Modric contro Calhanoglu: chi ha vinto la sfida in regia?

Giacomo Cesaro
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Luka Modric durante Juventus Milan (Ph. IPA Agency)

L’attesa di vedere il duello tra Modric e Calhanoglu ha avvolto il clima della vigilia: ecco chi ha vinto la lotta in mezzo al campo

Nel macrocosmo del derby, vinto per 0-1 dal Milan, si sono generati numerosi duelli, che si sono rivelati decisivi nell’economia della gara. Modric e Calhanoglu hanno dato vita al dualismo più atteso, non a caso i due centrocampisti, il 14 e il 20, erano senza dubbio gli uomini con più qualità sul prato di San Siro. 

Nessuna delle due stelle ha però brillato in modo accecante. O meglio, il turco, dopo numerose stracittadine da eroe, è inciampato nei due errori che sono costati la sconfitta all’Inter, indossando così per la prima volta la veste del protagonista in negativo. Modric, invece, habitué delle serata di gala, ha saputo essere estremamente importante senza mettere in mostra il suo repertorio offensivo. Per l’ennesima volta il croato ha lasciato la prima pagina ai compagni, dedicandosi invece al preziosismo lavoro dietro alle quinte della Scala del calcio. 

I numeri

Il piano gara preparato nelle stanze di Milanello non ha lasciato spazio alla creatività di Luka Modric, quasi sempre impegnato nella propria metà campo. La discrepanza tra le statistiche offensive e quelle difensive è infatti lo specchio della prestazione del croato. A mettere ancor più alle strette la qualità dell’ex Real ci ha pensato l’intensità del derby: tanta foga e poca razionalità, un ambiente avverso alle caratteristiche del Pallone d’Oro. La grandezza di un campione emerge però anche in serate come quelle di domenica, dove l’adattamento ha permesso a Modric di confezionare l’ennesima prestazione positiva. Perché se è vero che il centrocampista rossonero ha perso 9 palloni (novità assoluta), è anche vero che spesso si è trovato a giocare con l’acqua alla gola. In fase di non possesso invece i dati parlano da sé: 7 recuperi, 4 chiusure difensive, 2 intercetti e 1 tiro respinto.

Anche il dirimpettaio Calhanoglu ha sofferto l’intensità del derby: 11 i palloni persi, tra cui quello che ha aperto il casello autostradale per il vantaggio rossonero. Nonostante ciò, le percentuali di passaggi riusciti (sommando lanci lunghi e tocchi rasoterra) sfiorano il 90%, dato che sottolinea il basso tasso di errore del regista turco. Basso tasso di errore che Calhanoglu solitamente vanta anche dagli undici metri. Questa volta però, tra il 20 nerazzurro e l’ennesimo calcio di rigore trasformato, si è intromesso Mike Maignan. L’infallibile è diventato, ancora una volta in uno scontro ad alta quota, fallibile. La prestazione dell’ex Leverkusen non passa  però solamente dall’errore dal dischetto, ma assume un valore ulteriormente negativo se puntiamo la lente d’ingrandimento sulla fase difensiva. Il contributo di Calhanoglu è stato pressoché nullo ( 1 chiusura e 2 recuperi). Numeri insufficienti, ma che trovano una spiegazione nella posizione media del turco, quasi sempre con i piedi nella metà campo avversaria a distribuire costanti aiuti ai giocatori offensivi.

Conclusioni

La suggestione di vedere Calhanoglu e Modric indossare i panni di Ettore e Achille non ha trovato terreno fertile. Il derby è questione di pragmatismo, conta vincere, non dar spettacolo. Luka ha dimostrato per l’ennesima volta la capacità di riporre nel cassetto il fioretto, sporcandosi le mani nel traffico della propria metà campo.  A 40 anni Modric distribuisce, partita dopo partita, lezioni di umiltà all’umanità intera.

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