Rabiot : Adrien, numero 12 (chilometri), grazie

Emanuele Frigerio
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Rabiot con la maglia numero 12 del Milan (Ph. IPA Agency)

Il centrocampista francese del Milan si è fin da subito imposto in campo ed in spogliatoio con la sua leadership, mostrando statistiche fisiche impressionanti. Analizziamo il suo avvio anche grazie alle parole rilasciate a Le Figaro.

Adrien Rabiot al Milan. Qui eravamo rimasti nel nostro precedente focus sul poderoso e forte calciatore della nazionale francese.

Oggi, cinque partite totali dopo, a che punto siamo? Attaccamento, leadership, dominio fisico e padronanza tattica. Queste sono le caratteristiche principali messe in campo dal “cavallo pazzo” rossonero in questi primi minuti con la maglia del Diavolo. Un calciatore decisivo, determinante nel modo di cambiare l’indirizzo di una squadra che qualche dubbio aveva lasciato nelle prime uscite, con qualche uccello del malaugurio pronto a cibarsi delle sventure potenziali degli uomini di Max Allegri per nutrire la propria fama ed il clickbaiting.

Ma come l’ex Marsiglia ha mutato la testa ed i risultati di questa squadra? “Rispetto, lavoro e sacrificio: questi valori sono fondamentali in campo”. Questo breve estratto dell’intervista rilasciata in data odierna ai colleghi di Le Figaro, risponde a questo semplice quesito. Una mentalità costruita nel corso della carriera, una carriera iniziata in un Paris Saint-Germain in rampa di lancio, consolidata nella Juventus dei campioni e maturato in definitiva con un formidabile percorso con i Bleus di Deschamps. Vittorie, consapevolezze acquisite, titoli vinti: “Voglio che la gente mi veda come un calciatore appassionato, rispettoso, ma soprattutto vincente. Soltanto nella precedente esperienza non sono riuscito ad alzare trofei, qui al Milan però voglio lasciare il segno e vincere“.

Adrien è venuto qui per vincere. Questo intento non lo sta dimostrando soltanto con le parole, ma anche coi fatti, anzi coi numeri: 11,116 km percorsi col Bologna, 11,117 km percorsi a Udine, 11,319 km col Napoli e 11,222 nell’ultima sfida contro la grande ex, la Vecchia Signora (sempre primo tra i compagni per distanza percorsa nei 90′). Costanza di rendimento, di presenza. Il chilometro numero dodici, quello che inizia a percorrere all’interno della sua partita prima che il direttore di gara ne sancisca la fine con il triplice fischio. Proprio quel dodici che si è stampato sulla schiena perché Cheveyo Mul Balentien aveva già esordito in stagione contro il Lecce prima del suo arrivo con il suo simbolico venticinque, quindi nuova vita e nuovo “pettorale”.

Lui, anni compiuti trenta, che comanda il gioco ed i tempi dell’AC Milan insieme ad un baldo giovane di nome Luka: “Ha dieci anni in più di me e gioca in quel modo a quarant’anni. Vederlo allenare con così tanta professionalità, precisione, impegno, intensità è qualcosa di impressionante”. Queste sue dichiarazioni sul croato alla testata transalpina fotografano l’intesa tra i due grandi calciatori, apparsi fin da subito affini e complementari per lo sviluppo del gioco dei rossoneri. L’ex Real Madrid non è particolarmente lontano per quanto concerne le distanze percorse ogni match, contando 33 recuperi totali nelle ultime tre gare in combo con il francese. Sei con la Juve, quindici con i partenopei, dodici con i friulani. Eccolo che ritorna, quel numero.

Unica pecca del suo grandissimo avvio? Zero reti all’attivo, ma con undici tiri tentati………fate voi i vostri calcoli.

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