Uno dei temi più dibattuti in casa Milan dopo i passi falsi contro le piccole è quello del pressing.
Il Milan ha il dato del PPDA (passaggi concessi all’avversario prima di effettuare un’azione difensiva) più alto della Serie A, indice della pressione meno intensa del campionato. Se l’approccio conservativo, fatto di blocco medio-basso, densità centrale e lavoro di reparto, ha dato tanti frutti nei big match, non si può dire lo stesso delle sfide interne contro Pisa, Sassuolo e Genoa, tutte partite nelle quali il Milan, concedendo a tratti il pallino del gioco all’avversario, si è esposto ad errori individuali grossolani (Gabbia e Tomori/De Winter col Sassuolo, De Winter col Pisa, Gabbia col Genoa).
L’approccio alla pressione, contro le piccole, sembra stare stretto ai rossoneri, che faticano ad esercitare un vero dominio sulla partita e non danno mai la sensazione di essere in pieno controllo. Il pressing, però, è una fase del calcio moderno tanto importante quanto delicata: non è qualcosa che si può improvvisare. È efficace se coordinato, corale, accompagnato da tutta la squadra. Il problema del Milan è che, quando lo fa, spesso lo fa male.
Esce -in ritardo- sui riferimenti con gli attaccanti, utilizzati per lo più per chiudere linee di passaggio centrali, ma poi, la linea difensiva, raramente accompagna in avanti.
Risultato: la squadra si allunga, gli spazi si aprono. Tutto parte da una scelta chiara fatta da Allegri quest’estate, palesata con chiarezza dalle parole di Tomori a inizio stagione: “Il mister ci ha detto basta lasciare buchi, basta andare in giro per il campo a prendere il pallone”. Il Milan aveva bisogno di una rottura rispetto al deserto tattico delle ultime due stagioni, nelle quali le marcature a uomo a tutto campo di Pioli erano state esasperate fino all’autodistruzione. Per rendere nuovamente solida una squadra per due anni spesso esposta a imbarcate, era necessario uno scossone radicale: compattezza, blocco medio-basso, difesa di reparto e letture.
Certo, come spesso accade, lo scossone è stato forse troppo estremo nella direzione opposta. Questo approccio paga contro le grandi, quando, complice anche un’attenzione maggiore diffusa tra i singoli, il Milan è solido difensivamente e letale nelle transizioni; contro le piccole, però, la squadra, forse troppo ancorata a questo approccio inedito, fatica a sganciarsene, e a tratti sembra affrontare le partite come se di fronte si trovasse sempre l’Inter o il Napoli. Un timore reverenziale eccessivo, per la superiorità tecnica che il Milan sarebbe chiamato a far valere.
Contro il Pisa è accaduto nei primi 15’ della ripresa: il Milan, troppo lungo a detta di Allegri nel primo tempo, si è abbassato (troppo), concedendo di fatto il dominio del gioco all’avversario, ed esponendosi all’errore individuale, che è arrivato puntuale al 60’ col rigore causato da De Winter. Ieri, dopo un approccio alla partita migliore del solito per aggressività, il Milan è progressivamente sbiadito, e nella parte centrale di primo tempo ha concesso il pallone al Genoa di De Rossi. L’azione del gol di Colombo arriva al termine di due minuti consecutivi di possesso indisturbato. Il copione è sempre lo stesso: Pulisic e Leão coprono la zona centrale, ma al Genoa basta allargare i braccetti per trovare linee di passaggi pulite. Fofana, a tratti, esce forte sul braccetto sinistro -Vasquez- ma spesso è in ritardo: alla lunga ci rinuncia. A sinistra, la scalata per Rabiot è molto lunga. Ma rinunciare del tutto a sporcare la costruzione avversaria, significa portarsi il nemico in casa: è l’avversario che prende il controllo. Puoi solo reagire.
Il Milan, poi, crea più volte i presupposti per il pareggio, e nel secondo tempo assedia la porta di Leali, dimostrando come una maggior intensità e qualche rischio in più, quando la differenza tecnica è così netta, basterebbero a dominare queste partite. La scelta conservativa di Max, però, ha dalla sua diversi argomenti.
In primis: gli uomini. Per pressare con efficacia, occorrono giocatori in perfetta condizione atletica, e soprattutto capaci di farlo. Rafa Leão -si sa- non è mai stato un pressatore, e se la sua condizione fisica (a essere generosi al 50%) non gli permette di strappare col pallone, è difficile immaginare che gli possa permettere di inseguire con foga l’avversario in pressione. A centrocampo, poi, il Milan deve proteggere Modric: a 41 anni, pensare che possa uscire forte in avanti, giocando tutte le partite, è utopia. Il sistema attuale gli permette di tenere la posizione, lavorare sugli intercetti leggendo le traiettorie, e beneficia re dell’aiuto di Fofana e Rabiot.
Capitolo difensori: se da mesi diciamo che un approccio più di reparto, che ne nasconda i difetti individuali, è ciò che ha permesso a Pavlovic, Gabbia e Tomori di crescere molto nelle prestazioni, allora non è scontato che una pressione più alta, che gli richieda di coprire più campo alle loro spalle, magari accettando la parità numerica con gli attaccanti (ieri Vitinha e Colombo – non Thuram e Lautaro – sono stati una spina nel fianco costante), possa dare più benefici dell’approccio attuale.
Insomma, è lecito pretendere qualcosa in più con le piccole, e vedere Genoa e Pisa palleggiare per minuti consecutivi a San Siro è qualcosa che stona, ma poi occorre ragionare sul piano pratico, per capire quale approccio, per i giocatori e le caratteristiche a disposizione, possa dare più benefici. Il Milan dovrà crescere, dovrà evolversi e moderare la sua identità conservativa contro le piccole, ma è difficile pensare che quest’anno possa trasformarsi in una squadra che fa del pressing la sua arma e recupera tanti palloni in zone alte.
L’ultima Juve di Allegri, quella del triennio, aveva proprio questo difetto: un pressing poso coordinato, disorganizzato, che le costava grande sofferenza con le medio/piccole in grado di palleggiare dal basso con qualità. Il pressing non è qualcosa che si può implementare tanto per farlo: richiede disponibilità e predisposizione dei giocatori, oltre che abilità dell’allenatore nell’implementarlo. La sensazione, però, è che qualche rischio in più si possa correre. Il Milan, che con le grandi è stato grande da inizio stagione, non può permettersi di intimidirsi così tanto con le piccole a San Siro. Se saprà essere più flessibile, moderando il suo approccio con le piccole e mantenendolo efficace contro le grandi, allora farà un altro passo decisivo in avanti.
