Più indizi fanno una prova: il Milan produce parecchie occasioni contro le medio-piccole ma non concretizza come contro le grandi
Smascheriamo un luogo comune piuttosto stucchevole dopo Milan-Genoa: il problema principale dei rossoneri contro le formazioni della parte destra della classifica è il cinismo. Dopo questa frase, argomento.
I dati
Milan-Cremonese, produzione offensiva pari a 2 xg prodotti, 24 tiri totali, 2 grandi occasioni, una rete annullata.
Milan-Pisa, produzione offensiva pari a 1.6 xg prodotti, 20 tiri totali, 3 grandi occasioni.
Parma-Milan, produzione offensiva pari a 2 xg prodotti, 14 tiri totali, 4 grandi occasioni.
Milan-Sassuolo, produzione offensiva pari 1.5 xg prodotti, 13 tiri totali, 4 grandi occasioni, un gol annullato ingiustamente.
Milan-Genoa, produzione offensiva pari a 2.4 xg prodotti, 32 tiri totali, due legni colpiti, un gol annullato.
L’analisi
Le migliori partite a livello di creazione di occasioni del Diavolo rientrano in questa lista: questo prova che la qualità delle chances prodotte dalla formazione allenata da Massimiliano Allegri non è inventata, ma si basa su solide prove. Le reti che sono state incassate in queste sfide sono tutte figlie di disattenzioni difensive che questa squadra si sta ancora portando dietro dalla scorsa stagione e che spesso riaffiorano durante gli incontri, ma anch’esse dipendono ovviamente dal cinismo dell’avversario.
Il rigore di Dybala, quello di Calhanoglu, il colpo di testa di Gila, l’intervento di Maignan su Gatti allo Stadium…. tutti big match dove il Milan non ha incassato reti ma avrebbe largamente potuto in caso di capacità della squadra opposta di concretizzare l’occasione avuta. Ecco, questo vale anche per i rossoneri: la mancanza principale di questa rosa, attualmente, è la capacità di essere cinica in queste sfide contro compagini sulla carta “inferiori tecnicamente”.
Fa ridere pensando alla “menata” settimanale sulle dodici partite sbloccate al primo tiro in porta dalla squadra seconda in classifica, vero? Questa mattina, probabilmente, nel “gongolare” dei detrattori di questo allenatore o di questi ragazzi, si parlerà della mancata occasione di cogliere i tre punti, di un gioco latitante che diventa causa di questo 1-1. Ognuno proverà a leggere dati ed interpretare il risultato a proprio piacere, secondo proprio gradimento e per convenienza.
Anche io, in quanto tifoso, vi confesso, sono piuttosto arrabbiato. Avrei ovviamente voluto vincere questa partita, avrei altresì gradito una produzione offensiva meno caotica e basata sulle palle inattive e i cross alti, più favorevoli al Genoa, ma poi mi fermo e penso. Penso che il Milan non era mai riuscito a produrre così tanto su situazioni da fermo come oggi, che raramente aveva trovato determinate soluzioni e che per la seconda volta in stagione (dopo Milan-Fiorentina) ha potuto schierare un 433 a partita in corsa. Penso che Leao e Pulisic stavano a mezzo servizio, il portoghese nemmeno era in grado di correre, eppure ha inciso nel risultato come a Cagliari, anche se non con lo stesso esito finale.
Penso insomma, e rifletto. Una squadra a 39 punti in classifica dopo 18 partite giocate, al secondo posto in classifica, sotto solo ad una corazzata come quella dei cugini dell’Inter, incapace di pareggiare ma capace di produrre un’infinità di occasioni da rete, spesso faticando a concretizzarne. Rifletto e questo mio riflettere mi porta a dire che una formazione capace di produrre una mole di expected goals come quella generata oggi, alla lunga, queste partite contro squadre della parte destra della graduatoria è destinata a vincerle.
L’auspicio
Questo Milan ha dei difetti strutturali, non gioca forse un calcio affascinante, talvolta annoia. Tutto questo è vero. Però ricordiamoci sempre il punto di partenza, analizziamo i passi falsi e le frenate anche oltre la delusione del risultato e restiamo fiduciosi.
Non ascoltate quello che vi raccontano: la costruzione di questo team porterà a migliorare i difetti di gioco e massimizzare i pregi ad un certo punto della stagione: la cosa fondamentale sarà arrivare a quel momento preciso con un range di punti tale da permettere ai tifosi ed ai calciatori di sognare. Succederà? Non lo sappiamo, ma siamo consapevoli sarà difficile.
Firenze, Como, Lecce e Roma definiranno le reali ambizioni del Diavolo in questo campionato, il Bologna le dovrà confermare.
Ci saranno sfide che richiederanno di essere brutti e cinici, altre che domanderanno di produrre gioco, occasioni e buttarla dentro nel momento giusto per evitare di perdere ancora 11 punti contro le cosiddette medio-piccole. Lo sappiamo, sono troppi. Siamo anche coscienti che il girone di ritorno, al via questa domenica, sarà più arduo a livello di calendario di quello d’andata e che migliorarsi sarà impresa ardua, ma le grandi cavalcate, siano queste per la Champions League oppure per l’obiettivo innominabile, richiedono tipologie di narrazioni epiche di questo tipo. “Noi dobbiamo lavorare, i tifosi devono sognare”: ripeto sempre questa frase detta da Max Allegri durante una conferenza stampa di questo autunno perché mi rimase impressa nell’intenzione della pronuncia.
Facciamolo, spingiamo la squadra a provarci. Questo gennaio è cruciale e non è, nostro malgrado, iniziato sotto i migliori auspici, soprattutto a livello di calendario. Niente disfattismi, prendiamo il positivo. In fondo, quel rigore, in un’altra stagione sarebbe entrato….
