Palestra e Bartesaghi: destini incrociati

Antonio Belloni
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Bartesaghi esulta dopo la rete contro il Sassuolo - foto IPA

Cagliari Milan mette di fronte Bartesaghi e Palestra: due destini intrecciati che faranno parlare a lungo. Ecco l’analisi

La sfida di venerdì sera all’Unipol Domus di Cagliari metterà di fronte, sulla stessa fascia, i due “enfants prodiges” italiani di questi primi mesi di stagione in Serie A: Marco Palestra e Davide Bartesaghi. Così diversi, in campo, nonostante entrambi abitino quella zona di campo così stretta ed insidiosa chiamata fascia, -Davide sulla sinistra e Marco sulla destra- ma così simili nel loro percorso, da sempre fatalisticamente intrecciato. 

Entrambi nascono nel 2005: Marco a marzo; Davide a fine dicembre. Sono appena 60km a separarli, tra Erba, terra natale di Bartesaghi in piena Brianza, e Buccinasco, comune di Milano in cui nasce Palestra. E chissà quante volte si saranno incrociati, in quelle gite in macchina coi loro papà ad accompagnarli al campo di allenamento.

A soli 5 anni, Davide entra nel settore giovanile dell’Atalanta, dove trascorre due stagioni, in quella che, tre anni dopo, nel 2015, diventerà la casa di Marco Palestra. Poi, a 7 anni, gli osservatori del Milan lo notano, e nonostante quella timidezza in campo segnalata da alcuni scettici, decidono di puntare sul suo potenziale. Nel 2014-15, Palestra passa una stagione all’Accademia Inter, una delle tante società milanesi affiliate all’Inter: Davide e Marco hanno solo 10 anni, eppure già si sfidano nei derby.

Quando arriva all’Atalanta, come racconta Marco Fioretto, ex allenatore delle Under nerazzurre, anche Palestra è un ragazzo un po’ insicuro, da plasmare sotto il profilo agonistico. Ma, come nel caso di Davide, il talento non è in discussione. Sono solo dei calciatori neonati, divisi tra Zingonia e il Vismara -centri sportivi delle giovanili di Atalanta e Milan- eppure Davide e Marco sembrano già condividere tanto del proprio percorso. Superato lo svezzamento nelle varie categorie giovanili, anche l’ultimo step prima dell’arrivo tra i grandi è lo stesso: l’Under-23.

L’Atalanta ha la sua squadra in Serie C già dal 2023/24, e Palestra ne fa subito parte: gioca 36 partite da quinto di destra, segna tre gol ed esordisce in prima squadra con Gasperini. Bartesaghi, invece, all’Under 23 ci arriva un anno più tardi, quando il Milan dà avvio al progetto “Milan Futuro”, nel 2024/25, ma esordisce in Serie A già un anno prima, a 17 anni, con Pioli, in un Milan-Hellas Verona a settembre 2023, solo tre mesi prima dell’esordio ufficiale in prima squadra di Marco Palestra con l’Atalanta, in Europa League contro il Rakòw. Palestra e Bartesaghi si accompagnano a vicenda nel loro percorso, come se ogni passo dell’uno sospingesse anche l’altro. Lo stesso avviene nelle Under della Nazionale italiana: sono insieme nell’U-18, nell’U-19, nell’U-20 di Bernardo Corradi e infine nell’entusiasmante U-21 di Silvio Baldini da quest’anno. La convocazione in nazionale maggiore sembra altrettanto vicina, e chissà che, in virtù di questo filo nascosto che sembra legare i loro destini, non arrivi nello stesso momento per entrambi.

L’estate passata è stata ricca di dubbi, per Davide e Marco. L’ultimo passo, quello che segna il passaggio verso il mondo dei grandi, nel calcio, è sempre il più difficile. Da un lato, Davide si trovava di fronte a un bivio: col Milan Futuro retrocesso in D, l’ipotesi più concreta ed utile per la sua crescita sembrava quella di un prestito, in una piccola di A o in Serie B. In prima squadra, l’arrivo di Estupiñan per 20 milioni dalla Premier sembrava chiudergli spazio. Eppure, Davide, non solo rimane -su precisa richiesta di Allegri– ma decide anche di rinnovare col Milan fino al 2030, senza garanzie di impiego.

Palestra, dal canto suo, è reduce da una stagione in cui ha giocato poco all’Atalanta: gli serve spazio. Guido Angelozzi, direttore sportivo del Cagliari, ci si fionda, offrendogli piena fiducia e garanzie di minutaggio. Oggi, entrambi sono inamovibili nelle due rispettive squadre. Se i destini e i percorsi sono così simili, però, in campo è tutta un’altra storia: Bartesasghi e Palestra sono lo Yin e lo Yang dell’interpetazione del ruolo di quinto. Ed è proprio questo, a renderli così ben bilanciati e complementari nell’Under-21 di Baldini. Bartesaghi, complice il suo passato da terzino e le sue tante partite da braccetto nel Milan Futuro, è adattato da quinto: si ritrova titolare in un ruolo che, di fatto, non ha mai fatto. Palestra, invece, cresciuto respirando l’ideologia gasperinista, è da sempre un quinto fatto e finito per la sua Atalanta. Bartesaghi è ordine, diligenza, maturità da veterano e piede delicato nei cross; Palestra è esuberanza, uno contro uno, tecnica in corsa, caos che spariglia le carte in gioco.

I difetti dell’uno, di fatto, sono compensati dalle qualità dell’altro. Bartesaghi, che è più strutturato e alto (193 cm contro i 188 di Palestra), fatica quando deve prendere velocità palla al piede a partire da situazioni statiche, ed è un po’ macchinoso nello stretto, quando ha l’uomo addosso; Palestra, invece, eccelle proprio in queste progressioni improvvise, nello “stop and go”, e nello stretto è abile e rapido, soprattutto grazie alla sua capacità di utilizzare l’esterno del sinistro del piede per tagliare dentro al campo. A livello difensivo, al contrario, Palestra è ancora un po’ grezzo, come è normale che sia per un ragazzo di appena 20 anni; Bartesaghi, da questo punto di vista, complice il suo passato, pensa più da difensore: è più composto e maturo nelle scelte. Davide è forse più pronto di testa, e non si può tralasciare come giochi già nel Milan, a San Siro, con tantissime pressioni su una fascia che per anni ha avuto come padrone uno dei giocatori più disequilibranti al mondo nel ruolo; Palestra sembra meno pronto mentalmente, ma a livello tecnico ha già caratteristiche da calcio europeo, quello fatto di ritmi alti, duelli continui e ricerca della superiorità numerica.

Nei dati, Palestra, a soli 20 anni, è già un top del ruolo in tanti aspetti: confrontato ai pari ruolo nei top 5 campionati europei, è nel novantaseiesimo percentile per corse progressive palla al piede, nel novantasettesimo per dribbling riusciti, ed è quarto in Serie A per dribbling riusciti (26). Davide, eccelle per altro: è il migliore tra i difensori Under-23 per cross riusciti (15) e per passaggi chiave (17), oltre a essere l’unico ad aver già segnato due gol. Non ribalta il campo con lo strapotere e lo strappo di Palestra. La differenza la fa col suo piede delicatissimo, specie quando è liberato al cross in corsa. Un ultimo appunto è doveroso: spesso si dice che in Italia vengono prodotti solo quinti da binario e mezzali di incursione, per via dell’appiattimento generalizzato al modello di calcio di Gasperini. Palestra e Bartesaghi rappresentano un’eccezione: non sono semplici quinti da binario. Davide può giocare da terzo, da terzino, e alla lunga dà l’impressione di potersi trasformare in un braccetto moderno à la Bastoni, utile in costruzione, capace di sganciarsi in avanti trasformandosi in quinto e reattivo a  interpretare gli spazi in campo; Palestra, nonostante la sua formazione atalantina, non è paragonabile a un Bellanova, per citare uno dei tanti quinti da binario prodotti in Italia negli ultimi anni; ha molte più frecce nel suo arco. È di fatto ambidestro nelle conduzioni, sa giocare dentro al campo, ha tecnica nello stretto e un discreto calcio. Sono due atleti moderni, con tanti margini di crescita ancora inesplorati e un futuro luminoso davanti a loro. 

Venerdì, come in tanti Milan-Atalanta nel settore giovanile, torneranno a farsi battaglia l’uno di fronte all’altro. Una piccola parentesi, prima di riprendere il loro percorso, da sempre intrecciato. Così diversi in campo, eppure accomunati da un destino da sempre simile, da quando si diceva fossero troppo timidi, fino al percorso nelle Under-23 e nelle Nazionali giovanili. Davide, Marco, ce l’avete fatta: siete nel mondo dei grandi. 

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