Lo storico numero 9 rossonero torna a parlare del suo passato e del suo Milan
Nell’intervista concessa al Corriere dello Sport, l’attuale allenatore del Palermo Filippo Inzaghi, ha parlato della sua squadra in B ma anche della corsa scudetto, indicando le squadre che, a suo avviso, possono contendersi il titolo e auspicando un ritorno del suo Milan ai vertici del campionato.
- Lo storico numero 9 rossonero torna a parlare del suo passato e del suo Milan
- Chi vince lo scudetto?
- Esistono ancora presidenti mecenati come Berlusconi o Vigorito?
- Servono regole diverse per salvare il calcio italiano?
- Palermo da record, si può vincere?
- Mai un avvio così sprint nella storia in B
- Che peso ha il Barbera e il fattore casa?
- Perché il cambio di modulo e la difesa a quattro?
- Qual è la sua visione tattica e a chi si ispira?
- Resterà a lungo a Palermo, anche in Serie A?
Questa l’intervista completa:
Chi vince lo scudetto?
“Credo che l’Inter abbia qualcosa in più per qualità e profondità della rosa. La Roma di Gasperini, però, mi sta impressionando e penso possa restare in corsa fino alla fine. Anche la Juventus, senza gli impegni della Champions League, potrebbe inserirsi nella lotta. Mi auguro che il Milan possa tornare a competere per lo scudetto. Per quanto riguarda Como e Napoli, vedo i lombardi con possibilità maggiori di inserirsi nella corsa, anche se il percorso sarà tutt’altro che semplice. Voglio inoltre sottolineare il grande lavoro che Rino Gattuso sta portando avanti alla Lazio, in una situazione non facile”.
Esistono ancora presidenti mecenati come Berlusconi o Vigorito?
“Il City Group mi mette nelle condizioni di lavorare al meglio. Berlusconi è stato un innovatore e un visionario per il calcio italiano: non serve che sia io a ricordarne il valore, ma la sua personalità e le sue intuizioni mancano molto. A Benevento ho conosciuto un presidente straordinario dal punto di vista umano, che mi ha aiutato a realizzare i sogni di una tifoseria a cui sono ancora profondamente legato. Anche l’esperienza di Pisa mi ha lasciato ricordi bellissimi: ho trovato un pubblico competente e appassionato. Le immagini dei Lungarni pieni di tifosi nerazzurri resteranno con me”.
Servono regole diverse per salvare il calcio italiano?
“Prima di tutto bisogna far giocare più calciatori italiani in Serie A. Con i giovani serve pazienza: non si possono bocciare al primo errore. Sono contento di vedere realtà come il Frosinone dare spazio a tanti talenti e anche il Palermo dispone di diversi ragazzi interessanti. Mi auguro che possiamo costruire una base solida. Al Milan, da calciatore, per me è stato fondamentale avere una spina dorsale composta da italiani. Credo che il nostro calcio abbia bisogno di ritrovare qualcosa di simile”.
Palermo da record, si può vincere?
“Abbiamo iniziato nel modo giusto, ma siamo soltanto all’inizio e non abbiamo ancora raggiunto nulla. La Serie B è un campionato complicato e dobbiamo dimostrare di saper mantenere questo rendimento. In alcune partite abbiamo fatto bene, in altre possiamo migliorare. Dopo appena cinque giornate, però, è evidente che questa squadra abbia ancora margini importanti di crescita”.
Mai un avvio così sprint nella storia in B
“Siamo felici di aver raggiunto risultati che nessuno era riuscito a ottenere prima con il Palermo. Deve essere uno stimolo per continuare a lavorare e cercare di fare ancora meglio, non un motivo per sentirci arrivati”.
Che peso ha il Barbera e il fattore casa?
“Volevo che il nostro stadio diventasse un punto di forza. Mi avevano parlato della pressione che si può avvertire giocando in casa, ma ho sempre pensato che il Barbera dovesse darci energia. Sono contento che finora sia stato proprio così”.
Perché il cambio di modulo e la difesa a quattro?
“Il mio obiettivo è mettere i giocatori nelle condizioni migliori per esprimersi. Credo che questo sistema possa darci più equilibrio e permettere a ciascuno di sfruttare le proprie qualità. Già da gennaio pensavo a un cambiamento, per rendere la squadra più funzionale. Con gli arrivi di Strefezza e Vasquez abbiamo ulteriori soluzioni, mentre gli esterni a disposizione ci consentono di interpretare bene anche la difesa a quattro”.
Qual è la sua visione tattica e a chi si ispira?
“Ogni allenatore vorrebbe dominare e vincere, ma deve prima capire quali giocatori ha a disposizione. Oggi, all’interno della stessa partita, ci sono diverse situazioni da interpretare: bisogna saperle leggere. Aver lavorato tanti anni con Carlo Ancelotti mi ha insegnato molto, soprattutto nella gestione del gruppo. Inoltre, ho la fortuna di avere in famiglia un allenatore tra i più bravi d’Europa”.
Resterà a lungo a Palermo, anche in Serie A?
“Mi farebbe molto piacere. A Palermo mi sono sentito accolto fin dal primo giorno e ho ricevuto un affetto enorme. Sono grato ai tifosi, che mi hanno sostenuto anche quando non avevamo raggiunto la finale playoff. Gli applausi dopo la partita con il Catanzaro sono stati tra i momenti più emozionanti della mia carriera da allenatore. Io e la squadra sappiamo di dover ripagare questa fiducia”.
