Il tedesco ha raccontato i suoi ricordi rossoneri al Festival dello Sport di Trento
Olivier Bierhoff ha vestito la maglia del Milan per sole tre stagioni, ma è rimasto nel cuore di tutti i tifosi che l’hanno visto vincere lo Scudetto del 1999. Il tedesco è stato protagonista di in un’intervista al Festival dello Sport di Gazzetta, parlando sia dei rossoneri che di calcio italiano.
Maldini in nazionale
L’ex attaccante rossonero, una volta finita la carriera da calciatore, ha intrapreso un percorso nella Federazione Tedesca. Bierhoff si è occupato per 18 anni della ricostruzione del calcio tedesco, in un ruolo simile a quello che era stato affidato a Maldini quest’estate: “Abbiamo parlato spesso, gli ho raccontato la mia esperienza. Tifavo per lui: vedevo grinta, voglia di restituire qualcosa al calcio italiano, idee chiare. Però devi sentire un sistema disposto a seguirti, a fare tutto quello che è necessario, anche ciò che può fare male. Possibilmente lui non l’ha sentito”.
Il periodo rossonero
L’attaccante arrivò al Milan dall’Udinese insieme a mister Zaccheroni nel 1998, vincendo subito lo Scudetto: “Berlusconi era un gentiluomo, perfetto stile Milan, ma preso dalla politica. Non era vicino alla squadra come all’inizio. Galliani, invece, era appassionato. Lo vedo ancora agli appuntamenti Uefa e sono sempre felice di incontrarlo.
Nella prima stagione ho visto la professionalità di giocatori che avevano già vinto tanto: Albertini, Maldini, Costacurta, Rossi, Boban, c’era anche Donadoni. Si adattavano al nuovo sistema. La forza era la loro fame di dimostrare che c’erano ancora, dopo due annate deludenti. Fino a metà stagione, però, non pensavamo di poter vincere lo scudetto. Alla fine, Zaccheroni parlò con la squadra, la diede in mano ai giocatori d’esperienza. Ero orgoglioso di essere al tavolo dei senatori a Milanello. Non so come trovai posto, forse mancava qualcuno. Boban e Rossi si scontravano sempre: uno diceva rosso, l’altro blu. Costacurta e Albertini buttavano fuoco. Discutevano anche su quale olio fosse migliore per una pasta. Weah, invece, era molto riservato. Sapevo che aveva un peso nel suo Paese, ma non immaginavo che sarebbe entrato in politica fino a diventare presidente”.
Il Milan del presente
L’amore di Oliver per i colori rossoneri è rimasto, anche se probabilmente le delusioni degli ultimi anni lo allontanano dai ricordi del “suo” Milan: ” Il Milan è sempre il Milan, è ancora nel mio cuore, ultimamente non mi ha preso. Prima le squadre italiane avevano grandi personaggi, giocatori di qualità mondiale. Adesso chi c’è? Non li vedo”.
Poi un parere sul nuovo bomber rossonero: “Un giocatore solo è difficile, però può aiutare. I palloni devono arrivare, per questo serve che la squadra venga rafforzata”.
