La partita controversa di ieri sera mostra pregi e difetti di queste settimane
Il Milan contro la Lazio ha messo in campo il peggio e il meglio a disposizione di Ruben Amorim, cosa che ha fatto inviperire ancora di più molti tifosi rossoneri. Critiche, riflessioni e accuse sono legittime, ma vanno ponderate con senno e logica. Proviamo a ricostruire.
La scelta di formazione iniziale
Dopo la partita negativa contro la Juventus, il tecnico lusitano ha deciso di tornare ad un impianto abbastanza simile a quello visto nelle prime due partite di Serie A, mutando però il reparto mediano. Non più Jashari-Musah come a Torino all’esordio, ma Modric e Rabiot per dare maggior esperienza al centrocampo. La logica, nonostante Loftus-Cheek ed Estupinan in campo dal primo minuto non fossero comunque una garanzia di rendimento, aveva la sua logica: affidarsi ad una struttura che aveva utilizzato in questi due mesi di lavoro per partire dalle certezze. Tuttavia, rispetto alla prima col Torino, quando il gioco fu sorprendentemente già evoluto nei concetti offensivi e difensivi chiari e apparentemente recepiti dalla squadra, ieri in campo si è visto completamente il nulla, con un ennesimo peggioramento che inizia a preoccupare i tifosi.
Il progetto e le idee di Amorim
Siamo chiari: Amorim deve lavorare e i miglioramenti si vedranno col tempo. Tuttavia, saremmo obnubilati completamente dall’ottimismo se non ci basassimo sul fatto che dal primo tempo dell’Olimpico Grande Torino a quello dell’Olimpico di Roma, i rossoneri fossero peggiorati di 45′ in 45′ ogni partita. Perché diciamolo, al netto delle reti fatte, il secondo tempo coi granata fu giocato complessivamente peggio del primo, il primo tempo col Venezia (al netto delle occasioni create per demeriti evidenti di una squadra difensivamente in difficoltà cronica) è stato peggiore e molto più fragile del finale della prima giornata, il secondo tempo coi lagunari ancora meno bene rispetto alla prima frazione (schemi partiti, presupposti offensivi a iosa concessi agli ospiti) e poi da lì un calo costante.
Attenzione, qui non si parla di incidenza dell’avversario: era ovvio che Juve e Lazio potessero infastidire maggiormente il Milan. Il problema sta nella messa in campo delle idee e dei concetti. Squadra sempre più confusa a livello difensivo e completamente improduttiva e impreparata quando si tratta di mettere in gioco soluzioni offensive che non fossero ‘palla a Chukwueze‘.
C’è tempo, serve calma, ma i peggioramenti di queste partita, anziché i miglioramenti, hanno delle cause risolvibili.
Calcio offensivo e stop alla coperta di Linus
Il trequartista alla Loftus o Rabiot è un adattamento, un compromesso temporaneo del gioco di Amorim che non permette alla sua reale idea di calcio di essere sviluppata. Quei centrocampisti costituiscono una coperta di Linus: non ha ancora le misure giuste per proporre il suo calcio in maniera equilibrata, quindi si appoggia a calciatori di quel tipo nella speranza che possano aiutare il centrocampo e dare fisicità. Risultato? La sua idea di calcio risulta totalmente depotenziata.
Il secondo tempo di ieri, per quanto da prendere con le pinze, mostra in pieno il reale potenziale di quanto preparato e proposto con gli uomini giusti. Due esterni offensivi che imparino a fare le due fasi, due trequartisti tecnici, offensivi e in grado di fare la differenza negli spazi e un centrocampista a buttarsi dentro sui cross. La velocità di manovra nel creare le situazioni d’attacco costantemente è figlia di una preparazione in allenamento, perché uscivano a memoria quei movimenti. Semplicemente, con certi calciatori in campo non puoi farli perché non hanno e non avranno mai nelle corde quel tipo di situazione.
Scoperti gli altarini, il tiro al piccione è fallito
La settimana, inoltre, è stata caratterizzata da qualche accusa eccessiva e completamente fuori luogo (bisogna comprendere il contesto e l’opportunità di certe valutazioni, non si vive di clickbaiting ma si dovrebbe pensare di andare in profondità e nel merito del dibattito sportivo, tecnico) sia all’allenatore che ad alcuni calciatori, alcuni dei quali oggetto di critiche prive di contesto.
Moreira, bollato dopo una partita timida allo Stadium, all’esordio, come “Laxalt”, oggi è diventato Theo Hernandez prime. Musah, dopo giorni di “non può giocare al Milan” in seguito all’unica partita così e così domenica scorsa, ora è il titolare insostituibile. Amorim stesso, che in molti oggi volevano mettere al patibolo, è comunque riuscito a comprendere gli errori e correggere la partita, ammettendo come ci fossero delle cose da rivalutare nel suo credo iniziale.
La verità è che ieri qualcuno si sfregava le mani al 2-0 della Lazio e ha sudato freddo dopo il 2-2 del Milan. Non sto parlando dei tifosi delle squadre rivali, però. Oggi arriveranno critiche, giuste, sul ‘nulla’ proposto dal Diavolo nel primo tempo e sul cambio di ritmo del secondo, ma nulla in confronto a quello che sarebbe stato in caso di un ko.
Prendere il buono, prendere il cattivo
Questa partita lascia un retrogusto difficile da codificare. Quel primo tempo resta qualcosa di aberrante, il secondo ha visto a tratti un gioco sublime ma va contestualizzato.
La verità è che Estupinan e Loftus-Cheek non possono essere ‘aggiustati’: sono calciatori nel pieno della carriera e con difetti strutturali che non saranno mai sistemati. Pervis potrà fare delle partite come contro Torino e Juventus, sufficienti e applicati, ma resterà sempre un laterale di medio-bassa velocità e distratto in marcatura (cosa che accetti a un terzino da 10 gol e assist stagionali come Theo, non a lui). Bartesaghi, seppur negativo nella crescita, è ancora lavorabile dal tecnico e dal suo staff. Un Milan competitivo non può avere loro nelle rotazioni, se non all’occorrenza per alcune particolarità del match (assalto finale con Loftus come saltatore ad esempio).
Dall’altra parte, Pulisic ha dimostrato di essere realmente quel calciatore che Amorim definiva in grado di fare la differenza in lungo e in largo in Serie A, mentre Moreira ha svelato una potenzialità di incidere sulla sinistra che paradossalmente sembra molto più elevata rispetto a quella sulla destra, proprio per necessità del gioco rossonero in quel ruolo. Musah, questo Musah, così come Rabiot, sono troppo importanti invece per eseguire le idee di gioco dei rossoneri.
Impressioni
La sensazione è che 8 punti in 4 partite di un progetto così nuovo siano comunque un buon bottino, anche se nessuno gradisce il modo in cui sono arrivati gli ultimi due pareggi. La partita contro il Lecce, in caso di vittoria, porterebbe i rossoneri alla sosta con 11 punti, 0 sconfitte in campionato e un mese di adattamento e lavoro che servirà tantissimo per adottare i correttivi necessari. Il folle ciclo di ottobre ci dirà di più ed Amorim dovrà essere bravo ad avere coraggio per perseguire senza fronzoli e copertine di Linus il suo credo offensivo e spregiudicato.
Pulisic, Hutchinson, Cisse e Saelemaekers sono probabilmente il perfetto pacchetto di trequartisti per esprimere il suo calcio e l’impressione è che inizieremo a vedere quel Milan offensivo e pericolosissimo quando saranno loro ad iniziare ad alternarsi a piena condizione e con continuità. Serve tempo, Benfica e Lecce servono per guadagnarsi un altro mese e lavorare con lo staff a ogni miglioramento possibile, con o senza nazionali.
