Milan, Rivera su Cardinale: “ Non si preoccupa troppo di non vincere”

Armando Lace
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Gianni Rivera - Foto Ipa

L’ex leggenda rossonera e primo Pallone d’Oro italiano si è raccontato così al festival dello sport della Gazzetta

Gianni Rivera si racconta al Festival dello Sport di Gazzetta, ripercorrendo alcuni dei momenti più significativi della sua vita e della sua carriera. Dalla storia con il Milan ai ricordi dei grandi protagonisti del calcio italiano, fino a uno sguardo sull’attualità rossonera. Tra i temi affrontati anche la possibilità di intitolare il nuovo stadio di Milano a lui e a Sandro Mazzola, storico simbolo dell’Inter scomparso da poco.

Rivera e Mazzola, l’idea per il nuovo stadio di Milano

L’ex numero 10 milanista sull’ipotetico nuovo stadio intitolato alle due leggende della Milano calcistica

“Sarei contento che finisse così, e sarebbe contento anche Mazzola, purtroppo non c’è più. Sarebbe una scelta giusta anche per il Milan e per l’Inter, perché siamo stati due protagonisti importanti negli anni in cui abbiamo giocato”.

Rivera ha poi rilanciato l’idea di associare i due nomi alle rispettive squadre:

“Mazzola quando gioca l’Inter e Rivera quando gioca il Milan. Sarebbe perfetto. Ci hanno sempre definiti due monumenti del calcio: mi sembra arrivato il momento di certificarlo. E per essere un monumento ci dovrebbe essere qualcosa di fisico. Lo stadio sarebbe l’idea”.

L’addio al Milan: “Mi sono pentito”

Tra i passaggi più personali dell’intervista, l’addio alla maglia rossonera:

“Volevo ancora giocare, però la società aveva preso Giacomini come allenatore. Mi disse che, se avessi continuato, gli avrei creato dei problemi per la mia personalità eccessiva. Io, stupidamente, per il bene di quel Milan, decisi di smettere in quel momento”.

“Mi sono pentito, anche perché l’attività di Giacomini andò male. Però ormai era stato deciso che non giocassi più”.

Il ricordo di Nereo Rocco e l’aneddoto su Bruno Mora

Parole anche per Nereo Rocco, allenatore che Rivera ricorda con grande affetto, sia per le qualità umane sia per la capacità di mettere i propri giocatori nelle condizioni migliori per rendere in campo.

“Era una persona eccezionale, a cui non potevi non voler bene. Ti metteva nelle condizioni ideali per allenarti e giocare le partite. Ed era anche un uomo di grande spirito”.

Durante una partita a ciapanò, arrivò Bruno Mora, appena vestito con un abito nuovo ed elegante. Vedendolo, Rocco lo accolse con una battuta destinata a restare nella memoria: “Signor Rocco, visto che è bello… Cioè, mancava un mona, ora ci siamo tutti”.

Franco Baresi, un talento precoce

Rivera ha ricordato anche Franco Baresi:

“È stato importante averlo. Immaginare un ragazzino di 16 o 17 anni che gioca a quei livelli e fa il libero non è semplice. Una volta era il ruolo del giocatore più esperto, mentre lui ha iniziato giovanissimo e ha giocato in quella posizione per tutta la carriera”.

La presidenza in rossonero

Nel suo racconto ha voluto ricordare anche l’esperienza da presidente del Milan, un periodo che Rivera ricorda positivamente per la possibilità di vivere da vicino la quotidianità del club. 

“E’ stato un periodo anche abbastanza bello. Mi piaceva stare vicino alla società, vicino a tutti. Poi, però, purtroppo, è capitato qualcosa che i presidenti di allora non se la sentiva più di andare avanti e ha ceduto il Milan, e quindi a quel punto io anche contro la mia volontà ho deciso di smettere, aprendolo era andando al Parlamento Europeo. Sono andato prima al Parlamento Europeo, poi al Parlamento italiano”

La stoccata a Gerry Cardinale

Infine, una riflessione sull’attuale proprietà rossonera e su Gerry Cardinale.

“Pensavo che gli americani giocassero solo a football, che non è la stessa cosa del calcio. Però, da che mondo è mondo, è il denaro a comandare. Hanno grandi disponibilità economiche e non si preoccupano troppo di non vincere: preferiscono gestire i propri capitali secondo la loro mentalità. Ed è esattamente ciò che sta accadendo”.

“Cardinale? Lui sarà anche il cardinale, ma io sono il papa”.

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