Il messicano ha comunicato tramite i propri canali social che dovrà fermarsi al fine di curare l’infortunio alla caviglia. Analizziamo l’immediato impatto del suo infortunio sulla squadra
Santiago Gimenez si deve fermare per curare un problema alla caviglia che si trascina da mesi: è questa la sintesi dell’annuncio arrivato in tarda serata dall’attaccante rossonero sul proprio profilo Instagram , con un post esplicativo sul tema. Quello che sembrava potesse essere semplicemente uno stop di poco conto, in seguito al contrasto che sembrava averlo messo ko all’ora di gioco di Atalanta-Milan, si è in realtà rivelato essere un problema ben più serio per il centravanti, come rivelato anche dal padre qualche giorno fa.
Cosa succede quindi ora? Massimiliano Allegri forse ci dirà di più in conferenza stampa in merito al problema del Bebote, ma l’impressione è che si sia davanti ad una tempistica molto difficile da quantificare per il recupero totale del numero 7 del Diavolo. Qualche giorno di riposo, qualche settimana, oppure qualcosa in più? Non ci è dato saperlo, ma quello che possiamo analizzare è invece cosa l’assenza di Gimenez potrebbe togliere al Milan in questo ipotetico ed indefinito periodo di tempo.
L’ex Feyenoord ha realizzato 0 reti in questa stagione di Serie A (unica marcatura in Coppa Italia contro il Lecce), con 3.00 xG mancati e due rigori procurati contro Juventus e Fiorentina, in quelle che sono state probabilmente le sue migliori partite tra le undici complessive disputate dal Bari a Bergamo. L’intesa con Pulisic è maturata pian piano, con le negative partite contro Cremonese e Bologna che sono state seguite da un graduale incremento del coinvolgimento del messicano sia nei movimenti offensivi (vedi l’azione del primo tempo di Udine con risposta di Sava e la rete del 3-0 del compagno statunitense, propiziata da un suo bellissimo taglio) che nell’attitudine in campo. Poi, dopo un grande ingresso nel finale della sfida contro la Viola, due prestazioni profondamente negative contro Pisa e Atalanta hanno riacceso critiche e dubbi sulle sue capacità da punta.
Santiago non è adatto al lavoro spalle alla porta, e questo lo abbiamo compreso sia noi “profani” che gli addetti ai lavori. Ci si può lavorare, sicuramente, ma anche un esperto del lavoro individuale come il nostro Francesco Sità (sul nostro canale YouTube) ci ha espresso il suo dubbio nell’andare ad effettuare un lavoro di questo tipo perché sembra essere veramente lontano dalle sue caratteristiche. Questa cosa lo ha un po’ penalizzato nel gioco del Milan, che richiede inevitabilmente la capacità di fare anche questo tipo di “mestiere”. Tuttavia, Allegri perde un giocatore offensivo dinamico, in grado di spaccare le partite con la sua energia talvolta, ma soprattutto in grado di fare da riferimento tattico per Leao e Pulisic, permettendo loro di liberare al meglio le proprie doti di seconde punte.
Quindi, cosa perde il Milan senza Gimenez? Innanzitutto un attaccante in organico: attualmente Allegri, in 12 partite ufficiali disputate dalla sua formazione, non ha mai avuto a disposizione tutto il parco attaccanti. Prima Leao infortunato, poi Pulisic, ora El Bebote. Loftus-Cheek è ormai inteso, anche per caratteristiche, stabilmente un calciatore appartenente al reparto offensivo, così come il giovane Balentien che, ultimamente anche lui alle prese con qualche problemino fisico, è stabilmente aggregato alla prima squadra.
Il mister deve fare inoltre a meno dell’unico attaccante mancino in rosa, dell’unica punta “riferimento”, seppur con caratteristiche particolari. Questa situazione aprirà le porte ad un maggior minutaggio di Nkunku, attesissimo alla miglior condizione dai tifosi rossoneri e pronto per riprendersi la titolarità col Parma, in attesa di comprendere se la coppia prescelta là davanti sia realmente quella composta dal 10 e l’11 oppure ci siano margini per strappare una maglia anche dopo la sosta. Le zone di operatività del francese e di Santi sono infatti non così difformi, con la capacità di entrambi di muoversi su tutto il fronte offensivo, complici anche le caratteristiche di Rafa e Chris.
Cambia quindi la tipologia di scelte per Max, ma purtroppo non muta il problema: l’infortunio di durata indeterminata del numero sette mantiene lo status di “emergenza” nel reparto offensivo del Diavolo, sperando che al suo ritorno la caviglia ed il suo rapporto con la rete siano nuovamente in linea con gli obiettivi personali del calciatore, ma soprattutto con quelli del club.
