I giornalisti di Gazzetta Luca Bianchin e Francesco Albanesi raccontano la loro intervista a Navarro
Intervenuti durante la trasmissione Milan Express, sul canale Youtube di Milan Vibes , Luca Bianchin e Francesco Albanesi hanno raccontato la loro intervista fatta a Sergio Navarro Barquero, allenatore di Milan Futuro ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.
- I giornalisti di Gazzetta Luca Bianchin e Francesco Albanesi raccontano la loro intervista a Navarro
- Che impressione vi ha fatto l’intervista a Sergio Navarro?
- Quale è stata la vostra impressione su questa intervista?
- Un allenatore del genere cosa può dare a una realtà come quella del Milan, soprattutto a livello giovanile? Parliamo di un club che si aspetta tantissimo su tutto: cosa può portare concretamente con una metodologia completamente diversa da quella a cui eravamo abituati?
- Ma lui lo pensa davvero? Può sembrare un po’ particolare, mi rendo conto.
- Il Milan ha già in casa le risorse per garantire i gol con il gioco di Amorim?
Che impressione vi ha fatto l’intervista a Sergio Navarro?
“Facciamo un minimo di introduzione per chi non l’ha letta. Su Gazzetta c’è un’intervista all’allenatore di Milan Futuro, la seconda squadra del Milan, che è Sergio Navarro, questo spagnolo caduto un po’ da un altro mondo, come scriviamo io e Francesco, perché effettivamente non lo conosceva quasi nessuno in Italia.
È un allenatore che ha fatto un percorso molto particolare, mischiando settore giovanile e prime squadre. Ha allenato diverse prime squadre: l’anno scorso, ad esempio, ha portato il Debrecen al quarto posto in Ungheria. In passato ha fatto anche il responsabile del settore giovanile dell’Athletic Bilbao, il primo non basco della storia, peraltro, ed è stato metodologo al Villarreal. Ha fatto tante cose.
È un personaggio particolare. Ha dato risposte che probabilmente nessun altro allenatore darebbe in quelle situazioni. Può piacere o non piacere, ma sicuramente è uno diverso.”
Quale è stata la vostra impressione su questa intervista?
“ Forse la parte più banale è quando dice che, se i giocatori gli chiedono cosa devono fare, lui risponde: «Non lo so».
Mi è piaciuto quando gli ho chiesto: «Ma tu in partita cosa dici, cosa fai?».
Lui risponde: «Prendo appunti sul taccuino, poi a fine primo tempo proietto tutto su una televisione che abbiamo in spogliatoio per fargli vedere la partita in orizzontale, perché così hanno una visione diversa rispetto a quando giocano, che giocano in verticale».
Mi sembra uno proprio convinto di quello che fa.
Gli è stato anche chiesto quanto si arrabbia durante il mese. Praticamente mai. Si è arrabbiato una volta con un arbitro per un fallo, ma sostiene di dover migliorare. Anche quando i giocatori arrivano in ritardo, invece di arrabbiarsi chiede loro come mai sia successo, convinto che la volta successiva miglioreranno. È una persona molto particolare.”
Un allenatore del genere cosa può dare a una realtà come quella del Milan, soprattutto a livello giovanile? Parliamo di un club che si aspetta tantissimo su tutto: cosa può portare concretamente con una metodologia completamente diversa da quella a cui eravamo abituati?
“Direi una strada, un metodo. Questo è un termine più appropriato. Lui è un allenatore di singola squadra, però ha fatto il metodologo.
Il metodologo, per chi è meno attento, in un settore giovanile è quello che dà le linee di indirizzo: stabilisce come ci si allena, come si gioca, come si difende e come ci si comporta fuori dal campo.
Fa cose originali, che secondo me possono essere trasferite a tutte le squadre del settore giovanile.
Ci ha raccontato, ad esempio, come al Villarreal portasse i ragazzi il venerdì, il giorno prima della partita, in un centro in cui si svolgevano attività con persone con disabilità mentale. Invece di allenarsi, i giocatori si ritrovavano ad aiutarle durante i pasti, a fare loro la doccia e a svolgere altre attività di questo genere.
Sorprendentemente, i ragazzi, tra i 18 e i 21 anni, alla fine dicevano: «È la cosa che ci è servita di più, la cosa più bella che abbiamo fatto in tutto l’anno».
Questo fa capire come ti porti in un’altra dimensione, in un momento in cui il calcio italiano ha bisogno di rifondare e partire da nuove basi. Guarda caso è anche spagnolo: sappiamo che la Spagna in questi anni vince circa l’80% dei tornei giovanili, ed è un numero pazzesco.
Il fatto che sia spagnolo, quindi, non è una cosa da poco.
Soprattutto, lui dice che per lui sono tutti pronti per giocare titolari nel Milan. Gli abbiamo chiesto questo e il suo sogno sarebbe, più che allenare il Real Madrid, vedere i ragazzi di Milan Futuro titolari con il Milan.
Ha una laurea, ha dei master, ha studiato. E quando gli abbiamo chiesto quale consiglio darebbe ai ragazzi, ha risposto che non ne dà: loro fanno, sbagliano, e a lui non interessa vincere o perdere 4-0. È molto, molto particolare.”
Ma lui lo pensa davvero? Può sembrare un po’ particolare, mi rendo conto.
“In una squadra che fa la Serie D e quindi non ha interessi di classifica particolari, ci sembra l’uomo giusto nel posto giusto. Almeno così la pensano al Milan.
Noi ci abbiamo parlato un’ora e mezza e non possiamo certo dare sentenze. È curioso, semmai, che abbia fatto questo anche in prima squadra e che magari in alcune situazioni sia andato meno bene. In Ungheria, però, alcuni colleghi mi hanno raccontato che i giocatori erano tristi da star male all’ultima partita, quando lui ha detto che sarebbe andato in Italia.
Ha fatto anche due nomi in particolare di Milan Futuro, quelli di Plazzotta e Pandolfi. Si ha quindi la percezione che su di loro ci sia già la proiezione di portarli pian piano in prima squadra.
Secondo me vale un po’ per tutti, anche per Malick Cisse, che è un difensore ma con lui gioca a centrocampo. A un certo punto dice: «Per me può fare anche l’ala, i giocatori devono fare tutto».
Secondo lui, chi gioca ala sta con i piedi sulla linea della rimessa laterale e prende gli insulti, quindi deve saper fare un po’ tutto. Non esistono ruoli fissi.
Ha fatto anche un grande lavoro con Vos, sicuramente dal punto di vista psicologico. Gli parla tanto, gli ha parlato della sua vita, non di calcio. È soprattutto lui quello che ha recuperato, perché due anni fa l’allenatore Carpi disse che questi erano giocatori fuori categoria e poi non si sono più visti.”
Il Milan ha già in casa le risorse per garantire i gol con il gioco di Amorim?
“Anche con un certo senso estetico. La traversa di Cisse è molto bella, la conclusione di Gonçalo Ramos è molto bella, quindi sicuramente sì, io non credo che abbia problemi.
Anche solo per come gioca Amorim, penso che i gol non mancheranno. Semmai possiamo fare un discorso di equilibrio, perché credo che in alcuni momenti della stagione salterà un po’ per aria, ma fa parte del modo di giocare di Amorim.
Stando bene, ha fatto bene questa pausa Gonçalo Ramos. Mi viene in mente un concetto psicologico, , nella settimana in cui Cristiano Ronaldo esce dalla nazionale portoghese in quel modo.
Chissà che Gonçalo, che ricorderete contro la Svizzera per aver segnato quella tripletta nel primo turno a eliminazione diretta del Mondiale, giocando al posto di Cristiano nel momento in cui Ronaldo lascia la nazionale, forse per sempre, non si prenda la responsabilità di diventare il numero 9 del Portogallo e quindi cominci a fare tanti gol con il Milan.”
