Perché Rabiot può essere l’erede di Giroud al Milan?

Niccolò Enrile
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Adrien Rabiot - Olympique Marseille - Photo : Federico Pestellini / Dante Badano

Dati, inserimenti e fisicità: così Rabiot è passato da centrocampista totale a nove atipico, pronto a sorprendere nel sistema rossonero.

Il Milan ha trovato l’erede di Olivier Giroud. Nel sistema pensato da Massimiliano Allegri, infatti, il nuovo numero 9 potrebbe avere un nome inaspettato: Adrien Rabiot. Una scelta che spiazza, ma che si spiega osservando da vicino caratteristiche, numeri e movimenti del centrocampista francese. Ma andiamo con ordine…

Cresciuto nel settore giovanile del Paris Saint-Germain, dove ha debuttato in prima squadra a soli 17 anni, Rabiot ha sempre avuto la reputazione di giocatore elegante ma al tempo stesso fisico, con un bagaglio tecnico superiore alla media dei centrocampisti moderni. Con il club parigino ha conquistato 19 trofei, diventando uno dei simboli della generazione d’oro cresciuta al Camp des Loges. Nel 2019 è approdato in Italia, alla Juventus, dove ha raccolto oltre 200 presenze e si è guadagnato anche un ruolo da protagonista in nazionale.

Durante la sua ultima esperienza con il Marsiglia di De Zerbi, Rabiot ha messo in mostra tutta la sua importanza negli inserimenti senza palla. Non è soltanto un giocatore che presidia la zona mediana, ma un elemento capace di partecipare attivamente alla costruzione dell’azione, sfruttando gli spazi lasciati dagli avversari per buttarsi dentro e creare superiorità numerica. Questo tipo di lettura lo rende estremamente prezioso in un calcio moderno che chiede ai centrocampisti di attaccare l’area con continuità.

Un altro aspetto che lo rende particolarmente interessante in chiave offensiva riguarda i suoi movimenti all’interno delle catene di gioco. Quando l’attaccante scarica il pallone sugli esterni, Rabiot è uno dei primi a lanciarsi a campo aperto. Questo gli permette non solo di trovarsi in posizione favorevole per rifinire l’azione con assist decisivi, ma anche di diventare una risorsa extra per compagni come Leão e Pulisic. Un’arma in più che aggiunge imprevedibilità a un reparto offensivo già ricco di talento individuale.

Le sue mappe di calore raccontano anche una chiara evoluzione tattica: con Allegri era più bloccato a sinistra o al centrocampo, mentre con De Zerbi si è mosso quasi da trequartista, con grande libertà di muoversi tra le linee.

Analizzando nel dettaglio i dati di Sofascore delle ultime due stagioni del francese, possiamo capire meglio ciò che abbiamo detto fino ad ora. Adrien Rabiot ha dimostrato un’evoluzione costante, passando da centrocampista di equilibrio a giocatore sempre più decisivo in zona offensiva.

Con la Juventus nel 2023/24 ha disputato 31 partite, 30 da titolare, per un totale di oltre 2600 minuti. In bianconero ha firmato 5 gol a fronte di un xG di 3.48, tutti segnati da dentro l’area (2 di testa), con una media di una rete ogni 530 minuti. A questi ha aggiunto 3 assist, 6 grandi occasioni create e una precisione nei passaggi pari all’84%. Importante anche il contributo difensivo, con quasi 5 palloni recuperati a gara e un buon rendimento nei duelli, vinti nel 57% dei casi. Numeri che già a Torino lo descrivevano come un centrocampista totale, capace di inserirsi con continuità ma anche di garantire copertura e sostanza.

Nella stagione 2024/25 con il Marsiglia Rabiot ha confermato la crescita sotto porta. In 29 presenze (27 da titolare) e quasi 2500 minuti ha realizzato 9 gol a fronte di un xG di 7.26, migliorando nettamente la sua media realizzativa: una rete ogni tre partite, tutte da dentro l’area e 3 di testa. A questo ha aggiunto 4 assist, 7 grandi occasioni create e una precisione nei passaggi dell’87%. In più ha mantenuto un impatto solido anche in fase difensiva, con oltre 4 palloni recuperati a partita e il 57% di duelli aerei vinti.

L’analisi delle due stagioni mostra una progressione chiara: Rabiot ha affinato la sua capacità di attaccare l’area, incrementando gol e incisività senza perdere equilibrio e contributo difensivo.

Il paragone con Giroud non nasce dunque da una somiglianza di ruolo, ma da un parallelismo sulle funzioni all’interno della squadra. Rabiot non sarà mai un centravanti d’area capace di stazionare nei sedici metri come un classico numero 9, ma possiede doti fisiche e tecniche che lo rendono ideale per fare da sponda, proteggere palla e inserirsi con i tempi giusti. In questo senso diventa un attaccante atipico, capace di sorprendere e dare nuove soluzioni tattiche al Milan, dimostrando come a volte i ruoli nel calcio moderno possano essere interpretati in modo diverso senza perdere efficacia.

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