Da 0-2 a 2-2, la rimonta subita dal Milan contro il Parma ha messo sotto i riflettori il tema della gestione del vantaggio: ecco perché tutti stanno parlando di PPDA
Partiamo dalle basi. Che cos’è il PPDA? Beh il PPDA è un acronimo, la cui forma estesa è “passes per difensive action”. Tradotto, il numero di passaggi concessi all’avversario per ogni azione difensiva. Da qui è facile dedurre che una squadra con il PPDA basso non concede agli avversari di sviluppare una trama di gioco articolata e ,di conseguenza, ha nelle sue corde la riaggressione e il pressing alto, mirato a limitare spazi e tempo a disposizione dell’avversario. Per fare un esempio, la Roma di Gasperini rientra nella categoria appena citata, proprio grazie al diktat professato dal suo tecnico, che, come già dimostrato a Bergamo, è l’estimatore per antonomasia della pressione alta.
Al contrario, un PPDA alto indica un’elevata libertà lasciata agli avversari in fase di costruzione della manovra. Anche in questo caso l’intuizione è dietro l’angolo. Il Milan, infatti, ha quasi sempre adottato un blocco basso, al punto da guadagnarsi il titolo di squadra con il PPDA più alto del campionato. Nella conferenza stampa alla vigilia della trasferta di Parma, la questione è stata posta sul tavolo proprio attraverso una domanda a Massimiliano Allegri. L’allenatore rossonero ha però dribblato la questione, appellandosi alla semplicità del calcio, i cui meccanismi vanno al di là di questi dati.
Milan, ma il PPDA influisce davvero?
Massimilano Allegri ha davvero ragione? Allora, senza dubbio il dato preso singolarmente non ha alcuna valenza. Se però viene portato a sostegno di una tesi, ecco che acquisisce un’importanza maggiore. Il Milan è la squadra con il PPDA più alto, tuttavia non bisogna fermarsi a questo ed è necessario individuarne le cause e le conseguenze. La linea strategica adottata dai rossoneri è quindi chiara: lasciare agli avversari il pallino del gioco e sfruttare eventuali transizioni offensive. Le qualità dei singoli, infatti, come ad esempio la velocità degli esterni e la fisicità dei centrali difensivi, mette Allegri nelle condizioni di adottare questa linea.
Fino a questo momento i risultati gli danno parzialmente ragione. Ma perché parzialmente? In alcune circostanze questa veste tattica, un po’ come tutte le altre, presenta delle fragilità. Infatti, quando ti ritrovi in una situazione di vantaggio, lasciare il pallino del gioco all’avversario e piazzare le tende nella propria metà campo comporta dei rischi. I sei punti persi da situazione di vantaggio, sono il manifesto delle criticità dell’atteggiamento attendista rossonero. Contro Atalanta, Parma e Pisa la formazione di Allegri ha quasi sempre smesso di attaccare, riponendo le sue speranze di successo solo nella fase difensiva.
Ciò che influisce quindi, non è tanto il basso indice di pressing, ma bensì la finalità, per la quale si adotta il blocco basso. Quest’ultimo ha dimostrato di poter portare numerosi frutti, ma solo se finalizzato a colpire l’avversario in contropiede. Se, al contrario, questa strategia cambia connotati e si trasforma in difesa a oltranza, ecco che le speranze di portare a casa i tre punti diminuiscono sensibilmente. Al rientro dalla sosta, dunque, il tecnico rossonero dovrà premere su questo tasto, allargando le competenze tattiche della squadra, rendendola quindi capace anche di aggredire alta in alcuni momenti della partita, ma allo stesso tempo sempre concentrata sul vero obiettivo, ovvero quello di fare gol.
