Gila: “Come vedo il Milan. Mi piace fare il terzino, vi racconto questa squadra”

Armando Lace
17 Min Read
Mario Gila, difensore del Milan - Foto Ipa

Il difensore spagnolo ha parlato così dei suoi primi mesi in rossonero e non solo

Mario Gila è stato protagonista al Festival dello Sport di Trento, evento organizzato da La Gazzetta dello Sport. Intervistato da Alessandra Gozzini, il difensore del Milan ha parlato del suo ambientamento in rossonero, del nuovo progetto guidato da Rúben Amorim e degli obiettivi della squadra. Tanti anche i riferimenti ai compagni, ai suoi modelli e alla Nazionale spagnola.

Ecco l’intervista completa:

Sugli acquisti estivi e sul loro impatto in rossonero

“Mi fanno piacere le parole degli ex difensori del Milan. La società ha fatto un mercato importante, anche dal punto di vista economico, inserendo giocatori di grande valore. Io, Moreira e Ramos stiamo cercando di dare tutto per aiutare la squadra a tornare ai livelli che merita e regalare soddisfazioni ai nostri tifosi.”

Perché hai scelto il Milan?

“Mi hanno cercato diverse squadre, anche in Italia (ad esempio l’Inter), ma il Milan rappresentava qualcosa di diverso. Mi stimolava l’idea di aiutare i rossoneri a tornare davanti a Inter e Napoli e soprattutto a vincere. Per me è più gratificante riportare al successo una squadra che ha bisogno di tornare in alto rispetto all’andare in un club che è già abituato a vincere. Amorim ci trasmette grande grinta, è aggressivo nella pressione e propone un calcio moderno, orientato alla dimensione europea. Siamo all’inizio di un progetto e dobbiamo avere pazienza, ma sono convinto che i risultati arriveranno. Oggi il nostro livello è l’Europa League, perché è la competizione che stiamo giocando: l’anno scorso siamo stati vicini alla Champions, ma alla fine non ci siamo qualificati. Dobbiamo essere consapevoli di dove siamo e lavorare per tornare in Champions e poi provare a lottare per lo Scudetto.”

Com’è essere allenato da Amorim da difensore?

“Per noi difensori è più difficile avere un allenatore come Amorim, soprattutto per il tipo di calcio molto offensivo che propone. Ci chiede di essere forti in entrambe le fasi e di partecipare molto al gioco. Lui sa che siamo all’inizio di un progetto e che servirà tempo per raggiungere gli obiettivi. Abbiamo cominciato bene, poi contro squadre più difficili abbiamo avuto qualche problema, ma i risultati non sono così negativi. Siamo comunque al Milan e qui viene chiesto di vincere sempre, quindi è normale sentire questa pressione. Credo però che le difficoltà siano legate soprattutto al fatto che siamo all’inizio di un nuovo percorso. L’intenzione di fare un bel calcio c’è e, a parte la partita contro il Benfica, sono convinto che i risultati arriveranno.”

Quanto sei importante per la squadra?

“Non penso di essere così determinante. Contro la Lazio abbiamo preso due gol dalla mia parte, quindi posso fare buone partite e aiutare la squadra, ma nessuno è davvero indispensabile, a parte i Palloni d’Oro. A inizio stagione non riuscivo sempre a rimanere in campo per tutta la partita e il fatto che arrivassero dei gol non dipendeva necessariamente da quello. Adesso sto molto meglio fisicamente, anche perché avevo saltato una parte della preparazione.”

“Contro il Lecce ho visto una squadra molto più decisa e dentro la partita e sono stato contento di ritrovare quella sensazione. Mi piace molto giocare da terzino, perché mi stimola e mi permette di imparare cose nuove. Da centrale puoi rischiare di diventare più monotono, mentre in una posizione diversa puoi migliorare nell’uno contro uno e nella fase offensiva. Sergio Ramos era il mio idolo da bambino e mi piaceva tantissimo il suo stile, oltre a quello che trasmetteva alla squadra. Nel Milan, invece, mi sono sempre ispirato molto a Nesta, soprattutto perché ha fatto il mio stesso percorso dalla Lazio al Milan. Poi ci sono stati Costacurta, Maldini e tanti altri: questo club ha avuto alcuni dei migliori difensori della storia.”

Su Gonçalo Ramos

“Sappiamo che dobbiamo servire meglio Ramos. Sta facendo molto bene con il Portogallo e se non ha segnato molto in questo inizio di stagione significa anche che noi dobbiamo migliorare nel metterlo nelle condizioni giuste. Abbiamo davanti un grande giocatore e dobbiamo aiutarlo a esprimersi al meglio.”

“Mi trovo benissimo con i miei compagni di reparto e con tutta la squadra. Non pensavo di riuscire a stare così bene fin da subito. Sono ragazzi alla mano e ti fanno sentire immediatamente a tuo agio. Pavlovic è un bel cavallo, mi piace giocare con lui, ma sto bene anche con De Winter e Gabbia. Strahinja è molto aggressivo nel gioco e mi piace l’idea di cercare il clean sheet insieme a loro.”

Su Luka Modric e sull’aneddoto al Real Madrid

“Mi sono allenato con Modric al Real Madrid per tre o quattro mesi. Quando ero giovane, in Primavera, andavo in prima squadra con grande aggressività e non pensavo troppo al fatto che non dovessi fare male ai compagni. Avevo colpito Rodrygo un paio di volte e Luka era andato da Ancelotti a lamentarsi, dicendo che ero sempre io a fare fallo. Oggi siamo compagni e mi trovo benissimo con lui: è una persona tranquillissima e ti insegna davvero tantissimo.”

Sull’esperienza con Sarri

“Sarri mi ha insegnato tantissimo. All’inizio con lui è stato difficile e anche lui lo sa. Fa parte del percorso: mi ha dato un’opportunità, io non sono riuscito a sfruttarla e per un periodo non ho giocato. Non ero ancora pronto e quell’esperienza mi ha aiutato a crescere. Ci siamo ritrovati l’anno scorso e ho scoperto ancora una volta una persona incredibile. In campo è molto duro, ma il suo calcio è completamente diverso da quello di Amorim. Amorim punta molto sull’aggressività e sull’andare avanti, mentre Sarri è più tattico e cerca il controllo della partita e del risultato. Sono due esperienze molto diverse, ma entrambe aiutano tantissimo a crescere.”

Sulla Nazionale spagnola

“Sono felicissimo per la vittoria della Spagna. Sono circa quattro anni che non vado in Nazionale: dopo la finale dell’Europeo con l’Under 21 non sono più stato convocato, a parte una volta. Devo continuare a lavorare. Sono contento del livello che sto raggiungendo, ma devo fare ancora di più per meritarmi una convocazione, non perché qualcun altro è infortunato. Uno dei miei obiettivi principali è giocare per la mia Nazionale: rappresentare il proprio Paese è un orgoglio enorme, soprattutto quando puoi giocarti un Europeo o un Mondiale.”

Sugli obiettivi e sulla prossima Champions League

“Entrare in Champions League è un obiettivo assolutamente fattibile. Abbiamo una squadra forte e, anche se siamo all’inizio del progetto, sono fiducioso che possiamo trovare le sensazioni giuste. L’anno scorso ci siamo andati vicino. Inter e Roma oggi hanno un vantaggio perché lavorano da più tempo insieme, mentre il Como sta facendo un lavoro straordinario con Fabregas. Poi ci sono Napoli, Juventus e Atalanta. Non dobbiamo preoccuparci perché siamo all’inizio del nostro percorso. Mi piacerebbe vedere come giocheremo tra cinque anni, ma oggi dobbiamo costruire. È bello comunque competere in un campionato con sette o otto squadre che possono lottare per le prime posizioni, anche se questo rende più difficile entrare nelle prime quattro.”

Sull’Europa League e sulla possibilità di vincerla

“Siamo all’altezza per provare a vincere l’Europa League. Contro il Benfica non abbiamo fatto una buona partita, ma loro sono una squadra molto forte. Possiamo fare una grande competizione e arrivare lontano. Sarebbe anche importante per prepararci alla Champions della prossima stagione. Non dobbiamo pensare soltanto alla Serie A e alla Coppa Italia: l’Europa League è un obiettivo importante. Milan, Juventus, Benfica e Bournemouth sono, secondo me, tra le squadre più forti della competizione, anche se poi nel calcio può succedere di tutto. La partita contro il Benfica potrebbe tranquillamente essere una semifinale. Una finale Milan-Juventus sarebbe bellissima, anche se sarebbe forse troppo bello avere due italiane. Anche Milan-Bournemouth sarebbe una bella sfida. Abbiamo un gruppo tosto.”

Qual è il tuo rapporto con la fase offensiva e con il gol?

“Per un difensore la soddisfazione principale è fermare gli avversari, però qualche gol ogni tanto fa piacere. Giocando da terzino posso avere più possibilità di arrivare in zona offensiva. Mi piacerebbe fare molto di più sotto questo aspetto e segnare qualche gol in più, ma fino a oggi non ci sono riuscito. La percentuale è ancora molto bassa.”

C’è qualche giovane in allenamento che ti ha impressionato e che potrà diventare un talento del Milan?

“Camarda è un ragazzo che ha già avuto minuti e che ha bisogno di sentirsi importante. Quando sei giovane non hai la stessa pazienza che puoi avere con l’età. Credo però che possa diventare un giocatore capace di aiutarci tantissimo. Se gli dai la fiducia e l’importanza giuste, può affermarsi già quest’anno come giocatore del Milan. Poi dipenderà da lui dimostrarlo, è normale. Ha tutte le possibilità per diventare un elemento importante per la squadra e per il futuro del club.”

Hai seguito i tuoi compagni in Nazionale e le condizioni di Pavlovic?

“Non avevo visto Pavlovic uscire, non me ne ero accorto. Ho visto invece Gonçalo, che sta facendo molto bene, e anche Luka. Per quanto riguarda la Spagna, sta molto bene.”

Pensi che Lamine Yamal sia il giocatore più forte del mondo e meritevole del Pallone d’Oro?

“Sì, penso che possa diventarlo. È un giocatore fortissimo, davvero incredibile per la sua età. Può dare tantissimo alla Spagna e quello che riesce a fare a 19 anni è una follia. Credo che abbia anche la maturità necessaria per gestire tutto quello che gli sta accadendo. Non dà troppa importanza a ciò che succede fuori dal campo e continua a giocare per divertirsi. Questa cosa può aiutarlo molto a essere costante. Per me ha tutto per vincere il Pallone d’Oro. Mi piacerebbe averlo in squadra, certo.”

Su Camarda

“È anche un ragazzo molto simpatico. Con Barte, Gabbia e gli altri ci divertiamo molto, ma lo vedo quasi come un fratellino. Mi ricorda il ragazzo che ero io. Ha davanti un’opportunità enorme e una potenzialità grandissima, anche se non è facile essere così giovani in un ambiente come questo. Il Milan deve avere pazienza con lui perché è un gioiello, soprattutto come giocatore. Gli voglio molto bene nonostante lo conosca da appena tre mesi.”

Sugli altri compagni di reparto

“Gabbia mi sembra una persona estremamente lavoratrice. Non si arrende mai. Ha dovuto lasciare il Milan, andare al Villarreal e poi tornare per dimostrare nuovamente il suo valore. Mi rivedo in questo percorso di difficoltà e crescita.”

“Maignan invece lo conoscevo già come giocatore molto presente. È uno che dà tantissima grinta alla squadra e sa comandare. Per noi difensori è fondamentale avere alle spalle un portiere così importante, capace di guidare la linea e tutta la squadra.”

Sei considerato già una colonna della squadra: ti piace comunicare e chi sono i leader dello spogliatoio?

“Mi piace comunicare e farmi sentire. Mi aiuta anche a togliere un po’ di tensione e, allo stesso tempo, sapere di poter trasmettere energia e grinta agli altri mi fa stare bene. Non mi considero però ancora un leader come Maignan, Modric o Gabbia, perché il loro percorso nel Milan è molto più importante del mio. Sono loro i riferimenti principali. Ci sono anche Rabiot e Pulisic, ma li considero soprattutto leader in campo, magari più silenziosi: sono giocatori che dimostrano il proprio livello attraverso quello che fanno e danno un qualcosa in più alla squadra.”

Come descrivi il tuo rapporto con la presidenza e la vicinanza della società?

“Fin dai primi incontri ho percepito la volontà del presidente di essere vicino alla squadra. Dopo la firma mi aveva scritto dicendomi che era molto contento e che aveva voglia di conoscermi. Non sapevo quanto fosse stato vicino alla squadra negli anni precedenti, ma da quello che ho visto in questa stagione c’è una volontà molto forte di esserci.”

“Nelle riunioni ci chiede spesso come pensiamo di poter aiutare la squadra e ascolta molto quello che gli viene detto. Per una persona che arriva dall’esterno non è semplice capire immediatamente come funziona uno spogliatoio, quindi ascoltare giocatori con un peso importante come Modric, Gabbia e Maignan può essere fondamentale. Mi sembra una persona che vuole avvicinarsi molto al gruppo, senza essere troppo irruenta.”

“Non lo vedo come qualcuno che entra nello spogliatoio per imporsi. Piuttosto osserva, ascolta e cerca di capire in cosa può essere utile. Per una squadra è importante vedere il proprio presidente vicino: ti trasmette appartenenza e ti dà una motivazione in più. Credo che questa vicinanza possa farci molto bene.”

Cosa rappresenta per te la patch sulla maglia in ricordo di Franco Baresi e cosa hai provato per la sua scomparsa?

“Conoscevo Baresi come giocatore, naturalmente, ma vivendo in Spagna ero cresciuto soprattutto guardando il calcio spagnolo e Sergio Ramos era il mio riferimento. Sono arrivato a Milano da appena due settimane quando è arrivata la notizia della morte di Baresi e mi ha colpito profondamente vedere quanto tutto il mondo Milan fosse commosso.”

“Non erano soltanto le persone che avevano vissuto direttamente quegli anni a sentirne il peso: anche i giocatori più giovani percepivano quanto fosse importante per questo club. È stato un momento molto duro. Mi ha colpito anche il tributo che abbiamo fatto a San Siro, con la sua maglia al centro del campo. Penso che tutti noi dobbiamo cercare di portare dentro qualcosa di ciò che Franco Baresi ha rappresentato per il Milan. È stato una figura enorme per questo club e ci dispiace davvero tanto. Speriamo di poter fare qualcosa di bello quest’anno anche per onorare la sua memoria.”

TAGGED:
Share This Article