I minuti finali della partita contro i bianconeri lasciano l’amaro, ma bisogna saper guardare oltre
Un Milan non particolarmente convincente viene rimontato nel finale da una buona Juventus, che gettando nella mischia anche Gatti trova nei minuti di recupero il guizzo dell’1-1. Tra l’amarezza di una vittoria prestigiosa sfumata e una prestazione non entusiasmante, però, parte delle opinioni della partita sono state completamente decontestualizzata dalla linea temporale che sta caratterizzato il momento del Diavolo.
7 punti in 3 partite
Sono sette punti quelli raccolti dal Milan contro Juventus, Venezia e Torino, con due trasferte in tre match. Due vittorie ed un pareggio all’inizio di una stagione di totali stravolgimenti societari ma soprattutto di campo, con il ribaltamento da un’idea di gioco passiva ad una innovativa. Chi pensava di vedere un calcio brillante e ben rodato al 6 settembre è invitato a scendere dal pero, chi invece vuole sedersi ed analizzare la sfida in maniera obiettiva e contestualizzarla al momento storico, allora è il benvenuto.
La realtà, piaccia o meno, è che il Milan ha finora un bottino di tutto rispetto. Avrebbe potuto raccogliere tre vittorie su tre se avesse retto nei secondi finali del big match di ieri, ma anche questo fa parte del percorso di crescita di questa squadra. Ci vuole pazienza, bisogna sapere misurare le proprie ambizioni ed accompagnare la squadra di partita in partita.
Lo abbiamo detto più volte: questa formazione avrà momenti di fragilità, prenderà imbarcate (si spera pochissime) e sbaglierà partite, specie nella primissima parte di stagione. Una sconfitta nel match di ieri sera sarebbe stata comunque parte del cammino, anche se, nel far lavorare con grande tranquillità Amorim, qualche critica ed osservazione va mossa giustamente.
Un miglioramento ondivago
La miglior partita del Milan resta quella di Torino della prima giornata, diciamolo senza grandi giri di parole. Le altre due sfide hanno portato allo sviluppo della condizione di alcuni singoli, a qualche miglioramento, ma nel complesso non c’è stato un balzo in avanti. Tutto ciò è normale al 5 settembre, non lo sarebbe magari al 5 novembre, quindi non ci resta che attendere un miglioramento graduale nei concetti e nell’alchimia col passare delle partite e delle settimane di allenamento, che vedranno i calciatori assimilare man mano le richieste del tecnico.
Contro la Juventus si salva poco in generale: il risultato, la prestazione di Gila e De Winter, lo spirito di sacrificio di Ramos e l’impatto di Chukwueze e Cisse. Mettiamoci anche l’applicazione di Estupinan. Per il resto, c’è sempre l’impressione che con Modric in campo (Luka sempre positivo e di gran classe) le idee della squadra siano meno efficaci, in quanto a 41 anni non è in grado di fare per 60′ la pressione che farebbe Ardon Jashari, che seppur maggiormente qualitativo pare essere concettualmente più funzionale alle richieste di Ruben Amorim, specie in fase di non possesso. Nel finale di partita, al contrario, la qualità mostruosa del Pallone D’Oro potrebbe innalzare molto di più la qualità nel gioco e nel possesso del team.
Trequartisti coperta di Linus
L’impressione è che non vedremo tra cinque mesi ancora uno tra Rabiot e Loftus-Cheek come trequartista, se non in caso eccezionale, ma che la scelta attuale sia una necessità per garantire un equilibrio nel momento che la squadra non è ancora in grado di sostenere a livello di efficacia e di movimenti un tridente offensivo puro. I tifosi sono impazienti di vedere Pulisic (ancora in fase di preparazione fisica e preservato salvo casi di assoluta urgenza nei finali di partita) o Hutchinson (pochissimi allenamenti con la squadra), ma in questo momento questa squadra non sarebbe in grado di sostenere una trequarti eccessivamente tecnica con così poche certezze.
Un punto che ha il sapore di tempo
Ruben Amorim, nel corso di una delle sue primissime conferenze stampa, disse una cosa molto intelligente: “Sono cosciente del fatto che dovremo vincere le partite, perché ci permetteranno di guadagnare il tempo necessario per lavorare con calma”.
Ecco, il punto di questo punto a Torino sta proprio in questo: 7 punti in 3 partite ti permettono di lavorare in vista del triplo impegno della prossima settimana con una tranquillità non scontata e soprattutto fondamentale. Non perdere contro la Juventus significa analizzare con tutt’altra serenità gli errori e le cose che non sono andate, significa guardarsi negli occhi in un momento di sperimentazione e sapere di avere un’altra settimana per migliorare i concetti e aver testato le conoscenze attuali contro una big del campionato.
Il tempo e lo spazio sono i due fattori che governano l’universo, sono ciò che decide la bontà o meno di un progetto sportivo e l’opportunità delle scelte. Una settimana di lavoro in più per Pulisic, Tomori, Hutchinson, Moreira; una settimana in più per recuperare per Gabbia e Gila; una settimana in più per crescere nelle cose che non hanno funzionato.
Serve il lato positivo
Il messaggio che deve passare è che in questo periodo dell’anno, dove tutto nel Milan è in rodaggio, ogni cosa positiva deve essere vista come tale. L’Inter e lo Scudetto sono lontani anni luce, non fatevi ingannare dalla classifica e la pulsione di stare a combattere una battaglia che, questa stagione, non compete all’interno di una completa rivoluzione tecnica. Partita dopo partita, step dopo step, il gap va ricucito testando una nuova idea di calcio e prendendo quello di buono che c’è in queste settimane di transizione.
Due vittorie e un pareggio allo Stadium, un gioiellino di nome Alphadjo, un atteggiamento mentale positivo nel corso della partita, un risultato positivo all’interno di una partita negativa e tantissime cose da migliorare. Ma nonostante questo, sono 7 punti.
Potevano essere 9? Sì, ma non dimenticatevi che con un pelo di sfortuna negli episodi, col Venezia e ieri avresti potuto perdere.
Il Milan ieri ha conquistato un punto in una partita difficile e non particolarmente positiva, ma soprattutto ha guadagnato tempo per lavorare. Il calcio italiano non è clemente col tempo, basti vedere cosa è successo a Grosso a Firenze dopo tre partite.
