Milan, Liberali: “Devo tutto al Milan, ma andarsene è stato giusto”

Stefano Cottone
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Mattia Liberali - foto Ipa

L’ex gioiello del vivaio si racconta dopo l’esordio in Under 21: dal legame con il Diavolo e Camarda agli insegnamenti di Aquilani, passando per le ambizioni con il Como e il sogno Champions

Mattia Liberali si è confidato ai microfoni della Gazzetta dello Sport dopo il debutto con l’Italia Under 21 nella sfida valida per le qualificazioni agli Europei 2027 contro l’Armenia, gara sbloccata e decisa soltanto negli ultimi istanti dal gol del milanista Alphadjo Cisse. Tanti i temi affrontati dall’ex talento rossonero: dal legame con la famiglia alla crescita tattica tra le fila del Como, fino ai ricordi legati al Milan e al rapporto speciale con i suoi ex compagni di settore giovanile.

L’intervista a Mattia Liberali

Sull’esordio in Under 21:

“Auspicavo una gara più agevole nel punteggio e speravo riuscissimo a sbloccarla con un po’ di anticipo. Tuttavia siamo stati bravi a crederci fino all’ultimo secondo utile.”

Su chi ha contattato dopo la partita:

“Mi sono sentito subito con i miei genitori: a loro e a mio nonno devo tutto quello che sono. Ultimamente, poi, mi confronto molto con mio fratello minore Daniele, che gioca nell’Under 16 della Leon Vimercate.”

Sulla sua voglia di eccellere:

“Ho una gran voglia di sgobbare e mettere in mostra il mio valore, ho tantissima fame. Sono arrivato in Nazionale carico a molla: era la mia prima volta con mister Baldini e reputo la seduta d’allenamento fondamentale, perché quello che dai in settimana lo replichi poi sul campo nel weekend.”

Sul cambio ruolo da mezzala ad ala:

“Oggi come oggi la vera forza di un calciatore sta nella duttilità. Il mio ruolo naturale, fin da bambino, è quello di trequartista puro dietro le punte, ma anche da esterno posso accentrarmi partendo da destra, come facevo con Aquilani a Catanzaro. Lo ringrazierò sempre per avermi dato fiducia e atteso: per un giovane è un aspetto vitale.”

Su Favasuli e Cisse:

“Mi fa felicissimo ritrovarli in azzurro, sono due ragazzi splendidi. Con loro ho condiviso un anno fantastico e continuiamo a sentirci ogni settimana. E poi gioco di nuovo al fianco di Camarda: tra noi c’è un’intesa naturale, ci conosciamo da quando eravamo piccolissimi.”

Sul commento di Maurizio Viscidi dopo la vittoria dell’Europeo Under 17 nel 2024:

“Allora sono salito a quattro tocchi… Battute a parte, la maturità di un giocatore si vede dalla capacità di capire quando serve gestire e quando invece bisogna accelerare ad un tocco. Salendo di livello il tempo per pensare si azzera: con l’intensità che c’è nel calcio attuale devi anticipare la giocata di testa prima ancora che la palla ti arrivi sui piedi. Devo ancora migliorare nelle letture in profondità e nella fase di ripiegamento, ma la mia qualità migliore è proprio quella di vedere la traccia prima degli altri.”

Su Totti e i suoi punti di riferimento:

“Francesco era uno dei miei grandi punti di riferimento da piccolo, insieme al Dybala dei tempi della Juve. Adesso invece i miei modelli li ho direttamente nello spogliatoio: osservo molto Nico Paz e Baturina.”

Sul poter giocare insieme a Nico Paz:

“Questa è una domanda da fare a Fabregas… In allenamento l’intesa è fantastica, ma ad essere sincero ci divertiamo davvero con tutto il gruppo.”

Sull’aver imparato la lingua spagnola:

“Mastico un po’ di spagnolo e sto migliorando l’inglese, ormai è indispensabile. Mi fa piacere perché ti permette di legare meglio con i compagni, capire culture diverse e modi differenti di ragionare. È un ottimo fattore di crescita umana.”

Sull’inno preferito:

“La maglia azzurra dell’Italia rappresenta un orgoglio unico e ogni volta che la indossi ti trasmette qualcosa di grande, però è chiaro che l’inno della Champions League resta quel sogno che da bambino speri di cantare un giorno dal campo.”

Sulla sfida qualificazione contro la Polonia:

“Rappresentano un ostacolo duro, sono una squadra molto solida, fisica e con individualità di livello. Sarà una gara da non prendere assolutamente sotto gamba.”

Sugli obiettivi col Como:

“Quando un gruppo sviluppa una propria identità ben definita e la difende a denti stretti, alla lunga i risultati arrivano di conseguenza. Tutti scendiamo in campo per vincere: per la corsa scudetto ci sono formazioni più attrezzate, per me l’obiettivo deve essere conquistare i tre punti gara dopo gara. Se ne vinci parecchie, poi alzerai l’asticella in modo naturale.”

Sulla sconfitta contro il Frosinone con Palmisani in porta:

“Appena l’ho incrociato qui in azzurro gliel’ho detto subito: ma in quella partita ti eri trasformato in Buffon?”

Sul Milan:

“Il Milan è stato il club che mi ha formato e fatto crescere fin dai primi calci al pallone, gli sarò grato per sempre per quello che mi ha dato. Tuttavia, nel mondo del calcio capita che i percorsi si separino: in quel determinato momento ho ritenuto che la scelta migliore per me fosse fare uno step indietro e andare a giocare con continuità magari in una categoria inferiore.”

Sulla differenza di età con Lamine Yamal:

“Lui ha già alzato un Mondiale al cielo e se non vince il Pallone d’Oro poco ci manca… Evitiamo paragoni, ciascuno ha i propri tempi di maturazione ed io consapevole di avere ancora tantissima strada da percorrere.”

Sul sogno Mondiale:

“Disputare un Mondiale è il grande sogno che vorrei realizzare nella mia carriera, ma sono consapevole che prima ci sono diversi passaggi intermedi che voglio conquistare step by step.”

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