina, sotto la Curva. Si presenta sul dischetto ventidue minuti dopo, con percentuali non propriamente entusiasmanti in carriera per quanto concerne questo fondamentale, ma senza esitare si carica 71475 tifosi e 17 compagni di squadra sulle spalle e viene salvato da Matteo Gabbia da un’ammonizione inutile, ma che avremmo tutti giustificato in quanto liberatoria di oltre 500 giorni senza reti davanti al proprio pubblico in Serie A, sei mesi senza titolarità in campionato, un mese abbondante di infortunio. Doppietta, tre punti, vetta della classifica.

 

Rafael Leao è tornato….. e non avrebbe potuto farlo in un momento migliore.

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