Milan, cosa cambia tra Jashari e Modric per Amorim

Emanuele Frigerio
8 Min Read
Ruben Amorim e Luka Modric- Foto Ipa

Le due scelte hanno mostrato alcune differenze nel gioco dei rossoneri

Luka Modric o Ardon Jashari? Questo è il dilemma verso Juventus-Milan, ma in generale verso tutta la stagione rossonera. Ruben Amorim ha strutturato un’idea di gioco che ben si addice alle caratteristiche di diversi calciatori presenti in rosa e uno di questi sembra essere sicuramente lo svizzero, che in questi primi test stagionali sta mostrando di trovarsi a proprio agio nel nuovo modo si pensare calcio proposto dal tecnico lusitano.

I segnali da Torino

Contro il Torino, nei 56′ giocati dall’ex Club Brugge, abbiamo visto un Milan capace di fare un pressing più aggressivo, recuperare palla più alto e indurre all’errore con maggior facilità la retroguardia avversaria, con ben 3 occasioni create nel corso della prima frazione da pressioni alte esercitate dallo svizzero e guidate dal suo movimento in avanti. L’impressione è quella di vedere dei concetti che il ragazzo, in parte, già conosce e ben assorbe, liberando pian piano tutto il suo potenziale inespresso dalla scorsa stagione.

48 passaggi riusciti, di cui 19 in avanti, rendono l’idea della centralità del gioco sviluppato in poco più di un tempo dal numero 30 del Diavolo, che ha dimostrato di poter guidare il reparto mediano, specie con un Musah così in forma e in fiducia come quello che stiamo vedendo in queste primissime partite. I rossoneri, in quel caso, scelgono un calcio molto focalizzato sugli esterni, non è un caso che i primi nella classifica dei passaggi progressivi totalizzati del match fossero proprio Estupinan e Chukwueze.

Il Milan, nel complesso, a Torino completa 513 passaggi, di cui 199 in avanti, totalizzando un numero di recuperi palla pari a 41. La partita contro il Venezia, invece, ha visto uno svolgimento diametralmente opposto anche nei concetti, con una squadra opposta che ha avuto un baricentro decisamente più elevato rispetto ai granata, proponendo il proprio calcio in maniera molto più aggressiva ed esuberante rispetto alla compagine di Ignazio Abate, ancora in via di formazione in base ai nuovi principi portati dall’ex terzino del Milan.

Le differenze con Luka Modric

Insomma, tutto questo per arrivare ad uno dei temi di dibattito dello scorso incontro, ossia la presenza da titolare di Luka Modric. Nelle discussioni post partita, si è più volte ribadito come la presenza della leggenda croata e non dello svizzero fosse un elemento ‘condizionante’ rispetto alla proposta di gioco dei rossoneri, o meglio, un fattore in grado di influenzare drasticamente lo svolgimento del piano gara in fase di non possesso.

La partita del Milan a San Siro non è stata positiva tanto quanto quella col Torino, sebbene il risultato dica qualcosa di diverso, ma ha dato alcuni spunti che diventa interessante affrontare. Con un totale di 460 passaggi, di cui 192 in avanti, e 46 recuperi effettuati, la squadra di Amorim ha messo in campo una maggior capacità di verticalizzare il gioco, proprio come intenzione media della giocata (notare spesso la palla su Ramos per poi far attaccare uno spazio dietro di lui o sull’esterno), ma anche una maggior fragilità difensiva.

Si è deciso di non andare questa volta sugli esterni a livello strategico, ma inevitabilmente passare spesso e volentieri dal centro, dal numero 14 che era catalizzatore delle idee del Diavolo per vie centrali, con un’alternanza tra l’appoggio all’ex Real Madrid in fase di impostazione e la palla verticale su Ramos per andare in verticale sugli spazi alle sue spalle.

Tenere le posizioni così alte, senza andare però ad effettuare in maniera precisa la pressione come allo Stadio Grande Torino, genera uno scenario assai più pericoloso per le transizioni offensive degli avversari.

Quanto incide la presenza di Modric nella riuscita di un piano orientato maggiormente ad una trasmissione verticale e meno sul possesso, ma soprattutto con una pressione inferiore e meno organizzata?

La spiegazione che viene da dare, analizzando dati, posizioni e partita in generale, è che ad oggi, per condizione e caratteristiche, Jashari sia il profilo maggiormente in condizione e più calzante per partire dal primo minuto, mentre Luka Modric quello perfetto per cambiare il livello della partita in avvio di secondo tempo. Con il Venezia, con la gestione opposta a quella di Torino, abbiamo visto una squadra maggiormente esposta alla ripartenza avversaria (anche per bravura e preparazione dei veneti, certo) e meno dedita alla feroce pressione vista invece contro gli uomini di Abate.

41 anni e una qualità ancora immensa ti permettono di fare un certo tipo di gioco in fase di possesso, con certi ritmi in campo, e lì fare totalmente la differenza. Già Ancelotti aveva compreso come questa gestione della classe di Luka potesse essere tremendamente incisiva, e col Torino si è visto. Siamo ad inizio stagione e deve entrare in condizione massima, ma al momento, ad oggi, l’impressione resta che quei 4 recuperi, 58 passaggi riusciti (24 in avanti), 74′ di gioco e 8 km percorsi venerdì possano essere meno incisivi della mezz’ora di Torino in alcune partite, per le caratteristiche del gioco di Amorim.

Non fraintendiamoci, Modric sarà cruciale in entrambi i modi nel corso della stagione del Milan, ma non si può pensare di avere sempre quella freschezza e una certa efficacia, senza saperlo gestire anche a partita in corso. Amorim sa di avere un fenomeno generazionale che è ancora in grado di cambiare le partite e spesso lo farà anche dalla panchina. A 41 anni non potrà guidare il pressing alto sempre (quando titolare), ma dovrà alternare il proprio gioco e, inevitabilmente, il ritmo della squadra dovrà adattarsi.

Il fattore Musah

Yunus Musah è il legante per il funzionamento dell’idea di gioco di Ruben Amorim oggi. Si è adattato perfettamente sia a Jashari che a Modric come compagni di reparto, sapendo agire in maniera differente per essere complementare alle caratteristiche del compagno di reparto. Gli 11.3 km contro il Venezia si uniscono a 43 palloni giocati, 21 in verticale, appoggiando spesso Modric per dargli un aiuto e muoversi per agevolarne la giocata. Diversamente, il minor numero di palloni toccati a Torino (32, di cui il 50% giocati in avanti), testimoniano anche la minor necessità di Jashari di usufruire di determinate sue caratteristiche in appoggio e invece sfruttare un altro tipo di lavoro, più autonomo in un certo senso.

Il gol di Cisse a Torino nasce da una sua giocata. In campo c’era Modric. Quindi non cambia la sua efficacia, ma viene valorizzata, almeno in queste primissime partite, la sua intelligenza nell’essere funzionale al compagno. Vedremo cosa ci dirà il campionato.

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