La squadra di Allegri è tra le più produttive del campionato per tiri e occasioni create, ma paga la scarsa precisione e una sfortuna costante.
Con la seconda sosta per le nazionali alle porte e undici giornate ormai alle spalle, è tempo di primi bilanci in Serie A 2025/26. E tra i numeri che emergono, ce n’è uno che racconta perfettamente il momento del Milan di Massimiliano Allegri: una squadra che costruisce tanto, tira molto, ma alla fine raccoglie molto meno di quanto produce. I rossoneri sono tra le formazioni più attive in zona offensiva, ma anche tra le più sfortunate e imprecise.
I dati ufficiali forniti dalla Lega Serie A sono chiari e impietosi. Il Milan ha segnato 17 gol, a fronte di 111 occasioni da gol create, con una percentuale realizzativa dell’11%. Un rendimento ben al di sotto del potenziale offensivo della squadra, frenato da una combinazione di errori sotto porta e una dose non trascurabile di sfortuna. Sempre secondo la Lega, i rossoneri hanno colpito otto legni (tra pali e traverse) nelle prime undici partite, più di qualsiasi altra squadra del campionato.
Sono numeri che raccontano più di mille parole. Il Milan non è una squadra che fatica a creare — anzi, è tra le più prolifiche nel generare azioni pericolose — ma che troppo spesso non riesce a finalizzare. L’imprecisione e la mancanza di cattiveria in area di rigore sono diventati un marchio di questo avvio di stagione.
Eppure, sul piano del gioco, la squadra c’è. Con 148 tiri totali, i rossoneri si piazzano al sesto posto nella classifica delle squadre che tirano di più, subito dietro a Inter (197), Juventus (180), Atalanta (156), Napoli (151) e Roma (149). Numeri che confermano la continuità offensiva di un gruppo capace di produrre, ma che troppo spesso si ferma a un passo dal gol.
La mancanza di cinismo, però, non è solo frutto del caso. A pesare sono anche le difficoltà del reparto offensivo. I due attaccanti centrali, Santiago Gimenez e Christopher Nkunku, sono ancora a quota zero reti. Un’anomalia pesante, soprattutto se si considera che entrambi sono stati acquistati per garantire quella presenza in area che mancava lo scorso anno. Allegri li ha gestiti con cautela — tra acciacchi, problemi fisici e adattamento — ma l’assenza di gol dai loro piedi ha inevitabilmente limitato la pericolosità complessiva della squadra.
Il paradosso è che il Milan gioca, costruisce e arriva in area con facilità, ma si inceppa proprio dove dovrebbe colpire. Il problema è tanto tecnico quanto mentale: troppa frenesia negli ultimi metri, poca lucidità nella scelta della giocata. E così i pali colpiti, i tiri respinti e le occasioni mancate diventano una costante che pesa sulla classifica e sull’umore.
Un confronto diretto con chi sta davanti in classifica aiuta a capire la differenza. Il prossimo avversario del Milan, l’Inter, dimostra quanto contino la precisione e la qualità nella finalizzazione. I nerazzurri sono primi per tiri (197) e, soprattutto, hanno un attacco che concretizza: Lautaro Martínez ha già segnato 4 gol, Bonny altre 4, Thuram ne ha messi 3 (prima dell’infortunio) e persino Esposito è andato a segno. In totale, il reparto offensivo dell’Inter ha prodotto dodici reti, quasi il triplo di quanto messo insieme dagli attaccanti del Milan.
La differenza sta tutta lì: la squadra di Inzaghi trasforma la quantità in qualità, mentre quella di Allegri spreca troppo e si affida spesso alle invenzioni dei centrocampisti o dei difensori per trovare il gol. Se il Milan avesse anche solo convertito una parte dei suoi tiri o dei legni in gol, la classifica oggi racconterebbe un’altra storia.
Anche il Napoli, secondo nella classifica dei pali colpiti (sei), vive una situazione simile: grande volume di gioco, tanta produzione offensiva, ma poca concretezza. Invece l’Inter e la Juventus, che guidano per tiri totali, hanno trovato un equilibrio tra quantità e precisione, con percentuali di realizzazione più alte e una miglior gestione delle occasioni.
Per Allegri, la sosta arriva al momento giusto. L’obiettivo sarà lavorare su efficacia e freddezza sotto porta, cercando di restituire fiducia a giocatori come Nkunku e Gimenez, ancora a digiuno. I rientri di Pulisic, Rabiot e Gimenez dopo la pausa offriranno nuove soluzioni, ma servirà anche una scossa mentale: il Milan deve trasformare la sua produzione offensiva in gol reali.
Perché se le cifre della Lega Serie A fotografano una squadra che crea più di molte big, è altrettanto vero che la fortuna non può essere sempre un alibi. In undici giornate, i rossoneri hanno costruito abbastanza per segnare il doppio. Ora serve concretezza, cattiveria e precisione: solo così il Milan potrà smettere di contare pali e iniziare a contare punti.
