Milan, messaggio recepito da Amorim e sosta indigesta

Emanuele Frigerio
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Chukwueze, Ramos e Pulisic, Milan-Lecce - Foto Mattia Martegani

La reazione dei rossoneri e quella sensazione di un momento da sfruttare

Dopo la partita contro il Benfica avevamo analizzato la sconfitta del Milan, sottolineando come ci saremmo aspettati delle risposte concrete dalla partita contro il Lecce di domenica sera. Fortunatamente, il lavoro di Ruben Amorim ha sortito ottimi effetti, e non perché in realtà la valutazione della partita contro i lusitani fosse mal valutata. La differenza tra quanto messo in campo mercoledì e domenica è notevole, ma non solo per quanto concerne la differenza di avversario. Le idee messe in gioco sono state differenti, ma soprattutto ora possiamo confermare quello che dicevamo da diverso tempo: Christian Pulisic è la chiave per far funzionare i concetti di Amorim in fase di possesso.

Principi e flessibilità

Sono stato a Milanello per la conferenza stampa di presentazione della partita contro la formazione salentina e ho visto un Ruben Amorim a due volti: prima un allenatore completamente assorto nei pensieri di una partita che sapeva sarebbe stata importantissima, poi una persona molto più sciolta, specie dopo il siparietto con il collega sulla formazione. L’impressione, specie analizzando le sue dichiarazioni, è stata che la malinterpretazione e la strumentalizzazione di alcune sue parole di mercoledì avessero in qualche modo generato un timore contenutistico nell’allenatore, specie per gli attacchi frontali che erano troppo usciti dalla semplice critica della partita contro il Benfica.

Tralasciando questo aspetto, ho personalmente avuto modo di apprezzare moltissimo la flessibilità tattica del tecnico, che ha dato seguito a quanto detto negli scorsi giorni in merito alla plasticità delle proprie idee, che non sono più immutabili e inadattabili come invece fu in passato nelle esperienze di Manchester e Lisbona. Quello che è accaduto contro il Lecce a San Siro è un esempio di intelligenza e competenza, agevolando in base all’avversario la proposta offensiva e difensiva attraverso degli accorgimenti strategici che hanno lasciato la sensazione di essere davanti ad una perfetta lettura della partita.

Non sminuiamo la vittoria contro il Lecce, piuttosto eleviamola a manifesto di comprensione degli errori delle ultime partite ed applicazione di concetti, specie per le triangolazioni ed i rombi in fase di posizionamento in possesso, che sono stati provati negli ultimi due mesi di allenamento. I calciatori hanno recepito quello che viene provato in allenamento ed era questo il punto focale del nostro discorso delle scorse puntate: è fondamentale che il nuovo calcio sia digerito, perché questo aspetto permette di andare oltre ad una cattiva esecuzione dello spartito in alcune partite, come accaduto contro il Benfica.

Una sosta evitabile

Abbiamo analizzato già in altri approfondimenti sul nostro sito le mosse che hanno portato alla vittoria ed un successo nell’applicazione del piano gara (Pulisic, Gila, Rabiot, Modric e non solo), ma quello che vorrei affrontare ora è il pessimo tempismo di questa sosta nazionali. Tanti hanno sostenuto che fosse positivo per i rossoneri avere tre settimane di stacco, ma la mia analisi va in un’altra direzione.

Immaginiamo una squadra che, dopo tre partite senza vittorie e senza convincere, arriva ad esporre un calcio divertente, stimolante e riesce a mettere in campo tutto quello che ha effettivamente provato nelle settimane precedenti. Una squadra che accorcia dalla testa della classifica e che entra in condizione fisica, sbloccando anche a livello di entusiasmo Pulisic, Rabiot, Gila e tutti gli altri protagonisti.

Ecco, non discuto il fatto che una settimana di “riposo” per i non convocati in nazionale possa essere tanto o poco, opportuna o meno: è una gestione interna e che viene evidentemente fatta perché lo staff sa esattamente quello che fa, specie per una questione di tenuta psico-fisica dei calciatori nel corso della stagione magari.

Tuttavia, ritengo che sia un peccato che questa sosta ‘storica’, mai così lunga, sia capitata proprio dopo una partita così brillante dei rossoneri e con la rosa che, a parte un piccolo acciacco di Comotto, non annoverava nessun calciatore infortunato. Il calendario è e resta quindi beffardo, come storicamente negli ultimi anni sempre è stato per questa squadra e lo sarà anche al rientro ad ottobre, quando si riattaccherà con quattro partite in trasferta nelle prime cinque sfide del ciclo autunnale, prima di averne tre consecutive in casa a cavallo tra il 27 ottobre e il 5 novembre tra Bologna, Inter e Ferencvaros.

 

 

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