Nkunku, finalmente: due gol per ritrovarsi e un Milan che respira

Niccolò Enrile
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Nkunku calcia il rigore in Milan Verona - Foto IPA

Dopo settimane di attesa e fatica mentale, il francese si sblocca con una doppietta contro il Verona.

Certe partite non si raccontano solo dal risultato, ma da quello che lasciano. Milan-Hellas Verona finisce 3-0, ma per Christopher Nkunku vale molto di più.

I primi 40 minuti del Milan sono poveri di idee, lenti, sporchi. Tanti palloni alti, poche connessioni, poca qualità negli ultimi trenta metri. È un contesto complicato per chiunque, ancora di più per una prima punta che vive di tempi, fiducia e pulizia tecnica. In quel tipo di partita, chi gioca davanti rischia di restare isolato, schiacciato, quasi invisibile. Nkunku, fino a quel momento, fatica come tutti.

La partita cambia a fine primo tempo, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, quando Pulisic sblocca il risultato. È il gol che apre la gara e alleggerisce la tensione. Ed è anche il preludio a ciò che succede dopo.

All’inizio della ripresa arriva il momento che tutto San Siro stava aspettando. Nkunku attacca l’area con decisione, viene trattenuto da Nelsson e conquista il rigore. Il dettaglio più significativo arriva subito dopo: Modrić e Pulisic prendono il pallone e lo consegnano a lui. È un gesto semplice, ma pesantissimo. Fiducia pura. Nkunku va sul dischetto, spiazza il portiere e segna. È il suo primo gol in Serie A. Nell’esultanza tira fuori un palloncino, preparato per l’occasione, per rompere il ghiaccio. Un gesto che racconta meglio di mille parole quanta attesa ci fosse dietro quel gol.

Pochi minuti dopo succede qualcosa che forse nemmeno lui si aspettava davvero. Modrić calcia in modo perfetto, il pallone si stampa sul palo e torna vivo in area. Nkunku è il più rapido di tutti, legge prima la situazione e ribadisce in rete. È doppietta. È il 3-0. E questa volta non c’è nessun palloncino, non perché mancasse la voglia di esultare, ma perché quel secondo gol era qualcosa che forse Nkunku non osava nemmeno sperare fino in fondo. Arriva così, naturale, come arrivano i gol di chi è presente, affamato, dentro l’azione da attaccante vero.

Da lì in poi si vede un altro Nkunku. Più sicuro, più dentro la partita, uno che chiede palla e non si nasconde. Gli attaccanti funzionano così: vivono di momenti. E quando si sbloccano, spesso cambia tutto, prima nella testa e poi nelle gambe.

I numeri raccontano una partita di buona sostanza: 2 gol su 2 tiri, xG 1.77, xGOT 1.77. Ogni volta che ha visto la porta, l’ha colpita. Non ha bisogno di tanti palloni: gli bastano quelli giusti. Ventisei tocchi, gioco semplice, poche forzature. La dimostrazione che, quando la fiducia torna, anche le scelte diventano più lucide.

A fine gara, il sorriso è vero. I compagni lo cercano, lo abbracciano, sono sinceramente felici per lui. Perché sanno quanto sia stato pesante questo periodo, quanta pressione si portasse addosso. Non è semplice fare la prima punta in un Milan non sempre pulito e ordinato. La buona notizia è che Nkunku, finalmente, ha risposto presente quando il contesto glielo ha permesso.

È presto per parlare di svolta definitiva, ma una certezza c’è: dopo Verona, Christopher Nkunku c’é. E per il Milan, ritrovarlo così può valere quanto un acquisto di gennaio.

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