Menez: “L’addio al Milan fu colpa mia, Montella mi cacciò”

Emanuele Frigerio
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Jeremy Menez - Foto Ipa

L’attaccante francese racconta la sua carriera in rossonero sulle colonne di Gazzetta

Jeremy Menez è stato un amore rapido, forte ma tremendamente intenso per i tifosi del Milan, che hanno avuto modo di ammirarlo in tutto il suo splendore in quella stagione 2014/2015, caratterizzata da quei lampi di genio e 16 reti in Serie A che hanno messo in mostra tutto il repertorio di un calciatore dal talento sfolgorante. L’intuizione di Filippo Inzaghi di impiegarlo come falso nove, la perla contro il Parma, poi il buio dopo la seconda parte della stagione. Il francese si racconta a La Gazzetta dello Sport in una bellissima intervista.

Il Menez di oggi

“Lavoro da due anni con Dazn Francia, hanno i diritti della Serie A quindi ho modo di seguire sempre il campionato. Oltre a questo sono un ambasciatore del Paris Saint-Germain. Il vostro campionato è tornato ad essere affascinante grazie ad allenatori nuovi, giovani e calciatori importanti. Mi vedrei bene a giocare a Como o alla Roma, di cui ho solo bei ricordi e mi sono divertito tantissimo lì”.

Il Milan di Amorim

“Il loro limite è la mancanza di fantasia, un limite che però non riguarda solamente il campionato italiano: si sono persi i calciatori creativi, per quello io stravedo per Yamal e Nico Paz.

Il suo Milan e l’infortunio

“Dopo l’esperienza a Parigi avevo necessità di nuovi stimoli: Ibra e Thiago spinsero molto con Galliani per portarmi lì. Il direttore venne a Ibiza e mi convinse: feci 16 gol e 4 assist il primo anno, mentre il secondo andò male a causa di un infortunio alla schiena. Durante un allenamento feci uno scatto in salita e sentii un dolore molto forte: mi ero già operato al Paris lì e avevo già fastidio, solo che dopo quel momento ebbi fatica proprio a deambulare e fui costretto ad operarmi. Anche dopo l’operazione non andò meglio, feci una terapia conservativa ad agosto e tornai a gennaio”.

L’addio con Montella

“Eravamo in ritiro preseason negli USA e finii in panchina contro il Liverpool: all’allenamento successivo feci lo svogliato e Montella mi cacciò. Gli risposi male e disse a Galliani di cedermi, ma fu colpa mia, ero una testa calda. Il mio carattere è sempre stato un limite, avrei potuto fare molto di più in carriera. Giocavo d’istinto, volevo solo divertirmi e non pensavo”.

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