In un Milan decimato dagli infortuni, il classe 2001 debutta da titolare in campionato a San Siro come mezzala sinistra. Precisione nei passaggi, attenzione tattica e tanto lavoro senza palla: il futuro parla rossonero.
Quando il Milan scende in campo contro la Fiorentina, l’emergenza è totale. Solo tre giocatori di movimento della prima squadra siedono in panchina, mentre la lista degli indisponibili è da brividi: Pulisic, Rabiot, Estupiñán, Nkunku e Loftus-Cheek fuori. Un quadro che costringe Allegri a ridisegnare la squadra e a lanciare una pedina finora rimasta nell’ombra: Samuele Ricci, titolare per la prima volta in campionato con la maglia rossonera, nel caldissimo stadio di San Siro.
Il risultato finale sorride al Milan — 2-1 contro una Fiorentina mai stata così in difficoltà — ma la notizia più interessante della serata è proprio la prova del giovane centrocampista, che risponde presente con una prestazione di grande maturità. Schierato da mezzala sinistra al posto di Rabiot, Ricci interpreta il ruolo con disciplina tattica, lucidità e attenzione in ogni fase. Non forza mai la giocata, preferisce la semplicità e la pulizia tecnica, ma soprattutto non sbaglia praticamente nulla.
I numeri lo confermano: 47 passaggi riusciti su 52 tentati (90%), con un impressionante 89% di precisione nella metà campo avversaria e 94% nella propria. Ricci si dimostra ordinato e sempre nel vivo del gioco, con 60 tocchi complessivi, solo un errore tecnico e due falli subiti, segno di una presenza costante in mezzo al campo. Non cerca la verticalità forzata, ma detta i tempi e consente al Milan di respirare nei momenti di pressione.
Dal punto di vista difensivo, nonostante la posizione più avanzata rispetto al solito, Ricci non si risparmia: 7 palloni recuperati, 3 duelli a terra vinti su 3 e 2 contrasti aerei vinti, a testimonianza della sua capacità di leggere l’azione e inserirsi con i tempi giusti. Non commette sbavature, non perde mai la calma e garantisce equilibrio in una mediana improvvisata.
La heatmap della sua partita racconta perfettamente il suo lavoro: presenza costante sul centro-sinistra, movimento continuo per coprire anche le incursioni di Fofana e per supportare la costruzione bassa. Un centrocampista che si muove più da metronomo che da incursore, ma che interpreta il ruolo con intelligenza e senso tattico.

Alla prima da titolare a San Siro in Serie A con i rossoneri, Ricci non sfigura, anzi. Mostra ordine, pulizia e una notevole capacità di adattamento in una serata complicata per il Milan, priva di riferimenti e costretta a reinventarsi. Allegri, al termine del match, può essere soddisfatto: il classe 2001 risponde presente e si guadagna sul campo la fiducia dell’ambiente.
Le prossime settimane saranno decisive, anche perché il calendario fitto e i tanti infortuni offriranno spazio e continuità. Un’occasione che Ricci può sfruttare per crescere e farsi trovare pronto. Davanti a lui c’è un “mostro sacro” come Luka Modric, da cui imparare e con cui competere per un posto, ma la prestazione contro la Fiorentina dimostra che Samuele ha le qualità per ritagliarsi un ruolo sempre più centrale nel Milan che verrà.
In un San Siro che chiede certezze, Ricci ha risposto con maturità, pulizia e personalità, qualità che spesso appartengono più a chi ha esperienza che a chi sta muovendo i primi passi.
