Milan, Boban attacca ancora: “Adattati a non avere ambizione”

Armando Lace
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Gerry Cardinale in Torino-Milan - Foto ipa

L’ex centrocampista croato punge l’attuale società del Milan e la poca ambizione di vincere

Zvonimir Boban torna a parlare del Milan e lo fa dal palco del Festival dello Sport di Trento, organizzato da La Gazzetta dello Sport. L’ex rossonero ha affrontato anche il tema dell’attuale gestione del club, tornando a criticare la filosofia della proprietà americana e puntando il dito sulla mancanza di ambizione sportiva.

“Ci siamo abituati all’idea di non avere più grandi ambizioni, ma questo non può essere il Milan. Se l’obiettivo è semplicemente qualificarsi alla Champions League, allora significa che abbiamo perso di vista ciò che dovrebbe rappresentare questo club”.

“Il Milan deve avere l’ambizione di vincere”

Boban ha poi allargato il discorso al panorama italiano, citando anche Juventus, Inter e Napoli. Il riferimento è alla mentalità con cui i grandi club dovrebbero affrontare ogni stagione e alla necessità di avere come obiettivo il successo, non soltanto la partecipazione alle competizioni europee, rappresentando per il blasone società storicamente abituate alla vittoria e sempre più lontane alla mediocrità.

“Questo discorso vale per tutte le grandi squadre italiane, non soltanto per il Milan. In questo momento, forse, il Napoli mostra una consapevolezza e un’ambizione maggiore nel voler vincere e nel sentire il dovere di farlo”.

“Io amo profondamente Napoli e lo dico con tutto il rispetto possibile, ma vedere il Milan in questa situazione mi fa soffrire. Perché il Milan è il Milan e la sua storia impone ambizioni diverse”.

Sul ricordo di Atene ’94

Boban ha poi ricordato una delle serate più importanti della storia rossonera: il 18 maggio 1994, quando il Milan di Fabio Capello demolì il Barcellona per 4-0 nella finale di Champions League disputata ad Atene.

Secondo l’ex centrocampista, quella squadra arrivò alla partita decisiva cambiando anche alcuni dei propri principi di gioco. 

“Per quella finale avevamo modificato il nostro modo di giocare e forse non tutti se ne erano accorti. Capello preparò la partita anche individualmente, spiegandoci quello che avremmo dovuto fare e chiedendoci di dimostrare sul campo di essere uomini veri”.

“Quella partita è rimasta nella storia della Champions League. Il 18 maggio 1994 rappresenta ancora oggi un momento speciale per me e per il Milan”.

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